Forlì ieri e oggi

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Quando la fornace della Pianta dava lavoro a 110 operai

La fornace di Villa Pianta sorse nel 1907 ad opera del conte Vincenzo Antolini Ossi e di Francesco Baldassari. La sua demolizione risale alla primavera del 1972. Se l’area di sedime degli impianti è stata gradualmente lottizzata e urbanizzata, la parte che si estendeva fino alla prima fila di case del cosiddetto quartiere “Libia”, in via Tripoli, ha visto sorgere, a partire dal 1980, il parco pubblico “Paul Harris”

Dalla “Monografia Industriale” di Ettore Casadei, edita nel 1926: “Disposta su una area di 50.000 mq, di cui 6.000 coperti da fabbricati, la fornace di Villa Pianta sorse nel 1907 ad opera del conte Vincenzo Antolini Ossi e di Francesco Baldassari. Nel 1919 venne venduta alla Società Fornaci Forlì di Milano, che la cedette, a sua volta, al Consorzio delle Cooperative di Produzione e Lavoro. Acquistata nel 1923 dalla Società Anonima Industria Laterizi Edilizia-SAILE, occupa 4 impiegati e 110 operai, per una produzione di circa 7 milioni di pezzi all' anno. Dotato di un forno del tipo Hoffman, è capace di produrre tutte le varietà di laterizi, in alcuni casi anche fatti a mano, come mattoni, tavelle, tegole marsigliesi, tavelloni, tubi per condutture d'acqua, camini”.

Se le fornaci forlivesi elencate dal Casadei, autore nel 1927 anche della celeberrima Guida di Forlì e Dintorni, negli anni Venti del XX secolo ammontano a cinque, nel 1965 si riducono a tre, tutte inattive: Ragazzini, Maceri Malta e Villa Pianta. Mentre la prima, trasferita nel 1927 in via Dragoni dal precedente sito posto nel bel mezzo del costruendo viale Benito Mussolini, poi divenuto della Libertà, è stata demolita negli anni Settanta (in fondo a via Pascoli, pressoché di fronte alla chiesa parrocchiale dei Cappuccinini, rimane, disabitata da anni, la palazzina direzionale dell’impianto originario), la “Maceri Malta”, dal nome dei maceri della canapa operanti sino al 1945 utilizzando l’acqua de canale di Ravaldino, è l’unica ancora in piedi ma anche la più antica, essendo stata avviata nel 1826. “La sua zona di lavorazione – si legge sempre nella Monografia Industriale – raggiungeva i 60.000 mq. Negli anni Venti, in seguito a migliorie apportate dagli intraprendenti proprietari, la produzione raggiunse i 3,5 milioni di pezzi dando lavoro a ben 220 persone”.

La fornace “Villa Pianta” con il corpo centrale e il forno Hoffman, le capanne di asciugatura dei mattoni e gli edifici di servizio, occupava fisicamente l’area dove negli anni ’70 state tracciate le vie Bengasi, Bruno e Costante Garibaldi, Passo Buole e Fabio Filzi. Come ogni industria di laterizi che si rispetti, aveva anche le fosse di estrazione dell’argilla. Se il primo scavo si estendeva ai margini delle attuali vie Cadore e Monte S. Michele, l’ultimo in ordine di tempo era stato ricavato nell’area oggi occupata dal parco pubblico “Paul Harris”. “Tutti gli impianti della fornace Villa Pianta – ricorda Marta Tramontani, nipote del principale artefice della fabbrica, Achille – andavano con la forza motrice fornita dalle caldaie a vapore, a loro volta alimentate dal carbone. Mio nonno, classe 1878, si era fatto le ossa al molino di Carpinello come conduttore di caldaie, ma nel 1907 è a Forlì per sovrintendere alla costruzione della fornace, poi guidata come direttore sino al 1952, l’anno della sua morte”.

“Fino agli anni '50 e '60 del secolo scorso – scrive Gabriele Zelli nel volume “Sobborgo Mazzini, pubblicato da Almanacco Editore – la fornace Pianta continuò a costituire, insieme alle altre fabbriche similari del territorio, un'attività fondamentale nella dinamica economica romagnola, accanto alle azioni legate al turismo e ad alcuni comparti specializzati del settore agricolo. Poi piano piano tutte cessarono l'attività, perché nell’edilizia si cominciarono ad utilizzare in modo preponderante materiali a base di calcestruzzo. Di conseguenza le aree occupate dalle fornaci furono individuate nei piani regolatori del Comune di Forlì come zone da bonificare e per la realizzazione di grandi parchi pubblici”. La fornace Villa Pianta è stata interamente demolita nella primavera del 1972.

L’unico riscontro di cronaca è rinvenibile sul quotidiano Il Resto del Carlino, che, alla data dell’11 maggio, riporta una “breve” con foto dell’atterramento della ciminiera. Mentre l’area di sedime degli impianti dell’ex Saile è stata gradualmente lottizzata e urbanizzata, la parte che si estendeva fino alla prima fila di case del cosiddetto quartiere “Libia”, in via Tripoli, ha visto sorgere, a partire dal 1980, il parco “Paul Harris”. Il laghetto centrale non è altro che l’ultimo residuo visivo di un mondo di sudore e fatica, che appare ormai lontano anni luce. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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