Forlì ieri e oggi

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Alla ricerca del voltone scomparso di via dei Mille

Rimasto solo nelle cronache del tempo e in qualche fotografia ingiallita rigorosamente in bianco e nero, il voltone Monsignani congiungeva via Maroncelli a Via Dei Mille fino ai primi anni Trenta, quando fu demolito, “probabilmente – scrive Vittorio Mezzomonaco - per dare maggior respiro ad una via (dei Mille) divenuta importante per la presenza dell’Opera Nazionale Balilla”

Fino all’ultimo dopoguerra, il centro storico di Forlì era ricco di voltoni, ossia archi coperti di comunicazione fra strade. Alcuni sono giunti ai nostri giorni, come quello denominato delle Graticole di San Domenico posto a pochi passi dall’ex chiesa di San Giacomo, sopravvissuto col suo bell’acciottolato, oppure il “volto” di via Mentana vicino all’ex Cinema Apollo, senza dimenticare quello su via Canestri che fu teatro dell’assassinio di Domenico Manzoni. “Patriota, amante dell’arte o maneggione – scrive Paola Tassinari in Romagnamare - Manzoni nasce a Faenza nel 1775. Il 26 maggio del 1817, mentre si sta recando a teatro, viene pugnalato al ventre; muore dopo due giorni. I sospetti ricadono sulla carboneria forlivese ma il delitto resterà impunito”.

Alla sua memoria la vedova ricevette in dono da Antonio Canova lo straordinario monumento sepolcrale conservato nella chiesa della Santissima Trinità. Rimasto giusto nelle cronache del tempo e in qualche fotografia ingiallita rigorosamente in bianco e nero, c’era anche il voltone Monsignani: lo si trovava provenendo da via Maroncelli e svoltando verso via dei Mille, subito dopo l’incrocio con via Maldenti. Nelle piante più antiche della città non è citato, neppure in quella disegnata dal Casali nel 1833; agli inizi degli anni Trenta era già sparito: ebbe dunque in tutto un secolo di vita. Non fece troppo parlare di sé, forse perché non dette mai riparo a malviventi in cerca di vendetta o ad altre oscure figure cancellate dal tempo, ma era ben impresso negli occhi di artisti e letterati.

E’ rappresentato in una bella cartolina di Ettore Nadiani, stampata nel 2015 dal Circolo Filatelico Numismatico di Forlì nel decennale della scomparsa dell’artista, e se ne parla pure in un numero della rivista “La Piè” dell’anno 1924, in un brano dedicato a “La casa colonica in Romagna”, con tutta probabilità scritto dal grande Aldo Spallicci: “Per via Monsignani (oggi via dei Mille, n.d.r.) attraversiamo il canale che corre via, nascosto oltre un muricciolo e s'affretta sotto le case a sbucare all'aperto verso il molino della Grata, dove non bisogna turbare il silenzio della bella morte che giace composta sul marmo scolpito da Francesco Simone Ferrucci”.

In una foto risalente ai primi del ‘900, il muricciolo a protezione dal Canale dei Molini posto su in Dei Mille adiacente Palazzo Monsignani, per ben 167 anni convento delle suore Maestre di Santa Dorotea e sede della scuola paritaria oggi intitolata a don Oreste Benzi, gestita dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, è ancora visibile. “All’altezza del voltone di via Dei Mille – scrive Gilberto Giorgetti in “Foto di Famiglia: Forlì Ieri e Oggi” – giungeva il Cardo che attraversava da nord a sud la città romana”. Il cronista Antonio Mambelli dedica spazio al voltone Monsignani nel suo “Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945”, nella pagina relativa al 27 novembre 1940: “Procedono i lavori di sistemazione all'imbocco di via dei Mille, dopo l'abbattimento di casa Golfarelli e del voltone che l'univa a quella Bofondi. Sono quindi aperte le vie San Martino ed Episcopio Vecchio, in modo che quest'ultima si ricollega direttamente alla chiesa di San Biagio in San Girolamo”.

Molto probabilmente, con i lavori cui fa cenno il Mambelli sparisce anche il muricciolo sul Canale dei Molini, che venne tombinato. Vittorio Mezzomonaco, nell’opera “C’era una volta la via Bagnola” ipotizza che il voltone sia sparito “per dare maggior respiro ad una via (dei Mille) divenuta importante per la presenza dell’Opera Nazionale Balilla, ubicata in quel Palazzo Benzi-Braschi che nel dopoguerra è stato sede della Democrazia Cristiana. L’abbattimento di quell’arco – è il “de profundis” di Mezzomonaco – ha in un certo senso tolto personalità alla via Maroncelli da cui scaturiva, privandola di un qualcosa di caratteristico e riducendola ad una specie di corridoio d’ingresso alla più referenziata via dei Mille, quasi divenendone una servitù di passaggio”.

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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