Lunedì, 2 Agosto 2021

Il balcone da cui Giuseppe Garibaldi si manifestò alla città

L’edificio dal quale Garibaldi si manifesta alla città, è uno dei più imponenti esempi di architettura nobiliare forlivese. Voluto nei primi anni del Settecento dal cardinale Fabrizio Paolucci

Dopo il grattacielo, ecco il balcone di Giuseppe Garibaldi. Ancora lontano dalla “trafila” spericolata, che nell’agosto 1849 gli avrebbe consentito di sottrarsi ai soldati austriaci, decisi a catturare uno dei protagonisti dell’effimera esperienza della Repubblica Romana, l’Eroe dei Due Mondi giunge per la prima volta a Forlì il 28 novembre 1848. La mattina del primo dicembre si affaccia al balcone di Palazzo Paolucci De Calboli Ginnasi con un obiettivo ben preciso: impedire ai forlivesi, pienamente coinvolti nei moti risorgimentali che andavano scuotendo l’Italia, di proclamare autonomamente la repubblica e di piantare un Albero della Libertà di fronte al Palazzo del Comune.

L’edificio dal quale Garibaldi si manifesta alla città, è uno dei più imponenti esempi di architettura nobiliare forlivese. Voluto nei primi anni del Settecento dal cardinale Fabrizio Paolucci (1651-1726), fu completato nel 1718 in stile neoclassico. Da non confondere con i quasi omologhi palazzi Piazza Paulucci, attuale sede della Prefettura e Paulucci De Calboli Dall’Aste, posto in via Maroncelli, il grande complesso sorge pressoché dirimpetto al lato orientale dell’abbazia di San Mercuriale. I tre edifici condividono il fatto di essere scaturiti dallo stesso casato, i Paulucci De Calboli (o Di Calboli): si tratta di una delle più antiche famiglie romagnole, coeva agli Ordelaffi e con blasone risalente addirittura al 997 con il capostipite Riniero, fucina di personalità che hanno lasciato un segno indelebile nella storia nazionale e locale. Figlio di Annibale e dell’inglese Mary Ann Simpkinson de Wesselow, Raniero nacque a Roma il 15 marzo 1861, studiò Giurisprudenza a Roma e Bologna e si laureò nel 1882. Nel 1885 intraprese la carriera diplomatica, lavorando presso le ambasciate italiane a Londra e a Vienna. Giunse poi a Parigi in qualità di segretario di legazione e qui ebbe modo di seguire l’Affaire Dreyfus. Convintosi dell’innocenza dell’ufficiale incriminato, raccolse una vasta quantità di materiale, oggi conservato presso la Biblioteca Civica di Forlì. L’altro grande Paulucci De Calboli è Fulcieri: figlio di Raniero (1893 - 1919), fu ufficiale ed eroe di guerra. Pur intenzionato a intraprendere la carriera diplomatica paterna, con lo scoppio della Grande Guerra da convinto interventista qual era, si arruolò come volontario e chiese di essere destinato alla prima linea. Ferito gravemente alla spina dorsale, a seguito della disfatta di Caporetto trascorse gli ultimi anni di vita in giro per l’Italia, seppur in carrozzella, a perorare la causa della resistenza. Il terzo importante esponente fu Giacomo.

Nato Barone Russo, cambiò cognome in seguito al matrimonio con Camilla Paulucci De Calboli, figlia dell'ambasciatore Raniero e ultima erede della nobile famiglia forlivese. Come il suocero intraprese la carriera diplomatica, tanto da divenire nel 1919 segretario presso la Delegazione alla Conferenza di Pace di Parigi. Dall'ottobre 1922 fu capo di gabinetto nel Ministero degli Esteri del Governo Mussolini. Alla caduta del Fascismo non accettò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, rimanendo fedele alla monarchia. Per avere un quadro completo dei Paulucci De Calboli e della loro influenza sulla scena italiana del Novecento, si può consultare l’imponente libro di Giovanni Tassani “Responsabilità e storia”, edito da Grafikamente. Ma torniamo al grande edificio nobiliare in Largo De Calboli: frazionato negli ultimi anni fra almeno 40 proprietari, fra cui anche l’ultimo discendente del casato Gian Raniero, all’interno è impreziosito da alcune intuizioni architettoniche di pregio. Per la sua realizzazione si procedette ad accorpare vari edifici precedenti, come le case delle famiglie Paulucci, Mangelli e Augustini, di cui si conservano gli stemmi in alcuni capitelli. Da Largo De Calboli si accede al cortile della magnolia e all’androne prospiciente il grande scalone a rampe parallele, piuttosto inconsueto per Forlì, completato nel 1780 da Giuseppe Signorini di Fermo. In due vaste aperture laterali sono collocati i gruppi statuari di “Eracle con Cerbero” e “Teseo con Minotauro”. Dal piano terra si passa all'oratorio interno di forma ellittica, con volta ad ombrello sorretta da otto colonne. Una galleria a doppio volume decorata da Serafino Barozzi nel 1780, è andata distrutta nel corso del bombardamento aereo alleato del 25 agosto 1944. La parte del palazzo che dà su piazzetta don Pippo e via dei Filergiti, è stata completata solo durante il ventennio fascista. L’ultimo restauro organico degli esterni di Palazzo Paulucci De Calboli risale al 2004, su progetto dell’architetto Roberto Pistolesi.

Si parla di

Il balcone da cui Giuseppe Garibaldi si manifestò alla città

ForlìToday è in caricamento