Venerdì, 19 Luglio 2024
Forlì ieri e oggi

Forlì ieri e oggi

A cura di Piero Ghetti

Quando a Forlì c’erano le fabbriche in pieno Centro storico

Alcune operavano direttamente entro il perimetro delle antiche mura, altre erano situate subito al di fuori. Nel primo gruppo spiccano opifici del calibro di Bonavita e Becchi, nel secondo nientemeno che la Orsi Mangelli e lo zuccherificio Eridania

Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, a Forlì c’erano fabbriche ed operai in pieno Centro storico. Alcune operavano direttamente entro il perimetro delle antiche mura, altre erano situate subito al di fuori. Nel primo gruppo spiccano opifici del calibro di Bonavita e Becchi, nel secondo nientemeno che Orsi Mangelli e zuccherificio Eridania. In questa scheda ci occupiamo delle due principali realtà “intra muros”.

Nel 1888, l’Amministrazione comunale concesse alla famiglia Bonavita l’area di circa 20.000 metri quadrati anticamente occupata dai cosiddetti orti del San Domenico, oggi appannaggio della cosiddetta Barcaccia e del “Giardino dei Musei”, che due anni fa ha sostituito il tanto vituperato parcheggio a raso progettato dall’arch. Sacripanti. In pochissimo tempo, i fratelli Leonida, Ettore e Giovanni Bonavita portarono l'azienda ai primissimi posti europei per la produzione di borre di feltro. “Questa fabbrica - scrive nel 1928 Ettore Casadei nella Guida “Forlì e Dintorni” - è unica nel suo genere in Italia e può ritenersi la più importante e grandiosa d'Europa, visto che è la sola in grado di produrre tutti indistintamente i tipi di feltro battuto”. L’accesso principale era posto nella scomparsa piazza San Domenico, un cui lato era costituito dalla facciata dell’ex chiesa di San Giacomo. Sull’altro fronte si estendeva il grande edificio che ospitava gli uffici e la direzione.

Alle soglie della “grande guerra”, l'impresa era giunta ad occupare sino a 250 operai. La Bonavita supera le avversità del secondo conflitto mondiale, ma non riesce a reggere l’internazionalizzazione dei mercati. La società di gestione fallisce nel 1969, tre anni dopo la chiusura dello stabilimento: questo spiega perché nel 1968 l’Amministrazione comunale, all’epoca guidata dal commissario prefettizio Emanuele Loperfido, aveva potuto disporne la totale demolizione, facendo “tabula rasa”. Oltre alla ciminiera, poi sparita nottetempo nel marzo 1981, si sono salvati soltanto i magazzini di via Andrelini, oggi occupati dall’Archivio Notarile Distrettuale. Per quanto riguarda la Becchi, posizionata in via Nazario Sauro, laddove oggi insiste il Giardino pubblico intitolato alla martire della carità Annalena Tonelli, tutto nacque intorno al 1850, quando il muratore Pietro Becchi osservò come i sistemi di riscaldamento in uso all’epoca avessero un bassissimo rendimento, in quanto appoggiati alle pareti su almeno due lati. Il giovane artigiano comprese che, costruendo stufe distaccate dalla struttura muraria delle case, il calore prodotto si sarebbe diffuso su tutti e quattro i lati senza dispersioni. Iniziò così la produzione delle celeberrime stufe in cotto a cassettoni, che durò ininterrottamente dal 1870 al 1953.

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Pietro Becchi morì nel 1906: la figlia Norina, per salvare le sorti dell’azienda, ne affidò la conduzione all’industriale forlivese Ettore Benini, che se ne occupò fino al 1919, anno in cui la fabbrica ritornò ad essere guidata dalla famiglia Becchi. Venne infatti rilevata dai nipoti Pietro e Giuseppe Mattioli Carpi, che la ribattezzarono “Ditta Eredi di Pietro Becchi” e ne ampliarono la produzione, tanto che nel 1939 le stufe fabbricate arrivarono a 20.000 e le maestranze impiegate superarono le 200 unità. Dal 1930 fu intrapresa anche la fabbricazione di cucine economiche in lamiera stampata, su progetto dell’ingegnere Luigi Szegò. Nel 1963 fu raggiunta una produzione di 25.000 cucine a legna e 55.000 cucine a gas e venne inoltre impostata la costruzione di caldaie a gas per il riscaldamento centralizzato. Nello stesso anno furono avviati i lavori per la edificazione del nuovo stabilimento a Villanova di Forlì (ultimato nel 1965) su di un’aerea di 150.000 metri quadri.

Sempre nel 1963 la sede della società venne trasferita da Forlì a Milano. L’anno seguente venne avviata la produzione di elettrodomestici con marca “Electa” (cucine e fornelli a gas, caloriferi a kerosene, stufe a gas, stufe a fuoco continuo, cucine economiche, frigoriferi e lavabiancheria). Nel 1965 iniziò persino la fabbricazione e vendita di apparecchi televisivi. Tre anni dopo la sede della società fu trasferita nuovamente a Forlì e alcuni mesi dopo da Forlì a Pordenone. Nel sito originario della gloriosa industria, in pieno Borgo Cotogni, rimane il palazzo che ospitava gli uffici amministrativi. Fino a qualche anno fa è stato sede della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Traduttori e Interpreti dell’Università di Bologna: oggi ospita il Centro di Formazione permanente per gli adulti. 

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