Giovedì, 29 Luglio 2021

Quando il celebre 'doppio' delle campane del Duomo risorse dalle ceneri della guerra

Minata dai tedeschi in ritirata unitamente alla torre civica, alla torretta degli Uffici Statali e al campanile di San Mercuriale, la quattrocentesca torre della Cattedrale aveva ceduto alla follia della guerra con le sue quattro campane, nella notte fra l’8 e il 9 novembre 1944

“Il 22 Luglio 1976, finalmente il celebre ‘doppio’ delle campane della Cattedrale di Forlì si diffonde sulla città, nella riacquistata sonorità”. Commento e foto d’epoca del moncone della torre del Duomo, ancora lontana dalla ricostruzione, sono tratti dal libro di Salvatore Gioiello e Lieto Zambelli “Amarcörd, piò 'd quarant'én fa...”. Gli autori si rifanno a loro volta al “Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945” di Antonio Mambelli. Minata dai tedeschi in ritirata unitamente alla torre civica, alla torretta degli Uffici Statali e al campanile di San Mercuriale, la quattrocentesca torre della Cattedrale, non toccata dalla ricostruzione della chiesa madre dei forlivesi operata nel 1841, cede alla follia della guerra con le sue quattro campane, nella notte fra l’8 e il 9 novembre 1944, cadendo sulla cappella di San Valeriano e su parte del presbiterio, della sacrestia e della cappella della Madonna del Fuoco.

Fortunatamente non fu toccato il seicentesco affresco di Carlo Cignani “L’Assunzione della Vergine”, costato fior di quattrini e vent’anni di (scomodo) lavoro dell’artista. La ricostruzione del Duomo iniziò prontamente grazie all’impegno dell’allora vescovo monsignor Giuseppe Rolla e di monsignor Ettore Sozzi, rettore del santuario della Madonna del Fuoco dal 1940 fino alla morte, avvenuta nel 2007. “Il 21 maggio 1945 – ricordano Gioiello e Zambelli - molte ferite della guerra sono ancora aperte: i ponti, l'azienda del gas e dell'acqua, le fabbriche. Anche il campanile del Duomo attese diverso tempo per una definitiva sistemazione, ma quel giorno si udirono i primi speranzosi rintocchi”.

Antonio Mambelli, nella pagina del suo Diario relativa al 21 maggio 1945, annota che “viene eretto un castello di legno sul troncone del campanile del Duomo e appeso in esso due campane di diametro medio per i servizi religiosi: le originarie andavano travolte ed i loro avanzi si vedono nel piccolo spiazzo delimitato da un cancello, all'ingresso posteriore della chiesa”. La palma del cronista passa nuovamente a Gioiello e Zambelli: con riferimento al 1949 ci raccontano che “cominciano a notarsi i segni di un ritorno alla primitiva condizione della Cattedrale. Informazioni di prima mano danno per imminenti la fusione di nuovi bronzi, mentre sulla torre rimasta in piedi e livellata alla sommità, sta per essere installata una incastellatura a cui applicare le campane e un moderno meccanismo di movimento.

L'operazione sarà condotta a termine il 4 ottobre 1953, con la consacrazione di quattro campane provenienti dalle Fonderie Bianchi di Varese, peso complessivo 36 quintali. La maggiore è dedicata alla Madonna del Fuoco e ai patroni Valeriano e Pellegrino, tono di re bemolle, peso 14 quintali, diametro e altezza 1 metro e 30; la seconda a San Mercuriale, tono di mi bemolle, peso 1.050 chili, diametro e altezza 1 metro e 20; la terza a San Giuseppe e ai beati Marcolino Amanni e Geremia Lambertenghi, tono di fa naturale, peso 705 chili, diametro e altezza 1 metro e 7; la quarta a San Rocco, San Vincenzo Ferreri e Sant’Antonio da Padova, tono di la bemolle, peso 450 chili, diametro 89 centimetri”. Ciascuna porta incisa un ricordo della guerra che aveva distrutto il precedente “doppio”.

Realizzato nel 1880 dalla fonderia Clemente Brighenti di Bologna, era considerato il miglior concerto di campane in Regione, secondo solo a quello di San Giacomo in Bologna. Il campanile fu riedificato nel 1970, grazie al risarcimento statale dei danni di guerra. Alla fine dei lavori si è materializzata una torre pressoché uguale alla precedente anche nell’altezza, confermata in 57 metri. Mancava la guglia: fu aggiunta nel 1976, “allorchè la direzione del campo di aviazione – si legge in “Vëcia Furlé sèmpär bëla” – mutò le rotte degli aerei”. Utilizzando le schegge bronzee recuperate dalle vecchie campane, don Livio Lombardi, parroco del Duomo, negli anni ’80 fece realizzare il busto di mons. Giuseppe Rolla conservato in Cattedrale.

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52_Duomo-Campanile3_Panorama anteguerra Campanile S.Mercuriale-Torre civica-Teatro viste da vecchio campanile-2

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