Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Storie dipinte per la memoria futura

Il passaggio delle reliquie di Sant’Antonio di Padova a Castrocaro richiama l’osservazione dei dipinti realizzati nel santuario di Montepaolo, dove le storie decorate raccontano il miracolo del santo

Il recente passaggio delle reliquie di Sant’Antonio di Padova a Castrocaro, ospitate nella chiesa dei Santi Nicolò e Francesco,  chiede un’accurata visione dei dipinti che ornano le pareti interne del santuario a Montepaolo. Le celebrazioni per gli 800 anni dal passaggio di Sant’Antonio nel forlivese dove manifestò le doti del predicatore nella Cattedrale sono già iniziate e il pellegrinaggio delle reliquie per tappe è stata una delle iniziative organizzate per ricordare il santo ritiratosi a Montepaolo in preghiera. Avevamo già parlato del santuario in un’altra puntata del blog e, citando proprio da quell’approfondimento, avevamo trattato la meta dal punto di vista del turismo religioso e spirituale: “Tra i personaggi che hanno lasciato un segno indelebile del passaggio nelle nostre colline possiamo certamente citare Sant’Antonio di Padova il cui soggiorno è ricordato nell’eremo di Montepaolo, oggi meta di itinerari spirituali, artistici e naturalistici. Per parlare di questo luogo molto caro ai forlivesi ricorriamo ad un’insolita guida stampata del 1931 e proprio dedicata a Montepaolo”.

La guida citata è ancora oggi un buon riferimento per comprendere l’episodio castrocarese narrato così: “Giacomo Paganelli di Castrocaro era malato a morte. Un giorno, avendo preso sonno, si destò di soprassalto e si mise a gridare: Tolle grabatum tuum et ambula. E fece atto di alzarsi. Agli astanti che lo trattenevano, raccontò di aver veduto in visione il santo, che gli diceva quelle parole. Il medico effettivamente constatò la perfetta guarigione dell’infermo. Grato al Taumaturgo, il Paganelli fece voto di erigere un Oratorio a Montepaolo”. L’episodio risale al 1629, anno in cui fu edificato un Oratorio che successivamente divenne la chiesa, ricostruita dopo una frana all’inizio del Novecento.  La guida stampata nel 1931 cita i dipinti interni, quelli che ancora oggi adornano la chiesa. Il dipinto che rappresenta il miracolo è situato sulla parete a sinistra dell’ingresso, con l’iscrizione che ricorda il miracolato di Castrocaro. La scena è rappresentata in un riquadro, dove il malato nel suo letto vide Sant’Antonio di Padova rappresentato al centro dello spazio dipinto in una visione ultraterrena. Il dipinto presenta accanto le figure che impersonificano le virtù della Speranza e della Fede. La chiesa è a croce greca nell’ambito delle progettazioni a pianta centrale.

Avevamo già fornito una descrizione dettagliata della struttura che dovrebbe essere maggiormente valorizzata nelle sue peculiarità: “L’edificio si presenta di proporzioni adeguate alla popolazione locale, edificato in stile riecheggiante il Gotico per il ricordo del secolo a cui appartenne Sant’Antonio, all’interno è interamente decorato in stile ma con la revisione di inizio Novecento, quando alcuni movimenti artistici riprendevano dal passato specialmente dal Medioevo e dal Rinascimento per riproporre con le opportune integrazioni le rivisitazioni. L’effetto è gradevole, in un santuario artisticamente curato, non abbastanza valorizzato tra le bellezze artistiche del territorio e per il quale le ricerche di approfondimento potrebbero inserirlo in un percorso di architettura sacra di inizio Novecento con le sue specifiche peculiarità.” Il miracolo all’abitante di Castrocaro non è il solo avvenuto nel paese che precede l’eremo, perché sempre nella stessa fonte si cita la visione di Sant’Antonio: “Andando da Forlì a Montepaolo, o viceversa, fu ospitato a Castrocaro in una casa divenuta, sulla fine del ‘300, proprietà dell’antica e nobile famiglia Corbizi. Fu in questa casa che il Santo ebbe la visione di Gesù Bambino”.

Il legame quindi tra Sant’Antonio di Padova e Castrocaro fu particolarmente stretto ed importante, composto di miracoli, segni per la santità e per la fede dei devoti successivamente. Le celebrazioni che sono state organizzate sono significative per ricordare un passaggio che non fu breve, ma una sosta di qualche mese che lasciò un segno indelebile, visibile ancora oggi nei racconti dell’arte che ci permettono di conoscere e di ricordare una presenza concreta che arricchisce il territorio di significato, anche nella scelta dell’eremo per le sue caratteristiche naturalistiche come luogo di preghiera del santo.   
 

Si parla di

Storie dipinte per la memoria futura

ForlìToday è in caricamento