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Ragione e Religione: le chiese sono solo architetture?

Esprimiamo oggi un punto di vista sulla considerazione delle chiese non solo come strutture architettoniche ma luoghi per la preghiera, vissute nella complessità dello sguardo che si completa nella forma della struttura e della decorazione: nell’Allegoria delle fede, come si può vedere nella cupola della chiesa del Suffragio

Ragione e Religione, scienza e fede. Mai come in questo periodo caratterizzato dalla difesa personale e collettiva dal contagio da Coronavirus la frequentazione di sedi pubbliche costituisce un problema da risolvere con l’impedimento a recarsi nei luoghi di preghiera per le celebrazioni comunitarie. Non scenderemo nella polemica che è scaturita dalla preoccupazione delle parti coinvolte, gli scienziati e i vescovi italiani, ma vorremmo porre alcune considerazioni relativamente alle strutture dedicate alla preghiera.

Considerato che nella situazione odierna l’attenzione per evitare gli assembramenti delle persone è un obiettivo importante da attuare, la presenza nel nostro territorio delle chiese nate dall’esigenza della popolazione di avere luoghi per la professione della fede, perfettamente inserite nel percorso storico locale, porta a considerare le strutture non soltanto come contenitori per il raduno della comunità. Potendo fare un percorso nella città potremo trovare un nutrito numero di santi dedicatari delle chiese, tante declinazioni sulla Madonna inerenti ai momenti della sua vita dall’Annunciazione fino all’Assunzione, e per la cristologia i momenti salienti culminanti nella croce di Gesù Cristo rappresentata dalla dedicazione della Cattedrale. Potremmo davvero fare una storia delle fede universale del cristianesimo attraverso i percorsi storici di ciascuna architettura che rispecchia i desideri dei fedeli, ma anche la volontà di parlare alle persone con la bellezza e la simbologia.

Pertanto, la preghiera condotta nelle case è stata opportuna per le motivazioni che la popolazione forlivese ha già osservato, tuttavia non trova il suo completamento seppure con tutte le attenzioni poste per cercare nelle proprie stanze i luoghi adatti al raccoglimento necessario. Perché? Lo sguardo non può fermarsi sugli oggetti delle case che non caratterizzano le chiese, giustamente, perché rispecchiano altri luoghi per il vivere quotidiano. Il piacere di trovare il completamento delle proprie richieste e delle proprie invocazioni nell’edificio che presenta parti destinate all’ascolto della Parola e all’Eucarestia non è sostituibile con le dimore nelle quali si abita oggi, ove non c’è più la cappella privata come nei palazzi signorili dei secoli passati. Anche l’abitare è mutato nei secoli, riconoscendo per varie esigenze la necessità di considerare la vita della fede vissuta nelle chiese e non più nelle cappelle private delle famiglie nobili concepite per l’intimità di pochi fedeli.

Il proprio raccoglimento chiede anche la scelta della chiesa nella quale pregare e a Forlì le forme e le piante delle strutture consentono di valutare come la storia abbia portato tutte le componenti: dalle forme cruciformi a quelle a pianta centrale, a quelle barocche di forma ovale, manifestanti le concezioni liturgiche che compongono il percorso della storia della liturgia che è evidenziata dalle strutture stesse. Insomma, le chiese non possono essere considerate scientificamente solo come contenitori sostituibili con le stanze delle dimore private, ma devono permettere il ritrovarsi delle persone e il riconoscersi nel proprio completamento religioso nella struttura che personalmente lo consente. Più volte abbiamo parlato degli apparati decorativi che completano, arricchiscono, innovano, particolareggiano il messaggio cristiano portato dai Vangeli parlando e raccontando, raffigurando e scolpendo. Abbiamo descritto la presenza determinate dell’intreccio della forma della struttura con gli altari, i dipinti e le sculture per comprendere il legame che sottende un luogo così particolare come la chiesa.

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Perciò, la considerazione solo scientifica delle strutture ecclesiastiche non motiva la continuità della privazione della frequentazione delle chiese, non dobbiamo maturare la paura della preghiera comunitaria in chiesa, sia essa una celebrazione eucaristica, sia invece una cerimonia funebre o un rosario. Le chiese, che custodiscono la maggior parte della bellezza dell’arte italiana non devono divenire sacrario della pandemia e racchiudere in esse terrori per il contagio, ravvisando nei gesti compiuti dai cristiani ed integrati nella liturgia pericoli per la diffusione del virus. Certo, le attenzioni dovranno essere considerate, ma cosa ripagherà l’alzare lo sguardo verso l’alto trovando la splendida Allegoria della Fede dipinta da Jacopo Guarana nel 1784 nella cupola della chiesa del Suffragio, ultima tra le opere a finta architettura ad essere realizzate a Forlì? Nella fede non si deve giungere al distacco per la paura, perché in ogni celebrazione eucaristica si ripete il miracolo che trasforma il pane e il vino, fondamento del cristianesimo. Se la scienza porta a far prevalere la razionalità integralista di fronte alla sostanza della religione, l’equilibrio rischia di incrinarsi seriamente per una paura dal contagio che sembra più una paura di far vivere la fede nella frequentazione dei luoghi nella quale si rispecchia. Dall’esaltazione della bellezza passiamo, quindi, alla paura di incontrala? Le chiese sono luoghi da vivere e non monumenti solo da restaurare per la continuità della loro sopravvivenza nella storia: la Ragione della scienza non può prevalere decidendo anche per la sostanza della fede.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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