Lunedì, 18 Ottobre 2021

Quando la chiesa della Trinità si ritrovò con la cuspide

Costruita su resti paleocristiani del IV secolo, la SS. Trinità è il più antico centro di culto forlivese. Nel 1938, durante i restauri intrapresi nel 500° dalla nascita del Melozzo, al campanile, “non senza successive polemiche” furono aggiunte la cuspide conica e le quattro torrette laterali.

La chiesa della Santissima Trinità non ha certo bisogno di presentazioni: sorge nel cuore di Forlì ad un passo da corso Garibaldi, l’antica via Aemilia, e dalle dimenticate vestigia del ponte romano dei Morattini. Costruita su resti paleocristiani del IV secolo, è il più antico centro di culto forlivese, anteriore persino a San Mercuriale. Secondo lo storico Paolo Bonoli, vissuto nel Seicento, fu per qualche tempo cattedrale, tant’è che al suo interno trovò sepoltura il proto-vescovo della città. L’ipotesi è però smentita da studi successivi, secondo cui la Trinità ha sostituito il Duomo di Santa Croce solo in situazioni di temporanea inagibilità di quest’ultimo.

“Fu ritenuto erroneamente il Duomo”, conferma Ettore Casadei nella celeberrima Guida di Forlì e Dintorni edita nel 1927, per poi richiamare Giovanni Casali che fa risalire le origini della chiesa all’anno 350, “sulle rovine di un tempio etnico posto nelle vicinanze di uno dei rami del fiume Montone”. Quello che incuriosisce della storia del monumento, è il testa-coda subìto alla fine del XVIII secolo. Fra il 1782 e il 1788, l’arciprete don Francesco Quartaroli la rifece in stile barocco, a navata unica con quattro altari per lato, arrivando ad invertirne persino l’assetto. La nuova facciata è costituita da un portale con timpano inserito in un grande arco impostato su semicolonne.

“L'attesa è finita – si legge nelle cronache del tempo, alla data del 19 aprile 1788 - domani la consacrazione. Il vescovo Mercuriale Prati inaugurerà la nuova Chiesa della Trinità. Nuova per modo di dire. E' una delle chiese più antiche della città, presumibilmente la prima cattedrale di Forlì sorta sulla riva del ramo del Montone che si insinuava nell'abitato di Schiavonia, e che a poche decine di metri era sormontato dal ponta romano dei Morattini. Sei anni di lavori ne hanno modificato radicalmente l'impianto. La facciata che si apriva sulla riva del fiume (in via della Ripa) ora si apre dal lato opposto, su quello che è stato per secoli un piccolo cimitero”.

L’interno, presidiato da un sofisticato sistema antifurto e antincendio, è ricchissimo d’arte e sol che si voglia programmarne la regolare apertura al pubblico, ha tutte le carte in regola per attirare in città il turismo di massa. Spiccano il crocifisso ligneo del ‘400 e i monumenti funebri a Giovanna Galli e Domenico Manzoni, quest’ultimo eseguito nel 1817 nientemeno che da Antonio Canova, autore della celeberrima “Ebe” conservata ai Musei San Domenico. Ma c’è anche il reliquiario d’argento del 1575 con la testa di San Mercuriale, opera di Bernardino Maiani da Sala, posto sopra l’altare della seconda cappella a destra. A fianco della chiesa si eleva il campanile trecentesco a pianta quadrata, tipico delle torri campanarie realizzate a Forlì in quel periodo.

“L’edificio – scrive Marco Vallicelli nella pubblicazione “Chiesa della SS. Trinità in Forlì”, edito nel 2008 dalla Fondazione Cassa dei Risparmi – si articola in cinque piani, su cui si aprono finestre disomogenee. Solo la cella campanaria è delineata da un marcapiano dentellato ed ha ampie finestre a bifora, che si aprono sui quattro lati”. Nel 1938, in occasione delle celebrazioni di Melozzo degli Ambrogi nel cinquecentesimo anniversario della nascita, si dispose il restauro della chiesa con importanti interventi di modifica al campanile.

“Furono aggiunti - precisa Silvia D’Altri nell’opera citata - non senza successive polemiche, una nuova cuspide conica e pinnacoli laterali”. Per farsi un’idea della forma del campanile originario, basti considerare che a Forlì ce n’erano due simili a Fornò e San Biagio, entrambi andati distrutti nel corso dell’ultima guerra mondiale. Una delle campane, la più piccola, fu intitolata a Fulceri Paulucci Di Calboli. Madrina della cerimonia di inaugurazione della Santissima Trinità recuperata, tenutasi il 27 novembre di quell’anno, fu Rachele Guidi, moglie del capo del Governo Benito Mussolini. “All’interno del campanile, alla base – conclude Vallicelli – si conservano tracce di affreschi del Trecento riminese”. 

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