Forlì ieri e oggi

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Quando la Luftwaffe cancellò da Forlì Melozzo degli Ambrogi

Il ricordo dell’opera di Melozzo da Forlì, persa per sempre quel tragico pomeriggio del 10 dicembre 1944, in cui perirono anche 19 persone, rimane nelle foto in bianco e nero scattate dallo Studio Alinari nel 1938

Tardo pomeriggio di domenica 10 dicembre 1944: un ordigno ad altissimo potenziale cancella per sempre la chiesa quattrocentesca di San Biagio in San Girolamo e 19 povere vite. "Alle 17,15 precise – scrive Antonio Mambelli nei suoi Diari - alcuni aerei tedeschi compaiono improvvisamente sui cieli". Si tratta di quattro "Focke-Wulf 190 F8", dotati ognuno di una sola bomba "Grossladungsbombe SB 1000" munita di spoletta "AZ 55 A" con sviluppo esplosivo orizzontale, anziché “ad imbuto” (mancanza del cratere) per farla esplodere prima dell'impatto al suolo.

La squadriglia era partita dall’aeroporto militare di Verona ed aveva viaggiato quasi a volo radente per non farsi scoprire dai radar inglesi. Giunti su Forlì, gli aerei sganciano il loro carico da 2.200 kg su San Biagio e in corso Diaz (nel punto in cui attualmente sorge il teatro Diego Fabbri). Le altre due bombe lanciate in periferia non scoppiano. Purtroppo funziona benissimo l’ordigno piovuto sull’area della ghiacciaia Monti, già monastero di Santa Chiara, appena divenuto deposito logistico dell’Esercito Britannico e con tutta probabilità il vero obiettivo dell’attacco. Un errore balistico di poche decine di metri provoca un danno irreparabile al patrimonio storico-artistico forlivese: l’esplosione disintegra infatti la Cappella Feo dedicata a San Giacomo Maggiore ed i magnifici affreschi di Marco Palmezzano e Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì. La cappella era stata aggiunta nel 1498 all’impianto originario della basilica, eretta nel 1433 per volere di Caterina Sforza, signora della città, che aveva inteso così onorare l’amante Giacomo Feo (sposato in segreto), ucciso in una congiura nel 1495 e lì sepolto.

Per farsi un’idea dell’opera melozziana persa per sempre, oltre alle provvidenziali foto in bianco e nero scattate dallo Studio Alinari nel 1938, in occasione della mostra celebrativa di Melozzo da Forlì, basta recarsi a Loreto, nella basilica della Santa Casa, e osservare la cupola della Sagrestia di San Marco. In San Biagio, la mano del maestro forlivese, “molto studioso delle cose dell'arte – scrive il Vasari - e diligente in fare gli scorti”, issato fra i grandi del Rinascimento italiano “per l’uso illusionistico della prospettiva e della luce tersa”, era visibile soprattutto nelle figure dei santi Giacomo e Giovanni dipinti sulla cornice della Cupola affrescata della Cappella Feo. “In essa – si legge nella pubblicazione ‘La chiesa di S.Biagio in S. Girolamo di Forlì’ del 1938, a firma di Carlo Grigioni – l’artista applicò le leggi della prospettiva, dal sotto in su, anche con più rigore di quel che aveva fatto a Loreto. Sotto il punto di vista tecnico, essa (la cupola, n.d.r.) è dunque il suo capolavoro ed è forse esercitazione superflua della critica ricercare fino a qual punto si spinse nell’esecuzione la mano del maestro e da qual punto comincia l’opera del Palmezzani”.

In definitiva, la leggendaria Cappella Feo era frutto del lavoro di collaborazione del Palmezzano e del Melozzo. Alla distruzione della chiesa scampò giusto un pugno di opere d’arte: il Trittico di Marco Palmezzano con la Madonna in Trono e Santi, l’Immacolata Concezione di Guido Reni realizzata nel 1627, un’acquasantiera quattrocentesca in marmo bianco e il sepolcro funebre di Barbara Manfredi, scolpito nel 1466 da Francesco di Simone Ferrucci e ricollocato al termine dei restauri nell’abbazia di San Mercuriale. Anche le campane dell’antica San Biagio continuano ad assolvere la loro funzione, essendo state rimontate sul campanile del Duomo, ricostruito a partire dal 1970. Alla fine degli anni Sessanta è stato assurdamente cancellato il relitto del porticato antistante la basilica, sopravvissuto alla bomba. Quegli antichi mattoni, che durante l’attacco aereo avevano salvato pure delle vite, pagarono senza appello il fatto di stonare con il prodotto della ricostruzione post bellica.

121_SanBiagio-CappellaFeo1_Facciata antica chiesa-2

121_SanBiagio-CappellaFeo2_CupolaMelozzo-2

121_SanBiagio-CappellaFeo3_Loreto-CupolaMelozzo-2

121_SanBiagio-CappellaFeo4_LunettaS.GiacomoMaggiore-2

Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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