Forlì bella

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San Mercuriale, una chiesa e una scuola artistica forlivese

Domenica la presentazione degli ultimi studi effettuati sul corpo del protovescovo, ma sulla chiesa la conoscenza è ferma agli studi di qualche anno fa. Quali sono le bellezze della Basilica?

C’è grande attesa per la conoscenza dei risultati degli ultimi studi effettuati sul corpo di San Mercuriale e sapere informazioni aggiornate sul protovescovo forlivese aiuta la comunità ad avere una maggiore coscienza del proprio patrimonio religioso. Lasciando a domenica l’annuncio delle informazioni sul santo, una riflessione sulla basilica merita di essere proposta nella puntata di oggi. Già avevamo parlato delle decorazioni della cappella dei Ferri, sia di quelle in marmo all’ingresso della cappella sia di quelle in cotto che decorano tutto l’ambiente, del fonte battesimale spostato all’inizio della navata centrale.

Nell’ultima ricerca svolta da don Franco Zaghini e pubblicata nel 2015 nell’omonimo volume si è raggiunta la chiarezza che aiuta nella comprensione della storia di questo importante monumento per la città, ma assai lacunoso per la ricostruzione di un percorso della sua presenza a Forlì nei secoli. Legata a ordini religiosi monastici, la chiesa di San Mercuriale si erge nell’attuale piazza principale della città, inizialmente parte esterna al primo nucleo storico di Forlì. 

Ancora una volta è il manoscritto della Biblioteca Comunale dedicato alle chiese di Forlì che fornisce dati interessanti relativi all’interno della chiesa. Così si apprende che all’inizio dell’XIX secolo sull’altar maggiore della chiesa si trovava il quadro di forma ovale rappresentante San Mercuriale, opera di Giacomo Zampa. Lo stesso quadro risulta spostato sopra alla porta dell’ingresso laterale nella guida voluta dal parroco Monsignor Fabbri nel 1996 in occasione della festa di San Mercuriale. Nella descrizione ottocentesca si apprende pure che  il dipinto era collocato sopra all’organo, dunque in una composizione del presbiterio con il complesso costituito da altare, dipinto e strumento musicale differente dalla disposizione attuale che prevede la crocifissione le cui statue sono affisse alla parete di fondo del presbiterio e sopra al coro.

L’autore del manoscritto si sofferma a descrivere le opere custodite sugli altari della chiesa prima che il restauro del secondo e della fine del quarto decennio del Novecento modificasse l’aspetto interno, riportando presumibilmente all’origine Romanica la chiesa rimaneggiata nei secoli nel numero di cappelle e nella facciata. Anche in questa chiesa, come rilevato in altre di Forlì, emerge la continuità nei secoli di una scuola artistica locale che nel corso del tempo ha visto gli artisti passarsi il testimone per la continuità nel tempo di una produzione artistica a servizio della fede e della comunità locale.

Baldassarre Carrari, Marco Palmezzano, Menzocchi, Domenico Passignani, Girolamo da Cotignola, Livio Agresti e Livio Modigliani sono coloro che vengono ricordati nelle righe del manoscritto il cui autore mostra di averne una conoscenza e di saper valutare il valore artistico delle opere prodotte. Ad esempio di Ludovico Cigoli e di Santi Di Tito l’autore si spinge in un giudizio che li eleva ad artisti la cui bravura era riconosciuta.

Autori dei dipinti dell’altare della cappella Mercuriali i due artisti sono di scuola fiorentina, verso la quale si mostrava la piena fiducia per la qualità della realizzazione di quanto richiesto. Felice Cignani, Giuseppe Marchetti, Cristoforo Leoni, Giuseppe Galeppini, Lodovico Vanini sono ricordati tra i pittori forlivesi e dunque rappresentanti di una scuola locale che ha dato segni della propria presenza attraverso le opere in città. E sono stati proprio questi che hanno contribuito a far sentire i monumenti patrimonio di una comunità, che per sua natura ha ricercato il bello per rispecchiarsi anche in ciò che ha aiutato a evolversi artisticamente sempre di più.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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