Forlì bella

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San Mercuriale come Notre Dame nel 1173. Ma la basilica è ancora in piazza Saffi

Ci hanno lasciati stupefatti le immagini che abbiamo visto due giorni fa sull’incendio di una delle chiese più importanti d’Europa: Notre Dame di Parigi. Immancabile riferirsi all’episodio che nel Medioevo colpì l’Abbazia di San Mercuriale, subito ricostruita. Un auspicio per rivedere la bellissima chiesa gotica ancora nel suo splendore

È Incredibile pensare che da un cantiere di restauro così importante si possa sprigionare un incendio la cui forza inaspettata ha determinato un grosso incidente su una delle chiese più note d’Europa. È successo a Notre Dame di Parigi lunedì, ed è successo in Italia nel 1997 alla Cappella della Sindone nella Cattedrale di Torino, sempre durante un cantiere di restauro. Tralasciando le considerazioni a caldo che sono state fatte da tanti esperti nella diretta del disfacimento di una parte della chiesa parigina e rimandando ad opportune indagini per capire esattamente come si è sprigionato l’incendio distruttivo, ciò che ci fa riflettere è la fragilità delle strutture più belle, che sottovalutiamo, perché la bellezza dell’arte ci incanta e ci induce a mettere in secondo piano come le opere sono state realizzate, facendo prevalere il lato estetico su quello costruttivo.

Un episodio di incendio in una chiesa a Forlì successe circa alla fine del XII secolo all’Abbazia di San Mercuriale in piazza Saffi: allora le fiamme che coinvolsero buona parte della città interessarono anche la chiesa procurandole grossi danni. Nel giro di pochi anni la ricostruzione è avvenuta determinando anche un cambiamento nell’edificio stesso, sia all’interno, sia all’esterno. Allora era possibile svolgere modifiche alle chiese e proprio tali episodi hanno determinato le ricostruzioni degli edifici con gli ammodernamenti negli stili architettonici o addirittura la ricostruzione totale della struttura con ampliamenti o cambiamenti per l’aggiunta di cappelle o transetti. E proprio seguendo queste situazioni storiche l’archeologia ha impostato la propria attività di ricerca per rintracciare negli scavi le strutture originarie, sepolte sotto alle nuove edificazioni, restituendo la storia dell’edificio ormai dimenticata e quasi irrecuperabile, offrendo la competenza specifica di questa disciplina. 

Nel prezioso volume Forlì e i suoi vescovi pubblicato nel 1985 le ricerche svolte da Antonio Calandrini e Gian Michele Fusconi misero in luce l’episodio che ha coinvolto l’abbazia di San Mercuriale: "Il 21 luglio 1173 si verificò a Forlì un grande incendio, che devastò gran parte della città, quasi tutte le chiese, l’episcopio ed il monastero di San Mercuriale con l’archivio e la chiesa". Lo sgomento fu tale che "con la cooperazione di ogni ordine di cittadini" si è proceduto alla ricostruzione della chiesa e del monastero. I due studiosi che con meticolosità riportarono la notizia sull’incendio e sull’immediata ricostruzione non omisero anche che fu costruito il campanile, terminato nel 1178, mentre la chiesa nel 1181 era già stata completata e attiva nelle sue funzioni. Abbiamo già raccontato della difficoltà di riconoscere nella struttura attuale le parti originarie dell’edificio Romanico rispetto alle modifiche effettuate alla struttura nei secoli successivi, tuttavia ciò che importa è la distruzione della chiesa e la conseguente ricostruzione che ci permette di avanzare considerazioni parallele su quanto successo al monumento francese due giorni fa.

Nella situazione attuale non sarà possibile apportare modifiche intese come cambiamenti alla struttura della chiesa di Notre Dame, in quanto edificio coerente con uno stile architettonico della storia e tutelato. Nonostante il pensiero del critico d’arte Vittorio Sgarbi che vede nelle opere più recenti compiute nella chiesa parigina rifacimenti di un valore minore rispetto alle parti originarie, qualunque manufatto introdotto acquista un valore anche se più recente. Potremmo meglio dire che si tratta di un valore differente, ma che si integra all’interno della struttura completandola e svolgendo la propria funzione come le parti originarie. Poi, sono rappresentative di modalità realizzative che riprendono quelle originarie ottenute con metodi aggiornati e mezzi aggiornati, oppure secondo le tecniche antiche, ma ugualmente di valore ed integrate nella struttura storica. Infatti, ogni restauro richiede sempre un’analisi del contesto nel quale si opera, onde intervenire in maniera adeguata e pertinente.

Lasciando alla cronaca giornalistica la ricostruzione delle dinamiche che hanno portato all’espansione dell’incendio, rimane certamente lo stupore per la lesione ad uno degli edifici più conosciuti al mondo, simbolo dell’Europa cristiana ed anche della concezione costruttiva della cattedrale gotica che rappresentava l’intervento di tante maestranze, che affiancando al lavoro la preghiera, edificavano una struttura per la fede. Proprio tale consapevolezza dovrà essere ripresa per riportare la struttura alla sua funzionalità ed anche al suo interesse artistico, senza eccedere nell’estetica, che seppur una componente importante, deve essere integrata ad una struttura che parla della fede cristiana attraverso se stessa e le sue opere.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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