Forlì ieri e oggi

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Quando Mussolini pretese la distruzione di Palazzo Baratti

Nell’estate 1934, passando per Piazza Saffi, Benito Mussolini non seppe trattenere uno gesto di stizza vedendo ancora in piedi Palazzo Baratti. Al suo posto, nel 1937, sorse l’attuale Palazzo degli Uffici Statali

Nell’estate 1934, passando per Piazza Saffi, Benito Mussolini non seppe trattenere un gesto di stizza vedendo ancora in piedi Palazzo Baratti. Da quando (30 ottobre 1932), sempre in Piazza Saffi, aveva inaugurato la nuova sede provinciale del Palazzo delle Poste e Telegrafi, eretto al posto di Palazzo Pantoli e dell’Isola Castellini di medioevale memoria, l’eliminazione dello storico edificio posto all'angolo tra Via delle Torri e via Biondini, era diventata un’ossessione.

A metà del settembre del 1934 il Duce scrisse il seguente telegramma all'allora ministro dei lavori pubblici, Araldo di Crollalanza: “Passando per Forlì ho visto il cosiddetto palazzo Baratti ancora in piedi, stop, se necessario, come sembra, rinnovati gli ordini per demolirlo senza indugi”. “Il nuovo Palazzo delle Poste – scrive Ulisse Tramonti in “Itinerari d’architettura Moderna Forlì Cesenatico Predappio” – costruito in posizione notevolmente arretrata rispetto al filo degli edifici atterrati, lasciò in vista in Piazza Saffi una serie di costruzioni che erano sconvenientemente allineate sulla via Mazzini e non conferivano a questa quel carattere di decoro richiesto dall’importanza della località. La Piazza Saffi fu così chiamata a confermare il suo ruolo di eterno cantiere”.

“Palazzo Baratti - scrive nel 1927 Ettore Casadei nella sua Guida di Forlì e Dintorni – fu degli Orceoli, dai quali passò ad una famiglia Pantoli e quindi ad un ramo dei Baratti, estintosi con la morte del commendator Scipione (1927)”. “All’angolo opposto del Palazzo delle Poste – si legge sul sito web del Comune di Forlì, nella sezione dedicata agli 800 anni di Piazza Saffi - dove si eleva tozzo e squadrato il Palazzo degli Uffici Statali, proprio sul cosiddetto Cantone del Gallo sorgeva nel Medioevo la parte meridionale dell’ampio abitato che raccoglieva le case dei Numai. In alcuni documenti è citata la bella loggia che dava sul Ponte dei Cavalieri, alla quale forse si affacciò anche Cesare Borgia, ospite della famiglia nel 1500”.

Al suo posto nel XVII secolo venne edificato Palazzo Baratti. Il primo progetto dei Nuovi Uffici Statali, stilato nel 1933, prevedeva il mantenimento dell'antica dimora, le cui fondamenta poggiavano sull’alveo del millenario Canale di Ravaldino e del leggendario Ponte dei Cavalieri. “Ma gli intralci di varia natura al rapido andamento delle demolizioni – si legge ne “Il Campo dell’Abate” della collana “I Borghi” di Almanacco Editore - fecero sì che venisse espropriato, per poter permettere l’esecuzione completa dell’opera grandiosa indicata dal Duce. Negli elaborati cartacei conservati in Archivio di Stato, relativi alla concentrazione in un unico edificio, costruito ex novo in pieno centro, dei più importanti uffici periferici dello Stato, dall’Intendenza di Finanza al Genio Civile, appare il visto di approvazione dello stesso Capo del Governo e fondatore del Fascismo”.

Il nuovo progetto, condizionato dalla preventiva acquisizione e demolizione di diversi antichi edifici di proprietà di influenti famiglie forlivesi (Montanari, Valdesi, Pantoli), andò incontro a enormi ed impreviste difficoltà. “I proprietari, ben determinati a ottenere il massimo risarcimento dalla vendita dei propri immobili, fecero ricorso ad amicizie e conoscenze altolocate, compresi alcuni familiari di Mussolini. Dovevano essere inoltre vinte le fortissime resistenze dei commercianti, che, con l'abbattimento dei propri negozi, rischiavano di chiudere la loro attività per sempre”.

Tutte queste istanze vennero soddisfatte grazie alla promessa che sarebbero stati aperti nuovi locali ad uso commerciale sotto il loggiato del nuovo edificio e al piano terra del Monte di Pietà. Dopo un tira e molla inimmaginabile per i tempi (siamo nel 1933), prevalse l’idea della sua distruzione. Risolta la questione, Mussolini intervenne presso le autorità politiche e amministrative della città affinché i lavori di costruzione venissero affidati alla Ditta Benini.

“Nella progettazione degli Uffici Statali – conclude Tramonti – Cesare Bazzani, che aveva già elaborato il disegno del nuovo Palazzo delle Poste, si misura con le concezioni razionaliste, approdando attraverso l’abbandono della simmetria e della arbitraria interpretazione degli ordini, ad una sorta di mediazione tra l’architettura romana classica e quella razionalista”. L’enorme costruzione pubblica venne ufficialmente inaugurata il 21 aprile 1937. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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