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Domenica, 22 Maggio 2022

La Forlì di una volta: quando non c’era Piazza del Carmine ma via Miseria

Le considerazioni “online” dell’arch. Giancarlo Gatta, unite alle ricerche dell’indimenticabile Gilberto Giorgetti, consentono di fare luce su uno degli spazi più indefiniti ed enigmatici del nostro centro storico.

Ettore Casadei, nella sua “Guida di Forlì e Dintorni” non ne parla proprio, segno che nel 1927, l’anno di pubblicazione del testo, la Piazza del Carmine non esisteva ancora. “Le città – scrive Giancarlo Gatta nel profilo facebook dello “Studio di Architettura Nero di China” - sono il risultato di continue modificazioni che, stratificatesi e consolidatesi nel tempo, offrono, oggi, la loro immagine di sé. Alcune gradevoli, altre agghiaccianti, altre splendide, altre invivibili, ma, comunque sia, sta il fatto che esistono”. Le considerazioni di Gatta, unite a quelle dell’indimenticabile Gilberto Giorgetti contenute nella pubblicazione “Foto di Famiglia: Forlì Ieri e Oggi”, consentono di fare luce su uno degli spazi più indefiniti ed enigmatici del nostro centro storico. L’attuale Piazza del Carmine, soprattutto nella parte a ridosso della grande chiesa fondata dall’Ordine dei Carmelitani nel 1347 e rifatta nel 1735 su disegno di fra Giuseppe Merenda, era costellata di edifici di scarso pregio ma antichi, risalenti anche all’età medioevale. In una mappa catastale di Forlì pubblicata nel 1865 e conservata in Archivio di Stato, è intuibile la presenza in loco di case in continuità fra loro, talmente semplici che l’attuale via Marsala, la strada che le lambiva da un lato, si chiamava via Miseria.

“Nel 1497 – scrive Giorgetti – molte famiglie della città si trovarono in preoccupanti condizioni di miseria, a causa delle carestie ed alluvioni, aggravate dall’estendersi di una pestilenza. Il vescovo Tomma63_PzaCarmine3-2so Dall’Aste e Caterina Sforza promossero un esteso impegno di solidarietà, che portò ad istituire la Compagnia della Carità”. La cosiddetta Casa della Carità, di proprietà dell’Istituto Elemosiniero San Carlo Borromeo, era posizionata fra le vie Maceri, Marsala e Fratti ed è stata demolita nel 1970. L’Amministrazione comunale, che l’aveva acquisita nel 1968, intese così ampliare la piazza per adibirla a sede del Mercato ambulante. In questo modo si completò anche il lavoro di demolizione avviato subito prima dell’ultima guerra.

“Nel 1935 – riprende Giancarlo Gatta – l’ing. Leopoldo Taccheri, capo del Genio Civile di Forlì, gestì la progettazione di un corposo numero di case popolari del panorama forlivese e particolare attenzione fu posta nella zona retrostante la Chiesa del Carmine. Un ambizioso progetto prevedeva le demolizioni che avrebbero determinato la scomparsa delle piazze Mario Pagano, Paolo Sarpi e Girolamo Savonarola e delle vie Francesco Nullo, Marsala, Ospedale Invalidi, Domokos, Tre Mori e parte della via Maceri. In questa vasta zona era prevista la realizzazione di una piazza avente le stesse dimensioni di Piazza Saffi, circa 12.000 mq., che doveva essere circondata da negozi e ‘speciali pensiline’, destinata a concentrare il commercio ambulante presente nel forlivese”. Nel 1936 viene pubblicato sulla stampa locale il progetto del primo blocco di appartamenti popolari: si trat63_PzaCarmine5-CasaCarità-2ta dell’edificio I.A.C.P. effettivamente realizzato fra le vie Marsala, Valzania e Tre Mori. E’ invece rimasto libero il grande spazio posto dietro la chiesa del Carmine: dall’anno 2000, con lo spostamento del mercato in Piazza Saffi e via delle Torri, è adibito esclusivamente a parcheggio.

“L’incompiutezza dell’intero progetto – conclude Gatta - fa apparire il realizzato edificio per appartamenti popolari come un episodio stridente e scomposto”. L’idea avanzata dal Comune nella prima metà degli anni Novanta, di realizzare un parcheggio sotterraneo multipiano in piazza del Carmine, è caduta nel vuoto proprio per la verificata esistenza nel sottosuolo di numerose fondazioni e resti murari.

Piero Ghetti
 

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