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Forlì ieri e oggi

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A cura di Piero Ghetti

Chiesa di Santa Maria del Fiore mai così bella: la riscoperta grazie alle visite Fai di Primavera

La recente visita alla chiesa cappuccina di via Ravegnana, organizzata dal Fondo Ambiente Italiano in accordo con il Liceo Artistico di Forlì, ha portato al coinvolgimento di ben 500 persone

Giornate FAI di Primavera e Santa Maria del Fiore, un binomio di successo. La recente visita alla chiesa cappuccina di via Ravegnana, organizzata dal Fondo Ambiente Italiano in accordo con il Liceo Artistico e Musicale “Canova” di Forlì, fra scolaresche, appassionati del patrimonio storico-artistico cittadino e semplici curiosi, ha portato al coinvolgimento di ben 500 persone. Il progetto è valso come percorso per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) per le classi 3A e 4A e due giovani di 5^ (B e D) del Liceo, per un totale di 49 studenti. La preparazione è stata gestita da Gloria Scaioli, professoressa di storia dell’arte e responsabile del progetto, che ha reperito e scansionato il materiale, dividendo i giovani in gruppi e turni.

“Quest’anno - dichiara l’insegnante - abbiamo anche registrato un’audioguida, che poi è stata inserita in “qrcode” collocati in punti strategici della chiesa e che resteranno per i visitatori futuri. Sono state coinvolte anche due cantanti della classe del musicale 2M e, grazie all’aiuto dei nostri studenti madre lingua, si è potuto tradurre il percorso in inglese, francese, spagnolo, polacco e cinese. Infine è stata realizzata un’esposizione di opere d’arte, ispirata alla figura di San Francesco nei locali della ex biblioteca del convento”. La chiesa deve il suo nome all’errata lettura di “Santa Maria di Fuori”, come era conosciuta nell’Ottocento, che diventa Santa Maria dei Fiori e poi Santa Maria del Fiore. La precedente intitolazione era stata a “Santa Maria del Popolo” e prima ancora ai Santi Vito e Modesto. “Era solo un piccolo luogo di culto - continua la Scaioli - di cui si hanno notizie dal 1160, con annesso ospedale per pellegrini (comprensibile dal fatto che era fuori delle mura)”.

La dedicazione alla Madonna comincia nel 1634, per via del posizionamento sull’altare centrale dell’immagine quattrocentesca della Vergine con il Bambino, staccata dall’ospedale di San Colombano in Villa Pianta. In quel momento, l’assetto architettonico della chiesa è completo, mentre il programma decorativo, impensabile nella sua ricchezza dall’esterno, si articola in vari momenti, riconducibili a due grandi fasi: una tra il tardo Cinquecento e il Seicento (le Sibille di scuola di Francesco Menzocchi e i profeti di scuola di Gianfrancesco Modigliani) con un’impostazione mariana (tema delle profezie riguardanti l’incarnazione) e un’altra ottocentesca, voluta dai francescani, giunti in loco nel 1822, con protagonista il Poverello di Assisi e realizzata da Pompeo Randi (Storie di Lorenzo da Brindisi, San Francesco e Santa Veronica Giuliani, stemma francescano, San Francesco e Sant’Antonio, Immacolata concezione con santi Francescani, Moltiplicazione dei pani che allude alle opere assistenziali del monastero) e, dopo la morte di lui, completata da Alessandro Guardassoni (Pietà con San Francesco e San Francesco con Frate Leone).

Sempre di Randi spiccano il dipinto dedicato alla madre e l’omaggio ai Santi Vito e Modesto, primi dedicatari della chiesa. Nella chiesa sono presenti numerose statue realizzate nell’Ottocento con particolare tecnica in cartapesta dalla ditta faentina Ballanti-Graziani. Pezzi pregiati sono inoltre il tabernacolo e il Cristo Crocifisso, entrambi lignei ed entrambi secenteschi. Degni di nota sono anche la cupola dipinta rinchiusa in un tiburio con finta lanterna e il coro ligneo nell’ambiente retrostante il presbiterio. Il portico esterno, composto da 5 archi e aggiunto nel 1933 su progetto dell’ingegner Gino Cervesi, è chiuso da una cancellata in ferro battuto, realizzata dalla ditta Maccaferri di Bologna. La chiesa di Santa Maria del Fiore è stata incredibilmente risparmiata dal bombardamento aereo angloamericano del 19 maggio 1944, che causò distruzioni immani nel quartiere fra il Ponte del Vapore e la Vecchia stazione, fino a provocare 140 morti accertati e circa 250 feriti. La cappella interna del Crocifisso custodisce i nomi delle vittime della tragedia. 

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