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Immaginare il Corpus Domini senza le Clarisse Urbaniste

L’ultimo atto della secolare presenza delle Clarisse Urbaniste a Forlì, sarà la messa che mons. Livio Corazza presiederà alle 7 di lunedì 11 ottobre al Corpus Domini “Le monache non potevano fare diversamente – conferma il vescovo – visto il numero troppo esiguo di sorelle attive rimaste in quegli spazi così ampi”

“Siamo davvero grati al Signore per tutto ciò che le Clarisse Urbaniste hanno donato alla nostra comunità forlivese con la loro presenza secolare”. E’ immaginabile il monastero di piazza Ordelaffi senza le suore del Corpus Domini? Fino a pochi giorni fa sembrava una prospettiva impossibile: l’ultimo ingresso nella famiglia forlivese delle claustrali fedeli alla Bolla di riforma di papa Urbano V, risale ad appena 4 anni fa con la professione solenne della marchigiana Alessia Carboni, divenuta suor Maria Francesca.

All’epoca era ancora in vita suor Maria Maddalena Valente, volata in cielo l’anno successivo alla straordinaria età di 103 anni. Il numero di sette monache ancora presenti al Corpus Domini poteva far pensare ad una situazione sotto controllo per quanto riguarda il futuro dell’ordine. Poi, il 30 settembre 2021, è arrivata una notizia che ha lasciato attoniti i forlivesi tutti: dopo 235 anni di presenza, il monastero delle Clarisse Urbaniste chiude. L’addio è stato annunciato dalle stesse monache con una lettera inviata alle altre suore della Diocesi, agli amici, ai sacerdoti e ai membri del Consiglio pastorale e delle Consulte diocesane. “Dal 1786 - scrivono le religiose - in questo monastero fra il Duomo e la Prefettura, nel cuore della vita ecclesiale e civile, siamo presenti come comunità monastica per dedicare la vita in primo luogo alla preghiera, alla lode e all’intercessione, nella letizia e testimonianza della vita fraterna. Ci accingiamo a lasciare questo luogo tanto amato, nel quale pensavamo di rimanere per sempre”.

“Le Clarisse non potevano fare diversamente – conferma il vescovo mons. Livio Corazza – visto il numero troppo esiguo di sorelle attive rimaste in quegli spazi così ampi”. Quanto sta per accadere a Forlì è già successo nella vicina Faenza: nel 2019 le sette Clarisse Urbaniste rimaste nell’antico e vasto convento di Santa Chiara hanno scelto di trasferirsi all’eremo antoniano di Montepaolo, negli spazi lasciati liberi dai Minori francescani nel 2016 e ritenuti più idonei al loro numero (che nel frattempo si è ridotto a cinque) e alla loro attività di preghiera e contemplazione. “Questo ambiente che abitiamo – precisano le urbaniste forlivesi - è diventato ormai troppo grande per noi, anche per la cura e la manutenzione che richiede”.

Il loro futuro è già scritto: “Le sorelle anziane saranno accolte in una comunità presso le Maestre Pie dell’Addolorata di Rimini: una comunità più numerosa, dove potranno continuare la vita di preghiera con un aiuto maggiore e più qualificato per i loro bisogni. Le più giovani si uniranno ad un’altra comunità del nostro ordine di Clarisse Urbaniste”. Solo a quel punto si potrà pensare alla salvaguardia del monumento, il settecentesco monastero di piazza Ordelaffi, fortemente bisognoso di manutenzione, che si prospetta onerosa vista la vetustà e vastità. Il complesso architettonico del Corpus Domini si estende su entrambi i lati di via Maroncelli, già Strada dei Cavalieri, comprendendo anche la chiesina gemella del Corpus Domini dedicata alla Beata Vergine Addolorata, chiusa da decenni. L’area di sedime era un tempo occupata dalla dimora degli Ordelaffi, signori della città fino all’avvento di Girolamo Riario e Caterina Sforza, nella seconda metà del XV secolo.

Nel medioevo divenne sede della congregazione dei Battuti Neri, dediti al pietoso seppellimento dei condannati a morte, degli stranieri e degli assassinati. Nel 1571 vi si insediarono le Convertite di Santa Maria Maddalena, poi rifondate da padre Andrea Michelini, gesuita di grande levatura culturale e spirituale, inviato a Forlì da Bologna nel 1755. In seguito al disastroso terremoto del 1781, il più grave a memoria d’uomo nella storia della città di San Mercuriale, il religioso s’interessò a sue spese della ricostruzione del monastero, arricchendolo in perfetto stile neoclassico. Durante l’invasione giacobina, nel 1797, padre Andrea, che non era più gesuita a causa della soppressione del suo ordine disposta da papa Clemente XIV, dimostrò “nero su bianco” ai francesi di essere il proprietario del Corpus Domini: questo gli consentì di salvare il complesso dalla spoliazione, come invece accaduto a quasi tutte le altre istituzioni ecclesiastiche cittadine.

L’ultimo atto della secolare presenza delle Clarisse Urbaniste a Forlì sarà la messa che il vescovo  Livio presiederà alle 7 di lunedì 11 ottobre al Corpus Domini. Con quella celebrazione chiuderà i battenti anche la chiesina, che al suo interno custodisce numerose opere d’arte devozionale, fra cui la Madonna di Germania, e cesserà per forza di cose l’adorazione eucaristica continua, avviata da diversi anni. E’ un servizio che a Forlì si è consolidato in forma perpetua da un decennio a Villanova, presso la cappellina di Santa Maria Goretti attigua alla chiesa parrocchiale, grazie all’impegno di oltre 200 pregatori che si alternano a turno nell’intero arco della giornata. “Care Sorelle – conclude il vescovo - continuate a pregare per noi domandando al Signore la grazia di nuove vocazioni sacerdotali e religiose”. 

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