Forlì bella

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Tra gli artisti forlivesi ci ha lasciato Angelo Ranzi, un appassionato dell’arte che la città non potrà dimenticare

Si è spento il noto pittore forlivese, medaglista e abile disegnatore, membro attivo nei gruppi culturali della città; lascia un ricordo di sé nelle numerosissime opere molto apprezzate e ricercate dagli estimatori

Il noto pittore forlivese Angelo Ranzi ci ha lasciato pochi giorni fa nel dispiacere di aver perduto un artista di talento e famoso per lo stile inconfondibile. Nel ricordo dell’artista forlivese non intendiamo offrire una biografia e nemmeno una recensione critica della sua arte, peraltro già data in più occasioni nel corso della lunga vita professionale e delle tante esposizioni che ha allestito in molte gallerie private e pubbliche del territorio. Ci soffermeremo, invece, sul personaggio, sull’artista che ha molto amato la città, sulla sua partecipazione alla vita culturale forlivese quale membro integrato di gruppi e sodalizi ai quali ha sempre portato il suo contributo esperto e competente senza cadere nell’esuberanza e nell’ostentazione. 

L’artista in effetti nella vita attuale deve essere incluso nel mondo culturale del proprio territorio, oppure partecipare ai dibattiti culturali nazionali ed internazionali frequentando quei luoghi attivi nelle proposte di idee e di riflessioni, come più spesso avviene nel caso di artisti più giovani per i quali l’esperienza all’estero è oggi indicata come momento formativo di sostanziale importanza. Ranzi fa parte del gruppo di artisti forlivesi che hanno dato un notevole contributo al buon nome della città, alla bellezza della nostra Forlì, con una produzione artistica volta ad una interpretazione stilisticamente consolidata nel gusto, composto dei generi tradizionali dati dal paesaggio, i fiori, le nature morte, i ritratti. Angelo Ranzi è uno dei più importanti membri del gruppo di artisti che nella seconda metà del Novecento ed anche nei primi due decenni del nuovo millennio hanno portato nelle case, nelle gallerie, negli ambienti pubblici un tocco di sensibilità cromatica con una interpretazione riconoscibile ed apprezzata. Di questo gruppo, eterogeneo nelle scelte dei soggetti e negli stili, ne fanno parte molti degli artisti più noti in città ed ancora attivi nelle esposizioni e molto richiesti sul mercato.

La scomparsa di Ranzi non deve essere l’occasione per chiudere un’epoca o uno stile con i propri soggetti, quanto il momento per iniziare uno studio sugli artisti che sostituirono il cenacolo forlivese di inizio Novecento, luogo di incontro di uomini dediti all’arte e alla ricerca artistica nell’idea di un adeguamento internazionale, ma anche della ricerca dell’originalità e dell’insolito. Senza ricordare nomi già conosciuti, il passaggio alla seconda metà del Novecento è segnato dai successori di una tradizione pittorica molto apprezzata e che caratterizza Forlì. Nessuna omologazione tra coloro che hanno fatto parte e tuttora costituiscono questo secondo gruppo, perché ognuno produce arte diversamente, ma tutti mossi da una competenza nel settore e dalla conoscenza approfondita degli strumenti di lavoro.

Passatempo elevato a passione, materia d’insegnamento, le molteplici vie attraverso le quali tali artisti sono giunti a considerevoli traguardi professionali hanno permesso di elevare l’attività artistica al grado della consapevolezza e di fondarla sulla responsabilità di produrre il bello e di ricercarlo nei soggetti prescelti. Un gruppo di artisti, dunque, attivi nella città e tutti coinvolti culturalmente, solleciti nella proposta della loro arte anche negli spazi pubblici.  Insomma, la seconda generazione sta passando il testimone alla terza, quella dei giovani, di età anagrafica tra i trenta e i quaranta, che già evidenziano la propria indipendenza oltre la ricerca della novità nell’introspezione. Dunque, Angelo Ranzi ha lasciato questa terra per entrare nella storia, per rimanere sempre presente nella memoria come uno degli artisti interpreti migliori della Romagna nei suo sentimenti, nelle bellezze e nelle immagini impresse come segno distintivo locale di un’epoca in fase di mutazione.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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