Venerdì, 17 Settembre 2021
Forlì bella

Opinioni

Forlì bella

A cura di Serena Vernia

Un’opera preziosa da riscoprire nel santuario a Fornò

Conclusasi la mostra dedicata a Dante Alighieri ai Musei di San Domenico, altre opere d’arte locali potrebbero essere valorizzate in continuità con le tematiche sviluppate dalla mostra. Il bassorilievo rappresentante “la Trinità” di Agostino di Duccio nel santuario a Fornò attende la riscoperta per le sue peculiarità

I progetti artistici e culturali sviluppati nelle mostre lasciano sempre spunti di ricerca nel territorio: per l’approfondimento locale, sovente la motivazione originaria allo studio proposto nell’esposizione e per sviluppare riverberi al termine delle mostre che permettono di riscoprire e rileggere il patrimonio culturale per la valorizzazione della storia della comunità. Perciò, uno dei pregi che le mostre apportano nella conoscenza del tema proposto è la curiosità nei visitatori di riscoprire il patrimonio artistico territoriale, con percorsi culturali inediti o dimenticati.

Tra le bellezze nelle campagne forlivesi, nel santuario a Fornò dedicato alla Madonna delle Grazie, un bassorilievo attribuito allo scultore quattrocentesco fiorentino Agostino di Duccio, rappresentante il tema della Trinità in una iconografia tipicamente fiorentina con particolarità personali, è una delle riscoperte locali che se adeguatamente considerata nei circuiti turistici e culturali valorizzerebbe l’artista e l’iconografia rara rappresentata, contribuendo all’unione di Forlì con la Romagna e Firenze. L’opera risale circa alla metà del Quattrocento, quando lo scultore trovandosi a Rimini per eseguire la decorazione interna scultorea del Tempio Malatestiano scolpì per la facciata del santuario a Fornò una Madonna con il Bambino. Oltre alla statua, all’interno della chiesa, murata nella parete, si trova la scena sacra rappresentata all’interno di un tabernacolo che funge da cornice spaziale architettonica, al centro del quale si trova Gesù Cristo in croce e alle sue spalle Dio Padre e dietro una mandorla di fuoco rappresentativa dello Spirito Santo. Ai piedi della scena il fondatore del santuario Pietro Bianco da Durazzo è rappresentato in adorazione della Trinità.

Non sono frequenti le rappresentazioni del tema, Agostino di Duccio certamente conosceva l’opera che Masaccio dipinse nel 1428 nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze, che inaugurò l’iconografia quattrocentesca dedicata che nella novità della prospettiva spaziale e dell’architettura brunelleschiana portava ad una nuova evidenza per il punto di vista adottato e per l’ambientazione della scena sacra sul dogma contemporanea all’artista. La rappresentazione sacra, specialmente sui dogmi della fede, si inserisce sovente nel contesto storico contemporaneo, rappresentando l’attualizzazione della trasmissione del Vangelo nella propria integrità, senza interpretazioni personali che possono condurre a risultati di conoscenza errati. Proprio sulla comunicazione il cardinale Gabriele Paleotti nel 1582 pubblicò il trattato “Discorso intorno alle immagini sacre e profane” che stabilì alcuni criteri che inderogabilmente dovevano essere adottati per la conservazione nell’arte della giusta trasmissione dei dogmi della fede e dei contenuti della Bibbia.

La scena della Trinità di Agostino di Duccio è curata e ben scolpita ed evidenzia il momento culminante del Sacrificio del Figlio, accolto dal Padre che sorregge la croce. La Trinità, e altri momenti iconografici della Passione di Cristo, sono facilmente identificabili nella loro rappresentazione, come la Pietà sintetizzata da Michelangelo nella celebre scultura. Ciò che non è presente nell’iconografia della Trinità è Maria, tranne che come personaggio collocato in secondo piano in contemplazione e adorazione, come fece Masaccio nell’affresco a Firenze, dove unì l’immagine evangelica della Madre sotto alla croce. Nell’affresco la Madonna indica la Trinità; nell’esemplare a Fornò non è presente Maria, bensì Pietro Bianco da Durazzo, perché alla Madre di Cristo, Madre di Dio, è riservato un altro posto nella raffigurazione cristologica. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il cuore della teologia cristiana, nella quale è inclusa la Madre di Cristo per aver accolto nel suo grembo Gesù. La Madre di Cristo è la madre che accoglie il sacrificio del Figlio, dato all’umanità intera e per il dono della Salvezza. 

È un particolare significativo che nell’opera di Agostino di Duccio lo Spirito Santo non è rappresentato da una colomba, bensì da una mandorla di luce con le fiamme, secondo l’iconografia della Pentecoste, quando gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo come lingue di fuoco. La peculiarità rappresentativa rende l’opera attinente alla preghiera del Credo nella liturgia, che spiega proprio chi è lo Spirito Santo “che è il Signore che dà la vita”, “che procede dal Padre e dal Figlio” e che con entrambi “è adorato e glorificato”. Nella preghiera che spiega la Trinità si parla di Maria per la nascita di Cristo, perché è la madre attraverso cui Dio si incarna.

La lettura di questa opera, complessa per l’argomento, rende ancor più interessante e particolare il bassorilievo che non è di grandi dimensioni, ma è una delle rare rappresentazioni del tema che si trova proprio nel santuario a Fornò. L’ultima sala della mostra allestita ai musei di San Domenico richiamava il tema della Trinità, unendo l’ultimo canto del Paradiso di Dante all’iconografia cristologica. Nella mostra appena conclusa, un distacco tra l’invocazione alla Madonna e la Trinità avrebbe favorito la comprensione di entrambe le iconografie: quella mariana e quella trinitaria. A mostra chiusa, lo si può fare con le opere d’arte nel territorio, riscoprendone i significati, le particolarità e l’importanza per i Beni Culturali locali. 

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