Forlì ieri e oggi

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Quando Piazza Saffi aveva le auto

Ottobre 1971: il Consiglio comunale di Forlì approva la proposta del Sindaco Angelo Satanassi, di istituire l’isola pedonale in piazza Saffi

Ottobre 1971: il Consiglio Comunale di Forlì approva la proposta del sindaco Angelo Satanassi, sostenuto da una maggioranza Pci (Partito Comunista), Psi (Partito Socialista) e Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria) di istituire l’isola pedonale in piazza Saffi. Democrazia Cristiana e Partito Repubblicano erano all’opposizione. “Tuttavia - ricorda lo storico forlivese Mario Proli – Satanassi ricevette l’appoggio politico per la cacciata delle auto anche da Silvio Zavatti”. Ufficiale di Marina, scrittore, giornalista, insegnante, esploratore polare, partigiano e vice sindaco della città dalla Liberazione al 10 novembre 1945, Zavatti era repubblicano, ma appoggiò la decisione della maggioranza. Oltre all’entrata in vigore della zona pedonale, il Consiglio definì una nuova regolamentazione della circolazione dei veicoli nel centro storico.

“La città di Forlì - scrive Marino Mambelli in Forlipedia www.forlipedia.it – ne aveva un enorme bisogno. Gli stenti imposti dalla seconda guerra mondiale e gli sforzi della ricostruzione avevano da tempo lasciato campo libero al crescente rinnovamento economico. Piazza Saffi, specchio di quell’impennata di benessere, si era riempita di auto diventando un enorme parcheggio”. Un anticipo del progetto di riorganizzazione del traffico nel cuore pulsante del Cittadone, determinato dalla necessità di reperire nuovi spazi per le auto una volta estromesse dalla Piazza, era stato comunicato in una conferenza stampa tenutasi il 3 giugno 1971 nella residenza comunale. “Il sindaco e il vice sindaco – si legge in Comune Aperto del 15 giugno 1971 – hanno presentato le proposte redatte dagli ingegneri Alvaro Caneti e Vincenzo Dell’Aquila”. In sostanza era stata reperita una capacità di parcheggio per 1.422 vetture nelle vie Veneto, Lombardini, Dall’Aste e Porta Cotogni e nelle piazze Cavour, del Carmine, Maceri, XX Settembre, Guido da Montefeltro, Ordelaffi, Duomo e Morgagni. Solo in via Dall’Aste era a pagamento: negli altri spazi la sosta era consentita con disco orario fino a 6 ore. La capacità di stazionamento per un’ora nelle vie Regnoli, Valzania, dei Mille, San Giovanni Bosco, Episcopio Vecchio, Maroncelli e Solferino e in corso Mazzini, era invece pari a 1.000 autovetture. Poi c’era la possibilità di lasciare altre 500 auto in aree esterne agli anelli di circonvallazione.

Continua Mambelli in Forlipedia: “L’area pedonale, nata tra mille difficoltà e polemiche, per ampiezza e conformazione non si discostava di molto da quella attuale. Decisamente diversa era invece la viabilità. I quattro corsi principali (Garibaldi, Mazzini, Diaz e Repubblica) assunsero il senso unico di marcia e vennero destinati al transito verso l’esterno, mentre gli accessi al centro, e quindi alla zona pedonale, furono garantiti da strade meno importanti quali via Della Rocca, Romanello, Della Grata, Palazzola e, soprattutto, via Giorgio Regnoli, che nei giorni di mercato diventava a dir poco caotica”. Parallelamente alla pedonalizzazione della Piazza, si decise di implementare il servizio dei trasporti urbani con l’istituzione di 7 nuove linee (nel novembre 1972 diverranno 12), facendo dell’antico Campo dell’Abate il terminal di tutte le corse urbane gestite dalla Società Sita.

“La nuova ristrutturazione – si legge in Comune Aperto del 20 settembre 1971 – comporterà un aumento di percorrenze pari a 170.000 km. annui, raggiungendo così i 674.000 km. rispetto agli attuali 504.000”. Mambelli dà un’altra indicazione di grande interesse per capire la “ratio” della riorganizzazione del traffico nel centro storico: “All’epoca, il mercato ambulante di Forlì si svolgeva in piazza Del Carmine, nella piazza adiacente (non ancora occupata dalle abitazioni di via Maceri, via Nullo), e in piazza XX Settembre”. L’idea di trasferire in piazza Saffi il massimo evento mercantile del centro, sarà attuata solo trent’anni dopo, nel 2001.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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