Martedì, 26 Ottobre 2021

L’immagine della Madonna del Fuoco scampò a due incendi?

Il programma della festa del 4 febbraio, nel solco di una tradizione che nasce a Rio Petroso, borgo abbandonato sul Passo del Carnaio, da cui proviene il maestro Lombardino. Recenti studi affermano che l’icona mariana estratta illesa dal rogo forlivese del 4 febbraio 1428, sarebbe la stessa scampata alcuni anni prima ad un altro incendio divampato proprio a Rio Petroso

E se l’immagine trecentesca della Madonna del Fuoco venerata a Forlì fosse scampata a due incendi? Intanto, in Cattedrale è tutto pronto per la festa solenne della patrona della Diocesi di Forlì-Bertinoro. La piada all’anice, i lumini ai davanzali la notte della vigilia, la sacra icona in Duomo sommersa dai fiori e persino una fiera ambulante con ben 222 banchi dislocati nel cuore del centro storico: sono tutti tasselli dello stesso mosaico devozionale che si ripete da ben 592 anni. Il 4 febbraio, nella Cappella seicentesca in Cattedrale dedicata alla Madonna del Fuoco, sono previste celebrazioni liturgiche a tutte le ore: dalle 6 in punto per i mattinieri alle 19.30 per le associazioni e i movimenti ecclesiali.

L’apice religioso è la Messa pontificale delle 11 officiata dal vescovo monsignor Livio Corazza, con la partecipazione del sindaco di Forlì Gianluca Zattini e di una delegazione di Cervia guidata dai rappresentanti dell'Associazione Civiltà Salinara. Un recente libro di Carmelo Bresciani “Ricerca su Rio Petroso. Le origini della Madonna del Fuoco”, stampato dalla Nuova Grafica di Santa Sofia, introduce particolari inediti sulle origini del culto tutto forlivese per la patrona celeste. Grazie alla collaborazione con la docente Annamaria Baldacci, il pittore Gino Erbacci e la nipote Veronica Bresciani, l’autore si è barcamenato tra i libri che storicamente si sono occupati del miracolo forlivese, da don Adamo Pasini ai monsignori Domenico Brunelli e Domenico Mambrini, raccogliendo anche informazioni dagli ex residenti di quella parte dell’Appennino romagnolo.

Tutto ruota attorno a Lombardino da Rio Petroso, figura leggendaria sin dal cognome, Brusi. Nella sua scuola forlivese ogni giorno si recavano diversi alunni per apprendere la disciplina del disegno e della pittura. Facile immaginare che il rogo divampato nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428, sia stato generato dal focolare della casa non spento adeguatamente al termine delle lezioni. L'edificio, situato nel punto di via Cobelli dove fra il 1797 e il 1819 fu eretta la chiesina del Miracolo, andò completamente distrutto. L'incendio durò più giorni e della scuola rimasero solo le ceneri. Destò perciò stupore ritrovare fra le braci ardenti una xilografia su carta raffigurante la Madonna con il Bambino, rimasta assolutamente indenne.

Fra i testimoni del prodigio c’è il compositore Ugolino da Forlì, cui è attribuita nientemeno che l'invenzione del pentagramma, ma attestò il miracolo anche il pittore-cronista Giovanni Merlini, detto Giovanni di Mastro Pedrino. Un’attenta occhiata alla mappa dell’Appennino romagnolo all’altezza del Carnaio, il passo carrabile che collega Santa Sofia a San Piero in Bagno, consente di individuare Rio Petroso, piccolo e suggestivo paese abbandonato sul crinale tra i fossi di Rio Petroso e di Varotto, affluenti del Bidente di Pietrapazza. Per raggiungerlo occorre prendere la deviazione carrabile a destra dell’albergo ristorante Gamberini, sul Carnaio. Giunti al Paretaio, si prosegue per un’ora su sentiero segnalato, sino ad arrivare ai resti del Cimitero di Rio Petroso e subito dopo ai ruderi della chiesa di San Biagio e dell’osteria: sono gli edifici del borgo tuttora in piedi ad oltre 50 anni dalla partenza dell’ultimo residente. “Nel 1961 gli abitanti erano ancora 60 – si legge in www.bagnodiromagnaturismo.it - ma non avevano la luce, una strada e una scuola decenti, né un regolare servizio di posta. Al censimento del 1971 non c’è più anima viva”.

E’ da quella valle, oggi percorsa solo da escursionisti e mountain-bikers, che proviene il maestro Lombardino. Secondo Carmelo Bresciani, l’icona mariana che l’artista-precettore estrasse intatta dal rogo forlivese del 4 febbraio 1428, sarebbe la stessa scampata alcuni anni prima ad un altro incendio divampato proprio a Rio Petroso, nella chiesa di San Biagio. “A quell’immagine – scrive Oscar Bandini sul settimanale Il Momento – Lombardino era talmente devoto che se la portò a Forlì su consiglio della mamma, quando vi andò ad insegnare”. Da quasi sei secoli, quella miracolosa icona su carta incarna l’immutato amore dei forlivesi per la Madre di Cristo. 

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