Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Silvia Camporesi un’eccellenza per la nostra città

Si moltiplicano i successi professionali per la nota fotografa forlivese Silvia Camporesi che oltre a scattare immagini d’arte insegna a capire i significati delle foto

“Che cos’è fotografia?” è la domanda alla quale la fotografa forlivese Silvia Camporesi dovrà rispondere nel podcast “Distanze critiche” ideato dall’associazione Olidados con l’Assessore alle Politiche Giovanili Paola Casara. La famosa fotografa forlivese salita alla notorietà internazionale per la sua partecipazione alla Biennale d’arte Internazionale di Venezia nel 2005, vincitrice di premi e di concorsi, opera nella nostra città, dalla quale è partita per l’affermazione del suo talento.

Partecipando ai concorsi d’arte indetti dalle Unità Politiche Giovanili del Comune di Forlì, Silvia Camporesi ha mostrato fin dalle prime opere qualità professionali originali, complice anche una formazione universitaria nella filosofia che conferisce inoltre una particolare predisposizione alla ricerca dei significati profondi della realtà. Fa piacere notare la coincidenza delle vittorie della Camporesi ai Premi Carmen Silvestroni, concorsi d’arte contemporanea indetti dal Comune di Forlì  nei primi anni dopo il 2000. Affermata anche nelle pubblicazioni monografiche, continua la sua attività di ricerca artistica nel campo della fotografia, che oggi certamente è riconosciuta tra i più importanti nella vita quotidiana.

Più volte è stato rilevato in molti contesti che la facilità dello scatto fotografico con l’arrivo dei cellulari dotati di obiettivo ha mutato il ruolo della fotografia, al punto da crearne quasi una dipendenza nell’ambito dei selfie pubblicati sui social. La fotografia nella posa tradizionale dei componenti della famiglia è lontana nel tempo, legata ad uno scatto che richiedeva tempi più lunghi di elaborazione e di realizzazione. Le cartoline storiche della città conservate nella raccolta Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì rappresentano l’archeologia della disciplina, i primi passi di un’attività in parte documentaria, in parte rappresentativa della vita del tempo.

Sono gli stessi elementi che ritroviamo negli anni successivi, quando in ogni famiglia la macchina fotografica immancabilmente era presente per lasciare nella storia una rappresentazione della propria crescita. Poi, con l’arrivo dei cellulari dotati di obiettivo per lo scatto, il digitale libero e istantaneo ha imposto un altro stile alla fotografia, lasciando le macchine fotografiche solo ai professionisti. Da un lato questa evoluzione ha favorito l’interesse per la disciplina, dall’altro ha sollecitato lo sviluppo di una visione più critica e selezionatrice della realtà. Sui social sono state aperte delle pagine dedicate alle fotografie, alla ricerca della bellezza dei luoghi, con l’intenzione aggiunta di avere un approccio divertente che possa sviluppare le elaborazioni date dal digitale integrato nel cellulare.

Tuttavia la domanda alla quale deve rispondere l’artista forlivese non è superficiale e si pone al centro della ricerca contemporanea: decidere cosa è fotografia, decidere che cosa fonda l’arte, quale immagine può essere inclusa tra le opere artistiche del genere diventa arduo oggi, ma contribuisce a fare chiarezza, a selezionare, a separare tra i tanti scatti che appartengono alla nostra quotidianeità che cosa è l’arte nel genere della fotografia. Fa piacere che questo sostanziale approfondimento avvenga nella nostra città, con gli spunti degli esperti e appassionati locali. Nella ricerca della bellezza di Forlì c’è anche la fotografia, che nella professione e nell’arte è uno strumento della ricerca dell’essenza della nostra città. 

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