Forlì bella

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Nuovi studi su Rocca San Casciano, il Comune nella Valle del Montone

È stato presentato al LXIX Convegno di Studi Romagnoli tenutosi quest’anno a Dozza uno studio inedito sul Comune della provincia di Forlì, da Pieve di San Cassiano in Casatico a Rocca San Casciano

Il convegno annuale di Studi Romagnoli offre sempre l’occasione per portare in luce notizie inedite sulla storia, l’arte, l’archeologia e le tradizioni locali con contributi di studiosi che si dedicano appassionatamente alla ricerca delle notizie consultando le fonti storiche che possono incrementare un’approfondita  conoscenza degli argomenti trattati. Nel convegno di quest’anno i forlivesi hanno illustrato le ricerche svolte sul patrimonio locale legando Dozza al nostro territorio: è il caso di Vittorio Mezzomonaco che ha approfondito la pala a Dozza di Marco Palmezzano, mentre io mi sono concentrata su Rocca San Casciano, dato che il patrono di Imola è il martire San Cassiano.

L’unione di Imola con il Comune della Valle del Montone attraverso San Cassiano consente una riflessione su colui che è ritenuto all’origine dell’evangelizzazione nel territorio imolese, del quale si diffuse il culto anche nell’Appennino romagnolo. Il centro abitato sorse attorno alla Pieve di San Cassiano in Casatico e nel XII secolo il nucleo abitativo è citato nei documenti locali come Rocca San Cassiano. Il passaggio e la modifica in Rocca San Casciano probabilmente avvenne attraverso la lingua parlata tanto da determinare la denominazione attuale. Il culto a San Cassiano è presente ancora oggi attraverso la parrocchia dedicata alla Vergine delle lacrime e al martire imolese, una chiesa edificata nella seconda metà del XVIII secolo a seguito di un terremoto che alla metà del Seicento aveva lesionato vistosamente la pieve.

La chiesa è a pianta longitudinale ad un'unica navata e impreziosita da decorazioni neoclassiche che le conferiscono un aspetto grazioso. La presenza del culto a San Cassiano è ricordata nell’iscrizione latina posta sopra al portale di ingresso che ricorda, al contempo, anche la dedicazione alla Madonna delle Lacrime a ricordo del miracolo che nel 1523 riguardò il bassorilievo stilisticamente toscano che improvvisamente versò le lacrime dal volto della Vergine in un pianto durato cinque ore e che presagì future sventure alla popolazione. Il bassorilievo raffigurante la Madonna con il Bambino è attualmente custodito sull’altare laterale vicino al presbiterio.

Sull’altar maggiore è presente il dipinto di Anacleto Margotti dell’inizio del Novecento, pittore imolese, che raffigurò San Cassiano in adorazione della Vergine con il Bambino insieme a Santa Lucia, Sant’Antonio e San Vincenzo Ferreri. Il martire imolese è raffigurato secondo l’iconografia che segue la leggenda che trasmette che San Cassiano sia stato un vescovo ordinato a Bressanone e che sia stato trasferito durante il suo ministero episcopale ad Imola dove ha subito il martirio. Lo studio attuale sul martire rivela oggi l’attendibilità di un’altra fonte fornita dal poeta Prudenzio, il quale raccontò nel V secolo di aver visto sul luogo della tomba del santo una rappresentazione della scena del suo martirio, ucciso perché cristiano in epoca di persecuzioni.

Il martirio è collocato all’inizio del IV secolo e la scena che ricorda Prudenzio raffigura il momento in cui i suoi alunni lo infliggevano con gli stili usati per incidere sulle tavolette di cera sulle quali apprendevano a scrivere ascoltando gli insegnamenti del loro maestro. Il martire raffigurato nel momento del dolore ed impossibilitato a difendersi sarebbe morto per dissanguamento per non aver rinnegato la sua fede in Cristo e offerto sacrifici agli déi pagani.

Concludendo, il martire Cassiano unisce i territori della Romagna attraverso il culto e la denominazione dei luoghi che ancora oggi mostrano il passaggio e la diffusione del cristianesimo attraverso i primi evangelizzatori. Difficile chiarire l’esattezza della storia, specialmente per il Comune della Valle del Montone che ha subito una grave perdita a causa di un incendio all’archivio che ha privato la comunità di buona parte della propria memoria. Dall’incrocio delle informazioni che si rilevano sul territorio si può ricostruire la storia, della quale non si può avere certezza, delegando l’affidamento ai santi che hanno dato il nome ai luoghi.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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