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Venerdì, 20 Maggio 2022

Quando appesero i partigiani ai lampioni di Piazza Saffi

Mantenere vivo il ricordo del sacrificio dei quattro partigiani Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli, appesi il 18 agosto 1944 al lampione di Piazza Saffi posto di fronte a Palazzo Albertini, è assolutamente doveroso, al punto che i pali di tutti i candelabri centrali della piazza, risalenti al 1933, saranno smontati e sostituiti sotto stretta supervisione della Soprintendenza

“Il 18 agosto del 1944 – si legge sul sito dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena - ai lampioni di Piazza Saffi, di fronte a Palazzo Albertini, allora sede del Partito Fascista, vennero appesi i corpi martoriati dei partigiani Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. In serata, i tedeschi condussero sotto le forche il fratello di Arturo Spazzoli, Tonino, e lo costrinsero ad assistere alla scena prima di ucciderlo poche ore più tardi nei pressi di Coccolia”.

Esattamente un anno dopo, sul lampione utilizzato da tedeschi e repubblichini per la tragica messinscena, fu apposta la targa, tuttora esistente, che ricorda che dai bracci di quei candelabri penzolarono impiccati i corpi dei quattro partigiani, “…testimonianza dell’efferata abbiettezza dei fascisti e monito ai cittadini che l’incolumità e la dignità della persona non vanno mai disgiunti dalla conquista e dalla difesa della libertà”. La duplice bestialità del gesto perpetrato dai nazifascisti sta nel fatto che sia Corbari che Casadei, due dei quattro martiri appesi a Forlì nel primo pomeriggio del 18 agosto, erano già saliti sulla forca due ore prima a Castrocaro. Adriano, fondatore del movimento d’ispirazione repubblicana “Giovane Italia”, era addirittura morto da eroe. “Pino Cacucci – si legge nel libro “I giorni che sconvolsero Forlì” di Marco Viroli e Gabriele Zelli – racconta che la corda usata per uccidere Casadei era stata tirata troppo e per questo si spezzò. Lo stesso Casadei allora la raccolse e, riannodandosela da solo al collo, pronunciò in dialetto la frase: ‘Siete marci come la corda’”.

La brigata, nota col nome di Banda Corbari, riuscì ad impiegare fino a 140 elementi ed operò per lo più fra Sadurano e Faenza. Al suo attivo vanta azioni anche temerarie, tese a “sfilacciare la rete di collegamenti approntata nel forlivese e nel faentino dalle truppe tedesche e dalla milizia fascista. Dopo la morte di Silvio Corbari, il comando della brigata partigiana fu assunto dal fratello Romeo e rimase operativo fino all’arrivo degli Alleati”. Mantenere vivo il ricordo di quel sacrificio è assolutamente doveroso, al punto che i pali dei 14 lampioni centrali di Piazza Saffi, fra cui quello con targa, protagonista suo malgrado del sacrificio dei martiri, saranno smontati e sostituiti (sono tutti irrimediabilmente ammalorati) sotto stretta supervisione della Soprintendenza. Realizzati nel 1933 dalle Fonderie Dalmine di Bergamo su disegno di Francesco Botteri, i candelabri monumentali posti tutt’attorno l’ellisse centrale della Piazza Maggiore, andarono a sostituire quelli in ghisa realizzati nei primi anni Venti dalle Officine di Forlì di proprietà dell’industriale milanese Enrico Forlanini.

La decisione fu presa “in occasione della nuova sistemazione della piazza – scrive Marino Mambelli in ‘900 forlivese anzi italiano’ – voluta dal regime”. In base al progetto redatto dal Servizio Infrastrutture, mobilità verde ed arredo urbano del Comune di Forlì, saranno sostituiti tutti i “tubolari a sezione ottagonale, costruiti in un sol pezzo con tubi senza saldature, in acciaio speciale al carbonio” (è quanto si legge dall’elenco prezzi del tempo), a causa dell’irrimediabile degrado e al fatto di non essere più rispondenti alle normative sulla sicurezza. Poi si procederà al restauro e al rimontaggio dei basamenti in marmo e granito e di tutte le decorazioni in ghisa realizzate nel corso del Ventennio. Visto che l’intervento di bonifica riguarderà anche i due candelabri posti davanti al Palazzo delle Poste, alla fine, quello che nel Medioevo fu il Campo dell’Abate, vedrà ripristinati tutti e 64 i corpi illuminanti presenti. L’intervento di bonifica riguarderà pure i quattro lampioni di Piazzale della Vittoria, anch’essi risalenti al 1933. 

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