Forlì bella

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Quale crocifisso accompagna la Pasqua 2021?

Un anno fa le immagini mandate in onda su tutte le reti del mondo trasmettevano la preghiera di papa Francesco di fronte al crocifisso prelevato dalla chiesa di San Marcello al corso a Roma, un crocifisso trecentesco offerto alla speranza di tutto il mondo per la fine della pandemia

Le immagini di un anno fa sul prelievo del crocifisso dalla cappella della chiesa di San Marcello al corso a Roma per portarlo sul sagrato di San Pietro per la preghiera del papa per la fine della pandemia ci riportano a quelle giornate particolarmente dense di significato per la prima esperienza che univa tutti i popoli del mondo: una pandemia dalla quale non si riusciva a prevederne l’uscita per la mancanza degli strumenti terapeutici idonei alla guarigione e di quelli per contrastarne la diffusione. Un anno dopo quelle immagini della piazza normalmente la più visitata al mondo, invece vuota e silenziosa, con la presenza del Santo Padre che da solo la percorreva nel pellegrinaggio al sagrato della basilica per giungere al cospetto del crocifisso e pronunciare la preghiera universale per chiedere la liberazione dal terribile male sono riemerse da quel ricordo per portarci tutti insieme alla Pasqua di quest’anno, nelle medesime condizioni sanitarie ma con la campagna vaccinale in corso. 

Riguardando quelle immagini con attenzione, proprio la particolare caratterizzazione trecentesca del crocifisso ligneo dipinto e dorato, spinge ad una considerazione dei suoi tratti tipici: lungi dall’idealismo nelle forme e immagine efficace del corpo sofferente, che immedesima nel dolore del mondo, tra durezza e solitudine, aiuta a comprendere la sofferenza patita da Cristo sulla croce. Non è un crocifisso esteticamente bello, come se la bellezza dell’opera fosse legata alla qualità degli aspetti formali, ammesso che tali qualità possano appartenere a questa particolarissima iconografia cristiana. Gli accenti estetici nell’iconografia del crocifisso passano in secondo piano di fronte al contenuto e al significato dell’immagine, divenuta simbolo religioso e che non ha spiegazioni ulteriori se non per quello che già rappresenta.

Pertanto, potremmo rilevare diversità stilistiche tra i vari esemplari prodotti nel corso dei secoli, derivanti persino dalle particolari accentuazioni che si è voluto porre sul tema: nel Medioevo imperniato di stile Romanico il crocifisso esprimeva il trionfo di Cristo nella Resurrezione; nello stile Gotico invece prevalevano la sofferenza patita e l’innocenza del sacrificio salvifico per tutti, suggerito in particolar modo da San Francesco d’Assisi che proprio di fronte al crocifisso di San Damiano ricevette la chiamata alla vocazione religiosa e orientò la produzione artistica affinchè le grandi croci dipinte al centro del presbiterio nelle chiese e appese dall’alto potessero esprimere la loro immagine perfettamente visibile sull’altare eucaristico. Le committenze francescane permisero la prevalente diffusione dell’iconografia sofferente, accentuando il momento della morte del Figlio di Dio, accompagnato dalle figure presenti sotto la croce nel racconto evangelico.

Il crocifisso della chiesa romana era stato fotografato fin dal suo prelievo nella cappella adiacente a quella di Fabrizio Paulucci, il cardinale forlivese ivi sepolto che volle dedicarla a San Pellegrino Laziosi, vicinanza non casuale visto che anche il santo forlivese ricevette il miracolo dal crocifisso dipinto nel refettorio del convento. Il crocifisso accompagnò tutte le celebrazioni del papa nella basilica di San Pietro fino al termine del lockdown a primavera inoltrata, ed è divenuto notissimo, seppure già conosciuto dai romani che già rivolgevano le loro preghiere nella chiesa di fronte alla cappella che lo custodisce. Quale crocifisso accompagna quindi la Pasqua di quest’anno? Il crocifisso trionfante nella nostra Cattedrale? Quello ancora tutto da valorizzare nella chiesa della Santissima Annunziata a Dovadola? Quello della badia, rinnovato dopo il restauro in occasione della beatificazione di Benedetta Bianchi Porro? Oppure quello più recente nel presbiterio della chiesa di Regina Pacis?

Non dovremmo giudicare esteticamente, perché il crocifisso possiede una storia, che passa dalle accentuazioni ai significati, dalle preghiere alle esperienze spirituali dei santi, dalle liturgie ai miracoli. I crocifissi sono opere vive, mai dimenticate, mai scontate, sempre diverse e ugualmente sentite. Hanno una lunghissima storia, frequentemente silenziosa, ma che proprio nella sofferenza e nella malattia abbiamo riscoperto nell’efficacia dell’immagine che rappresenta tutta l’umanità e che papa Francesco ha posto al centro del morbo ancora misterioso che nel nuovo millennio ha colpito l’umanità. Le opere d’arte ci aiutano a comprendere meglio la realtà; il crocifisso attende ancora la sua scoperta e valorizzazione nei suoi significati, nelle sue forme e negli allestimenti, ciascuno diverso per ogni comunità che in esso si rispecchia ritrovando la propria storia.

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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