Forlì ieri e oggi

Forlì ieri e oggi

Quando l’ipermercato era in pieno centro storico

Poco prima dell’ultima guerra, lo scomparso Palazzo Orselli si ritrovò al centro di un ipermercato “ante litteram”, “E Borg dal Sarach”. In quella fila di negozi che si fronteggiavano in via Quadrio, si poteva star certi di trovare qualunque cosa

Alla fine degli anni Sessanta, nell’ottica di aprire una valvola di sfogo nella cortina edificata di via delle Torri, l’Amministrazione Comunale di Forlì decise di completare la demolizione del settecentesco Palazzo Orselli, uscito danneggiato dalla guerra ma non certo in modo irreparabile. Se via Papini, l’attuale via Quadrio, fu ridotta a mero collegamento ciclo-pedonale fra via delle Torri e piazza Cavour, del povero edificio si perse ogni traccia, fino ad essere sostituito, nei primi anni Settanta, dall’area verde denominata Giardini Orselli. “Tra via delle Torri e piazza Cavour – scrive lo storico Paolo Poponessi nel libro “E’ Borg dal sarach”, dato alle stampe nel 2004 da Almanacco Editore - oggi si trova un ampio spazio a giardino. In questo vuoto c’era uno dei palazzi della vecchia Forlì in cui in principio ebbe dimora la nobile famiglia dei Brandolini.

A questi nel 1783 subentrarono i Papini ed infine gli Orselli, illustre casato della nostra città di origine veneta, da cui uscì una schiera di uomini di chiesa, valenti soldati, benefattori e patrioti”. Nel 1924, Palazzo Orselli entra nella disponibilità della “Società Pro Juventute” della Congregazione dei Padri Filippini, che vi insedia il Collegio educativo maschile “Orselli”. Con la definitiva partenza dei religiosi dalla città, poco prima dell’ultima guerra, l’edificio passa alla Curia vescovile che di lì a poco lo cede al Comune. Arrivano i bombardamenti alleati, che lo danneggiano ma non al punto da impedire che molti alloggi interni, subito dopo la Liberazione, venissero dati in comodato a forlivesi rimasti senza casa.

Nella seconda metà degli anni Trenta, Palazzo Orselli si era ritrovato al centro di un inaspettato ipermercato “ante litteram”, il leggendario “Borg dal Sarach”. In quella fila di negozi che si fronteggiavano in via Quadrio, si poteva star certi di trovare qualunque cosa. Il toponimo trae origine dalla piccola bottega di alimentari della Cesira, poi occupata dalla Casa del Parmigiano di Grignaffini Pietro. Le saracche, sardine salate esposte al pubblico in barili aperti, un tempo costituivano, assieme al pane, l’alimento principe della povera gente. Poco più avanti, all’angolo con la via De Amicis, laddove oggi c’è la tabaccheria “Le Erbe” di Di Battista Nadia avviata in origine da Chino e Maria Bargossi, impazzava la mitica osteria “Della Bomba”, gestita dalla famiglia Bosi.

L’articolo di punta era la canéna, vino leggero e molto economico oggi scomparso, alla portata anche delle tasche meno abbienti. Proprio nel punto in cui Palazzo Orselli finiva su piazza Cavour, c’era un tratto scoperto del canale di Ravaldino tombinato prima dell’ultima guerra. “Una banale strada acciottolata – si legge sempre nella pubblicazione di Almanacco dedicata al Borgo - era al centro assoluto dell’attenzione dei forlivesi. I negozianti che vi operarono furono innumerevoli e popolari”. Subito prima dell’ultima guerra faceva da anticamera il macellaio Pezzi, la cui bottega era posta in via delle Torri sulla destra della facciata del popolare “palazzaccio”, giusto a fianco del portone d’ingresso principale. Entrati nel borgo, sul lato Orselli spiccavano Zanelli il libraio, poi trasferitosi sotto il Palazzo comunale, Servadei il venditore di piatti, Martelli Roberto e Pippo Mezzetti con i loro fornitissimi alimentari, la cartoleria Zimelli, Stagnani con pulcini e sementi, la stamperia Monti già Cicognani, la celebre Medea con la sua varechina, Biffi con sapone e detersivi e Ferruccio il falegname, senza però dimenticare altri due macellai del calibro di “Bacocca” e Zanzani. Sull’altro fronte vanno citati, da via delle Torri, Cestari con cappelli e berretti, Stenio Antonelli, titolare dell’omonima bottega di tessuti.

E poi, a seguire e tutti d’un fiato, “Fiuretta” col baccalà, Zannoni coi filati, Brani Amleto detto Minguzz, la Gnafa col baccalà e le saracche, Maciarol col suo bellecott, pietanza pesante ma ricercata fatta di trippa e sanguinaccio, Monti col burro, il venditore d’olio Mazzamurro e infine la “Maria della pasta”. Dulcis in fundo c’era la Bomba. Nel 2004, nel tentativo di recuperare commercialmente quell’area, lo stesso Antonelli (da poco scomparso) coinvolge tutti i commercianti di via Quadrio nell’associazione “E borg dal sarach”. Per dare un’immagine corale al loro sforzo imprenditoriale, decidono di apporre una ceramica esterna con la denominazione di ciascun esercizio, seguita dall’installazione di luci, tende e fioriere della stessa tipologia. La convenzione, che di lì a poco incassò l’appoggio dell’Amministrazione Comunale di Forlì, prevedeva anche un coordinamento decennale nei rapporti con l’utenza, come l’adozione di orari, servizi e campagne pubblicitarie comuni. Non sarebbe male ripetere quell’esperienza anche ai giorni nostri, tipicizzando commercialmente una o più aree del centro storico. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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