Forlì ieri e oggi

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Quando don Ricca portò i liquami della Cava in Consiglio Comunale

Sessant’anni fa, ai tempi del sindaco Icilio Missiroli e di don Mario Ricca Rosellini, il controllo delle periferie in espansione era un problema anche a Forlì. Il parroco della Cava violò la sacralità del Consiglio Comunale pur di avere le fognature alla Cava. E le ottenne

Indimenticabile don Mario. Quella provocazione dell’autunno 1961, coi secchi pieni di liquami maleodoranti attinti dalle fogne ancora aperte della Cava e trasportati nella sala del Consiglio Comunale di Forlì in piena seduta, la ricordano in tanti. La periferia cresceva repentinamente di abitanti e alcuni nuovi quartieri non erano propriamente al passo coi tempi e le necessità della gente. Protagonista di quella clamorosa forzatura, che violò volutamente la sacralità del massimo consesso elettivo, “fu un pretino giovane incredibilmente magro, sempre sorridente e missionario di stampo salesiano fino al midollo”: don Mario Ricca Rosellini. Il suo cammino fra i “paria” degli anni Cinquanta, i montanari che scendevano a Forlì dopo secoli di stenti in cerca di condizioni di vita più dignitose, era iniziato nel 1954.

Lo stesso don Ricca aveva volutamente scelto quella periferia fra le più disagiate e priva del benché minimo servizio. Ben presto si ritrovò amatissimo da tutti i parrocchiani, anche i non praticanti, che avevano preso a stimarlo proprio per la bravura dimostrata nel saper interpretare i bisogni di un quartiere che si stava formando. La sua prima chiesa fu una capanna, costruita su di un terreno regalato dalla famiglia Cortesi. Per il giovane parroco, la gatta da pelare si rivela subito durissima: i nuovi insediamenti operai (i primi assegnatari del neonato quartiere INA-Casa della Cava s’insediano nell’autunno del 1959) erano, infatti, facili prede della demagogia politica.

Durante un comizio, un agitatore comunista arriva persino ad urlare che “sono i preti gli assassini di Cristo, gli assassini della religione, gli assassini del popolo”. Ma don Mario, divenuto ufficialmente parroco della Cava il 14 ottobre 1956, conquista presto la fiducia dei residenti aiutato da un altro forlivese dal gran seguito popolare, Angelo Budroni, per molti anni responsabile di quartiere. Don Mario nel 1961 arriva a portare in Consiglio Comunale i celeberrimi bidoncini puzzolenti, spinto dal successo di una protesta analoga, innescata nella primavera dell’anno precedente dalla morte di un anziano, falciato da un auto pirata (succedeva anche all’epoca): quella sollevazione di popolo aveva fruttato, all’incrocio della via Sillaro con la via Bologna, il lampeggiatore esistente tutt’ora.

“Con quei bidoni – racconta nel suo diario, dato alle stampe dal professor Pierantonio Zavatti nell’ambito del libro ‘Dalla prima capanna alla missione di Kasika’ – facemmo annusare al Sindaco (Icilio Missiroli, n.d.r.) e ai Consiglieri il profumo ‘fos di Cava’”. Anche questa mossa si rivelò indovinata, visto che la sospirata tombinatura arrivò in poche settimane. “Entusiasmato dal Concilio – si legge sul web in “digilander.libero.it” - sollecitò gruppi e istituzioni per la crescita di una vera cultura della solidarietà e della pace”. Nel maggio del 1971 compra un volo di sola andata per l’Africa. In Zaire costruirà la sua missione a Kasika, partendo con una carriola e una tenda da campeggio. Sabato 2 settembre 1978, ricoverato per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute e consapevole della morte imminente, riesce a dire: “Do tutto”. Poi si spegne, divorato dalla malaria, ad appena 55 anni.

In ricordo di don Mario Ricca Rosellini, lunedì 20 gennaio, alle ore 20,45, al Centro sociale di via Sillaro 42 alla Cava, è in programma un incontro dal titolo “il parroco dei due mondi”. Nell’occasione sarà allestita una mostra fotografica e verranno proiettate immagini. Interverranno il saggista e biografo Pierantonio Zavatti, il successore di don Mario alla Cava don Domenico Ghetti e il parroco attuale don Davide Brighi. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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