Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Dal pulpito all’acustica, c’è attesa per gli eventi alla chiesa di San Giacomo

Attesa per la prova ufficiale del nuovo impianto pensato per migliorare la propagazione delle onde sonore

Della bella chiesa di San Giacomo dei Domenicani avevamo già parlato in una precedente puntata e questa settimana ci dedichiamo ancora a questo splendido monumento nel cuore della città storica non solo perché dopo il restauro è divenuto un luogo per eventi culturali, ma da mercoledì sera anche adatto ad ospitare concerti di musica con un’attenzione particolare alla percezione dei suoni. Il miglioramento dell’acustica in un ambiente così grande induce ad alcune considerazioni sull’uso della voce nei secoli passati, ossia su come avvenisse la trasmissione del messaggio verbale alle persone che frequentavano questa grande chiesa.

Oggi siamo assai abituati agli impianti di microfoni negli ambienti di vaste dimensioni per fare in modo che la voce possa essere amplificata per raggiungere attraverso gli altoparlanti anche le distanze meno raggiungibili. E pensando alle dimensioni della chiesa di San Giacomo ci si chiede con curiosità come avrebbero fatto i frati specialmente nella predicazione a raggiungere tutti. Ausili, semplici antenati dei megafoni erano già in uso, tuttavia la presenza del pulpito addossato alla navata centrale della chiesa che spesse volte veniva adottato costituiva un ottimo punto di propagazione della voce del predicatore.

Nel centro storico di Forlì la chiesa del Carmine è l’unica che conserva il pulpito originale in legno; voluto nella ristrutturazione interna settecentesca della chiesa rappresenta un complesso unitario, ben inserito nell’ambiente e addossato alla parete. Sotto c’è il confessionale che nella continuità con il terrazzino soprastante costituisce un insieme unico. La presenza di questo elemento non era legato soltanto ad aspetti funzionali, quanto anche al riconoscimento dell’importanza della predicazione sia nell’ambito della celebrazione liturgica, sia nell’ambito della preghiera e della formazione catechetica dei fedeli. Ciò che veniva proclamato dal pulpito aveva anche un valore importante e non era mai un luogo inteso solo nella funzione strumentale, ma anche proprio nella presenza di un elemento plastico e architettonico che molte volte costituiva una vera opera d’arte.

La storia dell’arte ci ha fatto conoscere esemplari di pulpito davvero interessanti, sui cui parapetti le scene scolpite a rilievo istruivano le persone sugli episodi biblici ed evangelici, costituivano un impreziosimento notevole per tutto l’ambiente, specialmente nel Rinascimento; molte altre volte erano costituiti da complessi in legno con un ingombro considerevole della navata centrale, la maggior parte dei quali non sopravvissuti all’usura del tempo. La predicazione o la preghiera nella liturgia delle ore richiedeva una maggiore vicinanza con i fedeli, proprio per istruirli sulla fede nel linguaggio corrente, visto che la liturgia era celebrata in latino.

Pertanto, il pulpito costituiva il luogo della proclamazione della Bibbia e assumeva tutta l’importanza che giustamente gli doveva essere riconosciuta. Il luogo particolarmente visibile consentiva a tutti di poterlo localizzare facilmente. Di colui che costruì il pulpito della chiesa del Carmine abbiamo anche il nome restituitoci dai documenti storici, il mastro falegname Giacomo Cantarelli, il quale terminò l’opera nel 1745, prima dell’allestimento decorativo interno della chiesa e tra i primi elementi di arredo liturgico appena terminata la ricostruzione dell’edificio. 

Perciò, pensando ai metodi risolutivi per migliorare l’acustica adottati nella chiesa di San Giacomo il pubblico che parteciperà alle due serate di presentazione avrà modo di poter valutare l’efficacia del risultato e di pensare alle modalità di amplificazione della voce che i frati domenicani certamente adottarono per il miglioramento della diffusione del suono, pensando non soltanto alle parole, ma anche all’esecuzione attraverso una Schola Cantorum del gregoriano o di qualsiasi altro genere di musica sacra per la preghiera.

Pertanto, se oggi l’acustica rappresenta un settore della Fisica basato sui segreti del fenomeno ondulatorio, la presenza negli ambienti di particolari materiali determina anche il risultato della propagazione del suono e non si può non rilevare che nel restauro della chiesa di San Giacomo sono stati adottati materiali che hanno integrato ampiamente le lacune murarie e della volta dell’edificio contribuendo anche a determinare alcuni effetti sulla propagazione delle onde sonore, fenomeno che non dipende solo dalle dimensioni della struttura. Dunque, al termine dell’illustrazione sugli strumenti per la divulgazione della voce al pubblico adottati nelle nostre chiese rimane ancora la domanda di partenza:  come hanno fatto i monaci domenicani alcuni secoli fa? Ecco, un’altra ricerca da fare e un’altra storia da scrivere per la nostra Forlì!

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