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Venerdì, 3 Dicembre 2021

Quando a Forlì sfrecciava l’Isotta Fraschini

Fino ad oggi non ci era dato di sapere quanti e quali forlivesi siano riusciti a godersi una Isotta Fraschini. Grazie alla straordinaria memoria di Piero Manuzzi, classe 1935, si scopre che anche nel Cittadone c’era una concessionaria dell’automobile più desiderata al mondo, che ebbe fra i fortunati possessori D’annunzio, Mussolini e persino un papa.

L’ultima Isotta Fraschini apparsa sotto il cielo di Forlì è una Tipo 8 B. Appartenuta al grande poeta e vate d’Italia Gabriele D’Annunzio, che l’aveva acquistata nel 1936 pochi giorni prima di morire (oggi è conservata al Vittoriale), ha fatto bella mostra di sé ai Musei San Domenico nel 2017, in occasione della mostra sull’Art-Decò. Cabriolet di colore rossoblù, otto cilindri con targa “R.A.52”, poteva sfrecciare alla incredibile velocità di 150 chilometri all’ora.

Fu l’automobile più desiderata al mondo e costava la folle cifra di circa 150.000 lire. La Isotta Fraschini è stata una casa automobilistica italiana, attiva dal 1900 al 1949. Anche se negli anni Venti e Trenta del ‘900 arrivò ad equipaggiare ogni mezzo a motore, dai camion, ai Mas (moto aereo siluranti) e agli aerei, con incursioni persino fra i dirigibili, è rimasta nelle cronache per la produzione di autovetture di lusso destinate a personalità di altissimo livello. Da Rodolfo Valentino ad Umberto di Savoia e Benito Mussolini, che acquistò una Tipo 8 B con telaio numero 1.408 nel 1927, l’agognata Isotta è stata appannaggio persino di un pontefice, Pio XI, cui fu regalata dal Reale Automobile Club d’Italia. Fino ad oggi non ci era dato di sapere quali e quanti forlivesi siano riusciti a godersi una sciccheria del genere. Intanto, grazie alla straordinaria memoria di Piero Manuzzi, classe 1935, abbiamo scoperto che anche nel Cittadone c’era una concessionaria della Isotta Fraschini.

L’anziano va a ritroso con la memoria fino ai primi anni dell’ultimo dopoguerra. “Sono nato e cresciuto a Dovadola, secondo di sei figli, ma nel 1946 venni ad abitare a Forlì con i miei nonni materni, che presero a condurre un podere di proprietà dei Nannini posto all’altezza di viale Roma, dietro Villa Dina (di proprietà di Ettore Benini fondatore dell’omonima impresa edile), fra l’ex Gasometro e la clinica privata Villa Igea (che si è trasferita in via Gramsci solo in tempi recenti). Il giovane Piero, all’epoca dodicenne, frequenta la scuola di avviamento professionale in piazza delle Erbe e poi va a bottega presso l’officina OM dei fratelli Collina, sull’attuale viale Due Giugno, dove impara a fare il meccanico. Nel 1949 approda da Aroldo Fabbri, concessionario dell’Isotta Fraschini in viale Vittorio Veneto. L’esercizio si trovava laddove oggi opera un negozio di articoli per la casa gestito da imprenditori cinesi. Negli occhi di Manuzzi compare una lacrima: a parte la Locanda del Mercato (dove oggi c’è una pizzeria d’asporto) e la palazzina che ospitava l’officina meccanica di Fabbri (che un tempo era uno stallatico), la cortina di edifici dell’ex viale del Gazometro, lato vecchia stazione, presentava ancora diversi squarci, tragico retaggio del bombardamento aereo su Forlì del 19 maggio 1944. La squadra di meccanici con cui Manuzzi si trovò ad operare, tutti più grandi di lui, era composta da Nevio Spada, Mario Tassinari, Ivo Ricci e Andrea Zanetti, detto il francese.

“Di automobili Isotta Fraschini ne avrò viste giusto un paio – continua Piero – e uno dei proprietari mi pare si chiamasse Bertaccini, facoltoso assicuratore che non la usava praticamente mai, tanto era geloso della sua bellezza. Fra le nostre mani passavano comunque macchine incredibili, le più belle del tempo, anche da corsa. Il mio titolare era talmente quotato come meccanico e preparatore, da garantirsi i migliori clienti di Forlì: i fratelli Bondi, i Battistini, i Saviotti, il conte Mangelli e via dicendo”. Oltre all’Isotta Fraschini, Fabbri diventa concessionario anche dei marchi Ghia, Vignale, Monviso e Viotti. All’apice della sua carriera imprenditoriale aprì un salone in corso della Repubblica, davanti al Circolo Mazzini. Manuzzi lavora con Aroldo Fabbri sino alla maggiore età, che all’epoca si raggiungeva a 21 anni, per poi partire per la leva militare, della durata di 18 mesi. Mentre il giovane Piero è fuori, Aroldo Fabbri cade in cattive acque finanziarie ed è costretto a cedere l’attività. Al ritorno dalla “ferma”, nel maggio del 1958, Manuzzi si mette in proprio nei locali presi in affitto dal commendator Ravaioli, in via Daverio, avviando l’attività di rimessaggio auto e meccanico, che perdura tuttora alla tenera età di 86 anni, anche se in contitolarità col figlio Andrea.

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