Forlì ieri e oggi

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16 settembre 1956: la chiesa parrocchiale di Roncadello rinasce dalle ceneri della guerra

Il patrimonio monumentale forlivese ha pagato prezzi altissimi nel corso dell’ultima guerra.

Il patrimonio monumentale forlivese ha pagato prezzi altissimi nel corso dell’ultima guerra, a cominciare dalla quattrocentesca San Biagio in San Girolamo: nel pomeriggio del 10 dicembre 1944 la chiesa è totalmente distrutta da una sola bomba tedesca ad alto potenziale (tipo Grossladungsbombe SB 1000 munita di spoletta AZ 55 A per farla esplodere prima dell'impatto col suolo), che annienta 19 povere vite e l’intero ciclo pittorico della Cappella Feo attribuito a Marco Palmezzano su cartoni di Melozzo degli Ambrogi.

Sempre quel giorno e ancora per mano germanica, in corso Diaz spariscono i Palazzi Brandolini Dall’Aste e Prati Savorelli: “L’attacco aereo – scrivono Gabriele Zelli e Marco Viroli in ‘I giorni che sconvolsero Forlì. 8 settembre 1943-10 dicembre 1944’ - provocò danni gravissimi alla preziosa collezione di dipinti pregiati, ai cristalli, alle ceramiche e ai mobili in stile Luigi XV custoditi in Palazzo Prati. Furono ben 192 i pezzi della Quadreria Prati distrutti da quel bombardamento”.

L’ordigno crea il vuoto dal cortile di palazzo Prati fino a via Caterina Sforza: in tutto muoiono 60 persone. Se è di dominio pubblico la perdita delle opere melozziane custodite a San Biagio, pochi sanno della distruzione pressoché sistematica di chiese e centri di culto religiosi posti in periferia e nella campagna a nord del Cittadone. Da Santa Maria Lauretana di Bussecchio, Coriano e Fornò, a Bagnolo, Poggio, Durazzanino, San Tomè, Malmissole e Branzolino, San Martino in Villafranca e Villafranca, per continuare con Coccolia, Durazzano e San Pancrazio, fino ad allungare lo sguardo al campanile della pieve millenaria di San Pietro in Trento, al santuario di Sulo di Filetto e alle chiese di San Cristoforo e Chiesuola: Antonio Mambelli nel suo “Diario degli avvenimenti in Romagna dal 1939 al 1945” descrive un’immane distesa di macerie. Un cenno a parte merita Roncadello di Forlì (per distinguerla dall’altra località omonima esistente alle porte di Cremona): il sostegno dato dalla comunità locale alla rinascita del complesso parrocchiale, è corale.

Se il centro storico di Forlì viene liberato dalle forze Alleate alle prime ore del 9 novembre 1944, nella vivace frazione posta sul Canale di Ravaldino (il toponimo è riconducibile alla “roccadella”, ossia piccola rocca esistente in loco a protezione della millenaria pieve di Barisano), la Wehrmacht si trattiene per altri 4 giorni sino al 13 novembre. Il giorno 2 si era però accanita sulla povera chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo, poggiante su basi medioevali ma risalente al 1727 (il campanile era stato ricostruito da pochissimo, nel 1933): “I soldati tedeschi – si legge nella pubblicazione “Roncadello la sua storia” edita nel 1996 dalla comunità parrocchiale guidata dall’indimenticabile don Varo Mingozzi (la parte storica è affidata a don Franco Zaghini) - posizionarono delle mine attorno al complesso e fecero saltare ogni cosa: la chiesa, la canonica, il campanile ed il vecchio ponte sul Canale di Ravaldino. Tutto fu raso al suolo, si salvarono solo le quattro campane dedicate al Sacro Cuore, alla Madonna, a Sant’Antonio e a Santa Anastasia. Per assicurarsi la fuga minarono anche l'altro ponte sul canale, quello che collega l'attuale via Due Ponti con Largo Roccatella ed il centro del paese, ma non lo fecero esplodere”.

Solo durante i lavori di rifacimento del ponte, nei primi anni del terzo millennio cristiano (ora c'è una rotatoria), sono stati ritrovati questi ordigni inesplosi. La prima pietra della ricostruenda chiesa è posta mercoledì 13 aprile 1955: “I lavori sono affidati alla ditta Benetti – scrive simpaticamente don Varo - nella speranza di celebrare presto la posa dell’ultima”. La solenne inaugurazione del nuovo complesso da parte del vescovo mons. Paolo Babini, avviene il 16 settembre 1956: “Il grande quadro in tela, ora sopra il portale della chiesa, è opera del Marchetti, datato 1850, e rappresenta la Madonna con ai lati i SS. Pietro e Paolo”.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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