Forlì ieri e oggi

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Quando appesero i partigiani ai lampioni di Piazza Saffi

Mantenere vivo il ricordo del sacrificio dei quattro partigiani Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli, appesi il 18 agosto 1944 al lampione di Piazza Saffi posto di fronte a Palazzo Albertini, è assolutamente doveroso, al punto che i pali di tutti i candelabri centrali della piazza, risalenti al 1933, saranno smontati e sostituiti sotto stretta supervisione della Soprintendenza

“Il 18 agosto del 1944 – si legge sul sito dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena - ai lampioni di Piazza Saffi, di fronte a Palazzo Albertini, allora sede del Partito Fascista, vennero appesi i corpi martoriati dei partigiani Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. In serata, i tedeschi condussero sotto le forche il fratello di Arturo Spazzoli, Tonino, e lo costrinsero ad assistere alla scena prima di ucciderlo poche ore più tardi nei pressi di Coccolia”.

Esattamente un anno dopo, sul lampione utilizzato da tedeschi e repubblichini per la tragica messinscena, fu apposta la targa, tuttora esistente, che ricorda che dai bracci di quei candelabri penzolarono impiccati i corpi dei quattro partigiani, “…testimonianza dell’efferata abbiettezza dei fascisti e monito ai cittadini che l’incolumità e la dignità della persona non vanno mai disgiunti dalla conquista e dalla difesa della libertà”. La duplice bestialità del gesto perpetrato dai nazifascisti sta nel fatto che sia Corbari che Casadei, due dei quattro martiri appesi a Forlì nel primo pomeriggio del 18 agosto, erano già saliti sulla forca due ore prima a Castrocaro. Adriano, fondatore del movimento d’ispirazione repubblicana “Giovane Italia”, era addirittura morto da eroe. “Pino Cacucci – si legge nel libro “I giorni che sconvolsero Forlì” di Marco Viroli e Gabriele Zelli – racconta che la corda usata per uccidere Casadei era stata tirata troppo e per questo si spezzò. Lo stesso Casadei allora la raccolse e, riannodandosela da solo al collo, pronunciò in dialetto la frase: ‘Siete marci come la corda’”.

La brigata, nota col nome di Banda Corbari, riuscì ad impiegare fino a 140 elementi ed operò per lo più fra Sadurano e Faenza. Al suo attivo vanta azioni anche temerarie, tese a “sfilacciare la rete di collegamenti approntata nel forlivese e nel faentino dalle truppe tedesche e dalla milizia fascista. Dopo la morte di Silvio Corbari, il comando della brigata partigiana fu assunto dal fratello Romeo e rimase operativo fino all’arrivo degli Alleati”. Mantenere vivo il ricordo di quel sacrificio è assolutamente doveroso, al punto che i pali dei 14 lampioni centrali di Piazza Saffi, fra cui quello con targa, protagonista suo malgrado del sacrificio dei martiri, saranno smontati e sostituiti (sono tutti irrimediabilmente ammalorati) sotto stretta supervisione della Soprintendenza. Realizzati nel 1933 dalle Fonderie Dalmine di Bergamo su disegno di Francesco Botteri, i candelabri monumentali posti tutt’attorno l’ellisse centrale della Piazza Maggiore, andarono a sostituire quelli in ghisa realizzati nei primi anni Venti dalle Officine di Forlì di proprietà dell’industriale milanese Enrico Forlanini.

La decisione fu presa “in occasione della nuova sistemazione della piazza – scrive Marino Mambelli in ‘900 forlivese anzi italiano’ – voluta dal regime”. In base al progetto redatto dal Servizio Infrastrutture, mobilità verde ed arredo urbano del Comune di Forlì, saranno sostituiti tutti i “tubolari a sezione ottagonale, costruiti in un sol pezzo con tubi senza saldature, in acciaio speciale al carbonio” (è quanto si legge dall’elenco prezzi del tempo), a causa dell’irrimediabile degrado e al fatto di non essere più rispondenti alle normative sulla sicurezza. Poi si procederà al restauro e al rimontaggio dei basamenti in marmo e granito e di tutte le decorazioni in ghisa realizzate nel corso del Ventennio. Visto che l’intervento di bonifica riguarderà anche i due candelabri posti davanti al Palazzo delle Poste, alla fine, quello che nel Medioevo fu il Campo dell’Abate, vedrà ripristinati tutti e 64 i corpi illuminanti presenti. L’intervento di bonifica riguarderà pure i quattro lampioni di Piazzale della Vittoria, anch’essi risalenti al 1933. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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