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Mercoledì, 26 Gennaio 2022

Quando le Poste non erano in Piazza Saffi

Prima di approdare in Piazza Saffi, nel grande edificio razionalista progettato da Cesare Bazzani, la centrale del servizio postale cittadino aveva cambiato parecchie sedi. L’aneddoto del bronzo equestre “campato in aria” sul Palazzo delle Poste

Un giorno di primavera del 1933, in piazza Aurelio Saffi c’è un inconsueto crocchio ciarliero all’altezza del nuovo Palazzo delle Poste. Il grande edificio razionalista, progettato dall’accademico Cesare Bazzani, era stato inaugurato il 28 ottobre dell’anno prima, al culmine delle ricorrenze legate al decennale della Marcia su Roma, presente il Capo del Governo Benito Mussolini. Causa delle chiacchiere è il cavallo che sta per essere issato sulla nuova sede provinciale delle Poste e Telegrafi. Da un camion, la ditta Ettore Benini, appaltatrice della costruzione dell’intero edificio, “scarica un enorme destriero – si legge nelle cronache - con accanto un nerboruto e sconosciuto cavaliere ignudo che lo tiene per le briglie”.

Il gruppo bronzeo raffigurante un cavallo con accanto un messaggero, opera dello scultore carrarese Bernardo Morescalchi, trovò collocazione sul muretto antistante la torretta littoria, lato corso Mazzini. Bazzani era deciso ad issarne un altro anche dirimpetto l’altra torretta, per esaltare il servizio di gestione e smistamento della corrispondenza svolto all’interno dell’edificio. Ma ai forlivesi non piace: “Il popolino – scrive Gilberto Giorgetti - ironizzava sul fatto che i cavalli volassero più alti delle aquile”. Chiaro il riferimento ai due rapaci collocati sulle due colonne onorarie innalzate ai lati del Palazzo. Il mal di pancia generato da quel bronzo equestre “così campato in aria”, contagiò anche la cosiddetta “intellighenzia”: pittori e scultori di fama, come Boifava, Marchini e Casalini, forse perché esclusi da quel grande e ricco progetto che era il nuovo Palazzo delle Poste, “spargevano commenti velenosi sulle caratteristiche dei bronzi”.

Lo stesso Mussolini, che tanto aveva perorato la causa del nuovo edificio, passando nottetempo dalla Piazza pare l’abbia criticato, definendolo “una scrivania rovesciata”. Dopo qualche giorno da quel crocchio ilare, seguito dalla censura della stessa Curia vescovile, cavallo e cavaliere, per intervento dell’ing. Arnaldo Fuzzi, autorevole professionista e federale provinciale del Partito Fascista dal 1929 al 1931, dovettero lasciare la città. Prima di approdare nella nuova maestosa sede di Piazza Saffi, la centrale del servizio postale cittadino aveva girovagato non poco.

Alla fine del Settecento, in piena vigenza dello Stato Pontificio, “la Posta di Forlì – scrive Elio Caruso in Forlì, Città e cittadini tra Ottocento e Novecento – era in Borgo Pio, l’attuale corso della Repubblica, nei pressi della chiesa di Santa Lucia”. Qui il “Mastro di Posta” garantiva il cambio dei cavalli, la manutenzione delle carrozze, il ritiro della corrispondenza e l’alloggio dei passeggeri in transito. Subito dopo l’avvento del Regno d’Italia, nel 1864, le Poste furono accolte al piano terra di Palazzo Pettini, sito in piazza del Duomo, in alcuni locali di proprietà demaniale attigui a quelli occupati dagli uffici del Regio Genio Civile.

“In quel primo vero Ufficio Postale – scrive Caruso – lavoravano un capoufficio, sei impiegati, tre fattorini e tre portalettere”. Nel 1885 il servizio si trasferisce in via Allegretti (all’epoca via delle Stallacce), al piano terra del Palazzo dell'Intendenza. Il primo Ufficio Telegrafico fu realizzato nel 1857 all'interno della torre civica e in seguito trovò collocazione provvisoria presso il Palazzo della Provincia, sito in via delle Torri e presso il Palazzo Rolli, ubicato in piazza Maggiore (oggi Saffi), per poi unificarsi al servizio postale nel 1889 presso la sede ricavata nel Palazzo dell'Intendenza.

Nel 1909 i servizi postali e telegrafici si trasferirono in piazza XX Settembre, sotto il loggiato dello scomparso Pavaglione della Seta. Alla fine degli anni Venti del XX secolo, il Ministero delle comunicazioni predispose un progetto per l'ampliamento  dei locali, che risultò tuttavia inadeguato, anche in considerazione della prevista costituzione degli uffici della Direzione Provinciale delle Regie Poste. Si convenne pertanto di studiare la possibilità di ubicare altrove il servizio, pur mantenendolo in zona centrale, realizzando un nuovo fabbricato, che sarebbe sorto nell’attuale sito, sacrificando gran parte dell’antica e suggestiva Isola Castellini.

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