Forlì ieri e oggi

Forlì ieri e oggi

A cura di Piero Ghetti

Nella storia di Forlì c’è un altro "maggio della grande alluvione": correva l’anno 1939

La disastrosa alluvione che il 16 maggio scorso ha colpito Forlì e in particolare il quadrante occidentale della città, ha un precedente pressoché analogo risalente a più di 80 anni fa

La disastrosa alluvione che il 16 maggio scorso ha colpito Forlì e in particolare il quadrante occidentale della città, dai Romiti alla Cava fino ad intrappolare in una morsa fangosa anche l’area tra le vie Isonzo e Pelacano e l’intero quartiere di San Benedetto, ha un precedente pressoché analogo risalente a più di 80 anni fa. La memoria locale annovera infatti un altro “maggio della grande alluvione”, durissimo negli effetti nefasti come quello appena trascorso: correva l’anno 1939.

“La pioggia che da quaranta giorni discende con rare parentesi - annota nel suo Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna 1939-1945, alla data del 30 maggio, il bibliotecario comunale Antonio Mambelli - ha determinato una piena senza precedenti a memoria d’uomo, specie nei fiumi Ronco e Montone. Rotti gli argini in diversi punti, le acque hanno invaso i campi, sommerso le case, trascinato nella loro furia armenti, alberi, relitti d’ogni sorta”. Al Ronco, nella frazione omonima ancora raggruppata attorno alla chiesa parrocchiale e ben distinta dal capoluogo, “alla sinistra del fiume fino alla località Grotta e alla destra fino all’ansa in direzione di Forlimpopoli e Bertinoro, si è formato un lago immenso da cui emergono le cime degli alberi”.

Note dolenti e fortissime analogie anche per quanto riguarda il nucleo dei Romiti, sebbene all’epoca non fosse edificato come oggi: “In prossimità della chiesa di Santa Maria del Voto, sulla strada per Firenze, come dall’opposta parte in via Lunga, il livello del Montone ha raggiunto le case”. Il transito per Ravenna (allora come oggi, il collegamento viario fra i due capoluoghi è garantito dalla carrabile che costeggia l’argine) risultò interrotto nei pressi di Durazzanino: “Ivi le campagne sono allagate in modo impressionante”. Fra la Cosina e il ponte del Braldo collegante Villanova e San Martino in Villafranca, “il treno scorre sulle acque”. Alcuni contadini, dopo aver posto in salvo il bestiame nella notte, “trovano riparo nelle case padronali di città”.

Per implorare la cessazione del flagello e un miglioramento delle condizioni meteo, in Cattedrale venne scoperta l’immagine della Madonna del Fuoco, patrona dei forlivesi. In definitiva, le precipitazioni più copiose si ebbero dal 20 al 31 maggio, con piogge abbondanti a carattere di rovescio temporalesco nei giorni 21, 28 e 29. Durante il pomeriggio del 28 ci furono temporali violenti su buona parte del territorio, mentre nel periodo 29 - 30 maggio le piogge si manifestarono moderate, ma alternate a forti rovesci. Se il primo giugno compare un timido sole, il giorno successivo Mambelli annota la ripresa del maltempo: “La pioggia ha ripreso a scendere, a tratti violenta”.

Notizie di gravi alluvioni giungono da tutta la Romagna, in particolare da Rimini, Cesena e Faenza. “I raccolti sono devastati o sommersi. I profughi della Bassa Romagna vengono ospitati a Marina di Ravenna”. Alcune famiglie di coloni forlivesi alluvionati sono invece inviate nella bonifica Pontina (basso Lazio), col beneplacito di donna Rachele Guidi in Mussolini, che li scorta sino al treno. I danni sono ovunque enormi: soltanto a Forlì si contano 150 case lesionate e 500 persone rimaste senza tetto. In mezzo a tanta desolazione, le cronache del tempo riportano anche una sorta di miracolo, occorso in quel di Alfonsine.

“La notte dal 30 al 31 maggio - si legge in www.emiliaromagnameteo.com - abbiamo la massima piena del Senio. La popolazione, terrorizzata per la minaccia di rottura dell’argine, attende il disastro che incombe e che sembra imminente. A mezzanotte si verifica il grande prodigio: la piena comincia a decrescere. Alle 8 del mattino, l’abbassamento del livello delle acque segna 40 cm”. La gente che ha vegliato tutta notte comincia a rasserenarsi nell’animo, pure addolorata dalle gravi sventure causate dalla rottura del Lamone. I guasti prodotti dalle acque sono immensi in tutta la Romagna. “Alfonsine, uscita fuori dal pelago alla riva, si volge all’acqua perigliosa e grata”. 

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