Domenica, 14 Luglio 2024
Forlì ieri e oggi

Forlì ieri e oggi

A cura di Piero Ghetti

Quando da Via delle Torri si entrava nel Borgo delle Saracche

Nel 1965, nell’ottica di aprire una valvola di sfogo nella cortina edificata di via delle Torri, l’Amministrazione Comunale di Forlì decise di completare la demolizione del settecentesco Palazzo Orselli

Nel 1965, nell’ottica di aprire una valvola di sfogo nella cortina edificata di via delle Torri, l’Amministrazione Comunale di Forlì decise di completare la demolizione del settecentesco Palazzo Orselli, uscito gravemente danneggiato dalla guerra. “Tra via delle Torri e piazza Cavour – scrive lo storico Paolo Poponessi nel libro “E’ Borg dal sarach”, dato alle stampe nel 2004 da Almanacco Editore - si trova un ampio spazio a giardino. In questo vuoto c’era uno dei palazzi della vecchia Forlì in cui in principio ebbe dimora la nobile famiglia dei Brandolini. A questi nel 1783 subentrarono i Papini ed infine gli Orselli, illustre casato della nostra città di origine veneta”.

Nel 1924, Palazzo Orselli entra nella disponibilità della “Società Pro Juventute” della Congregazione dei Padri Filippini, che vi insedia un collegio maschile. Con la partenza dei religiosi dalla città, nel 1939, l’edificio passa alla Curia vescovile che di lì a poco lo cede al Comune. Arrivano i bombardamenti alleati, che lo danneggiano, ma non al punto da impedire che, alla fine della guerra, alcune famiglie forlivesi rimaste senza tetto fruissero degli alloggi interni ancora agibili, sul lato prospiciente l’allora via Papini, poi dedicata a Maurizio Quadrio. Nella seconda metà degli anni Trenta, Palazzo Orselli si era ritrovato al centro di un inaspettato ipermercato “ante litteram”, il leggendario “Borg dal Sarach”. In quella fila di negozi che si fronteggiavano in via Quadrio, si poteva star certi di trovare qualunque cosa.

Immagini storiche del “E’ Borg dal sarach”

Il toponimo trae origine dalla piccola bottega di alimentari della Cesira, poi occupata dalla Casa del Parmigiano di Grignaffini Pietro. Le saracche, sardine salate esposte al pubblico in barili aperti, un tempo costituivano, assieme al pane, l’alimento principe della povera gente. Per un forlivese, passare dal borgo la mattina presto significava iniziare bene la giornata. L’operaio o l’artigiano arrivava in bicicletta dalla Cesira con del pane, manifestando a viva voce l’intenzione di voler fare colazione. La donna infilava un “ramaiolo” nel barile ed estraeva un pesce. Dopo averlo sbattuto un poco, lo inseriva fra le due fette e il gioco era fatto. Poco più avanti, all’angolo con la via De Amicis, laddove oggi c’è la tabaccheria “Le Erbe” di Nadia Di Battista, avviata in origine dai coniugi Maria e Chino Bargossi, impazzava la mitica osteria “Della Bomba”, condotta da Gisto Bosi con la moglie Gigina e i figli Rina, Marina e Rino.

“Una banale strada acciottolata – si legge sempre nella pubblicazione di Almanacco dedicata al Borg dal Sarach - era al centro assoluto dell’attenzione dei forlivesi.  I negozianti che vi operarono furono innumerevoli e popolari”. Subito prima dell’ultima guerra faceva da anticamera il macellaio Pezzi, la cui bottega era posta in via delle Torri sulla destra della facciata del popolare “palazzaccio”, giusto a fianco del portone d’ingresso principale. Entrati nel borgo, sul lato Orselli spiccavano Zanelli il libraio, poi trasferitosi sotto il Palazzo comunale, Servadei il venditore di piatti, Martelli Roberto e Pippo Mezzetti con i loro fornitissimi alimentari, la cartoleria Zimelli, Stagnani con pulcini e sementi, la stamperia Monti già Cicognani, la celebre Medea con la sua varechina, Biffi con sapone e detersivi e Ferruccio il falegname, senza però dimenticare altri due macellai del calibro di “Bacocca” e Zanzani. Sull’altro fronte vanno citati, da via delle Torri, Cestari con cappelli e berretti, Stenio Antonelli, titolare dell’omonima bottega di tessuti. E poi, a seguire e tutti d’un fiato, “Fiuretta” col baccalà, Zannoni coi filati, Brani Amleto detto Minguzz, la Gnafa col baccalà e le saracche, Maciarol col suo bellecott, pietanza pesante ma ricercata fatta di trippa e sanguinaccio, Monti col burro, il venditore d’olio Mazzamurro e infine la “Maria della pasta”. Nel 2004, nel tentativo di recuperare commercialmente quell’area, lo stesso Antonelli, recentemente scomparso, coinvolse tutti i commercianti di via Quadrio nell’associazione “E Borg dal Sarach”. Per dare un’immagine corale del loro sforzo imprenditoriale, decisero di apporre una ceramica esterna con la denominazione di ciascun esercizio, seguita dall’installazione di luci, tende e fioriere della stessa tipologia. Piero Ghetti

Quando da Via delle Torri si entrava nel Borgo delle Saracche
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