Forlì ieri e oggi

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Quando a Porta Cotogni ruggivano i leoni in pietra

Dove sono finiti i leoni in sasso bianco che per oltre un secolo, dal 1825 al 1927, hanno ruggito a Porta Cotogni? Quel che è certo è che l’antica Strada Petrosa, poi divenuta Borgo Pio, Corso Vittorio Emanuele, Ettore Muti e della Costituente, fino all’attuale Corso della Repubblica, rimane il “dominus” degli accessi all’urbe

Dove sono finiti i leoni in sasso bianco che per oltre un secolo, dal 1825 al 1927, hanno ruggito a Porta Cotogni? Ettore Casadei, nella sua celeberrima guida “Forlì e dintorni”, sostiene che il toponimo Cotogni derivi da un fondo d’età romana detto “Cotogneto”, per la quantità dei meli cotogni che vi erano piantati. Quel che è certo è che l’antica Strada Petrosa, poi divenuta Borgo Pio, Corso Vittorio Emanuele, Ettore Muti e della Costituente, fino all’attuale Corso della Repubblica, rimane il “dominus”, il signore degli accessi all’urbe e il fulcro socio-economico della città.

“Borgo Cotogni – scrive l’indimenticabile Gilberto Giorgetti nel volume omonimo, dato alle stampe da Almanacco Editore nel 2009 – è il più ampio e moderno della città e sa ancora colorarsi di spiritualità, di tradizione e di folclore popolare nel giorno del 13 dicembre, quando dal comprensorio una gran folla si accalca alla Fiera di Santa Lucia, la festa del torrone o delle belle spose”. Il quartiere Cotogni è sorto ai lati dell’omonima arteria, segmento urbano della “Via Aemilia” romana insieme a corso Garibaldi.

“Era il 1205 – continua Giorgetti - quando, oltre a sistemare il canale a sud-est del forum, la città si estese fino ad inglobare la pieve di San Mercuriale, che divenne un’abbazia di frati vallombrosiani. Fu così che il quadrangolare Foro romano superò l’antico letto del Rabbi per iniziare un nuovo percorso ovoidale, tracciato da un fossato che passava da Ravaldino e seguiva l’andamento delle attuali vie Bruni e Antonio Fratti”. Con l’espansione ad anelli si delinearono anche i Borghi principali che, convergendo tutti nel Campo dell’Abate, nuovo centro storico e culturale di Forlì, spaccarono in quattro la città.

Sul Decumano della Via Emilia nacquero il Borgo Cotogni o dei Cotogni e quello di Schiavonia, mentre i corsi di San Pietro e di Ravaldino, incrociandosi con la Piazza, fungevano da Cardi principali. “In epoca medievale – riprende lo storico - l’antica strada romana del Borgo Cotogni cambiò nome in Strada Petrosa e nel 1481 accolse Girolamo Riario e Caterina Sforza, Contessa di Imola e Signora di Forlì, quando presero possesso della città”.

Fino al 1933, anno di inaugurazione delle palazzine Bazzani e Benini, gli edifici gemelli innalzati all’ingresso dell’arteria, l’area è stata presidiata dalla porta daziaria. La Barriera Pia (poi divenuta Vittorio Emanuele) e i fabbricati laterali erano stati costruiti nel 1825 su disegno dell'architetto Giacomo Santarelli, in seguito alla demolizione dell’antica Porta Cotogni. Il cancello in ferro battuto era opera di Sebastiano Teodorani. Con la perdita della funzione daziaria avvenuta ai primi del ‘900, i due edifici laterali della Barriera sono stati utilizzati per altri scopi, fino alla demolizione. Nella parte destra (guardando verso Piazzale della Vittoria) negli anni Venti del XX secolo ha avuto sede il Cenacolo Artistico Forlivese fondato da Giovanni Marchini, “poi sostituito – attesta Ettore Casadei – dalla sede del Gruppo rionale Fulcieri Paulucci De Calboli del Partito Nazionale Fascista”.

Se sull’antica Porta Cotogni era collocato il busto del cardinale Stefano Augustini, ora conservato in biblioteca, la barriera ottocentesca era ornata da due imponenti leoni in sasso bianco, recanti l’uno l’insegna della municipalità forlivese e l’altro i simboli araldici del pontefice Pio VII. I due felini lapidei della Barriera Vittorio Emanuele hanno virtualmente ruggito sino al 1927, l’anno in cui furono rimossi per ampliare il passaggio stradale. Nel 1932 venne demolita anche la Barriera per fare posto alle Palazzine gemelle di razionalista maniera. Dopo decenni di quiete e oblio in un cortile interno degli Istituti Culturali, i leoni in sasso bianco sono tornati ad ornare un ingresso pubblico, e precisamente l’accesso alla Fiera di Forlì in via Punta di Ferro. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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