Forlì ieri e oggi

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L’epopea del 30° Stormo: ne partirono 150, ritornò un pugno di uomini

La storia del 30° Stormo Aeronautico di stanza all’aeroporto di Forlì e dell’aviere Peppino Gorini, raccontata dal figlio Gabriele. I sopravvissuti di ritorno dalle operazioni militari nel corso della 2° guerra mondiale, si contano sulle dita di una mano

“Mio padre Peppino ha trascorso tutta la vita lavorativa nell’Arma Aeronautica e fu fra i pochi sopravvissuti del 30° Stormo”. Dal racconto di Gabriele Gorini emerge un frammento inedito di storia locale legata alle sorti del padre, nato al Ronco di Forlì nel 1915. Il 30º Stormo Bombardamento Marittimo venne costituito il 1º Giugno 1931 all'idroscalo “Pier Luigi Penzo” di Puntisella di Pola, in Istria, con idrovolanti Savoia-Marchetti S.55. Nel 1936 diventa 30º Stormo Bombardamento Terreste e nel 1939 è di stanza all’aeroporto Luigi Ridolfi di Forlì: l’unità era formata dall’87° Gruppo (192ª e 193ª Squadriglia) e dal 90° Gruppo (194ª e 195ª Squadriglia), per un totale di 27 SM 79 al comando del Col. Antonino Serra. Il 4 giugno 1940, ad appena sei giorni dall’entrata in guerra dell’Italia, il 30° si è già trasferito in Sicilia.

“Ogni squadriglia – conferma Gorini - aveva sino a 7 aerei e dai 5 ai 6 membri d’equipaggio imbarcati su ognuno”. L’assetto standard del bombardiere prevedeva due piloti, un radiotelegrafista (col compito di calcolare le rotte), un motorista (che interveniva in caso di avaria o danni provocati dal fuoco nemico) e un armiere (incaricato di indirizzare il pilota sull’obiettivo e sganciare le bombe, oltre alla difesa dell’aereo sotto attacco nemico). Dal Ridolfi, causa maltempo, lo Stormo aveva fatto scalo a Roma Ciampino, per poi raggiungere Sciacca, in Sicilia, passato alla storia come l’aeroporto fantasma. Ne parla Nicola Virgilio in un libro: “Quella pista, perfettamente camuffata, non fu mai scoperta dagli inglesi”. Quello scalo era talmente invisibile, che risultò letale anche per molti piloti italiani in fase di decollo ed atterraggio, specie a pieno carico. L’armiere Peppino Gorini, insieme agli altri membri del gruppo, rimase a Sciacca fino al settembre del 1941, effettuando missioni di ricognizione offensiva, bombardamento e scorta a convogli nazionali, finalizzate al controllo del Mediterraneo orientale. Quasi tutte le operazioni in partenza dalla pista siciliana avevano come obiettivo l’isola di Malta, roccaforte inglese estremamente munita.

“Erano tutte missioni ad altissimo rischio – continua il narratore – a causa dei radar inglesi. Ogni volta che gli aerei italiani erano in volo, i britannici potevano anticiparne le mosse, schierare tempestivamente i caccia e disporre la contraerea”. La 192° squadriglia aveva anche una mascotte, un lupo di nome Balù, che prese parte a ben 53 missioni di guerra. “Il cane, perfettamente a suo agio in volo con tanto di maschera per la respirazione ad alta quota, sentiva l’avvicinamento dei ‘caccia’ avversari, dando una sorta di preavviso all’equipaggio”. Peppino era solito volare come armiere sul Savoia-Marchetti del vice comandante di squadriglia. Un giorno viene invitato dal comandante a salire sul proprio: “Mio padre fece in tempo a vedere dal finestrino il ‘suo’ SM 79 esplodere in una palla di fuoco, colpito dalla contraerea maltese. La morte repentina di tutti i suoi compagni lo sconvolse, ma era un soldato e lo rimase sino alla fine”. Ai 143 avieri partiti da Forlì se ne aggiunsero altri, mano a mano che le fila si assottigliavano. Dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943, il 30° stormo praticamente si dissolse. Alla fine ritornarono in pochi.

“Fra questi c’erano mio padre Peppino, il Ten. Gino Magnani (sulla fusoliera del suo SM 79 aveva fatto dipingere il leggendario Omino Elettrico) e il suo fido motorista, l’aviere scelto Giuseppe Rocchetti di Reggio Emilia, deceduto nel 2019 all'età di 98 anni. Indubbiamente la fortuna arrise a Peppino, uno dei sottoufficiali aeronautici più decorati in Italia, con ben 3 bombe d’oro al valore (ne veniva assegnata una ogni 100 missioni superate, lui ne fece 268). Terminato il ciclo operativo su Malta, con i tragici esiti che conosciamo, il 30° Stormo venne riarmato sui trimotori da bombardamento Cant/Z1007 bis e trasferito nell'agosto del 1942 all'aeroporto di Maritza, nell'Egeo. Dopo la ricostituzione avvenuta il 1º gennaio 1973, divenne gruppo “antisom”: dotato del velivolo Breguet Atlantic, fu dislocato in Sardegna, presso l’aeroporto di Cagliari-Elmas. Il reparto è stato sciolto il 31 luglio 2002, con i velivoli concentrati a Sigonella, in Sicilia, presso il 41° Stormo. Peppino Gorini, una volta congedato dall’Aeronautica, forte del distintivo per i 265 voli effettuati, di cui 178 nel periodo bellico, ha trascorso il resto della vita (è scomparso nel 1999 all’età 84 anni) con un solo obiettivo: ricordare in modo imperituro i tanti compagni morti in guerra. Il figlio Gabriele proporrà al sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, di collocare una stele in memoria del 30° Stormo, all’ingresso del Ridolfi. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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