Forlì ieri e oggi

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Forlì snobba Sant’Antonio da Forlì

Una chiesa a lui intitolata c’era, ma è stata sconsacrata nel 1806

Gli agiografi sono concordi: l’evento soprannaturale che ha decretato la grandezza nella chiesa e nel mondo di Fernando Martins de Bulhões, rimasto nella storia come Sant’Antonio da Padova, è avvenuto a Forlì, città che non gli ha mai dedicato alcun toponimo, via, strada o piazza. Una chiesa a lui intitolata c’era, ma è stata sconsacrata nel 1806. Antonio manifestò la sua forza spirituale nel 1222 a Forlì, nello scomparso convento francescano posto all’angolo tra le attuali vie Fratti e Nullo, poi divenuta chiesa di San Pietro dei Battuti Bigi.

I francescani rimasero qui fino al 1266, per poi trasferirsi in San Francesco Grande, l’imponente centro di culto posto in piazza Cavour, sparito in età napoleonica. Uomo di grande cultura, Fernando nasce nel 1195 a Lisbona da famiglia benestante e aristocratica. Nel 1210 entra a far parte dei Canonici regolari della Santa Croce in Lisbona, per poi entrare nel 1220 nell’ordine francescano col nome di Antonio. Nel 1221, diretto sulle coste africane “per convertire i Mori”, viene trascinato da un fortunale in Sicilia: questo gli salva la vita e lo porta a partecipare al Capitolo Generale ad Assisi, dove vede ed ascolta di persona San Francesco, fondatore della sua regola. Terminato il capitolo, Antonio è inviato dallo stesso Poverello d’Assisi a Forlì: qui frate Graziano, superiore dei francescani in Romagna, lo manda a Montepaolo di Dovadola per prestarvi servizio come sacerdote.

Nel settembre 1222 scende a Forlì con la sua comunità ad assistere ad un’ordinazione sacerdotale. Venuto a mancare il predicatore ufficiale, gli viene chiesto di sostituirlo. Dopo l’inevitabile incertezza iniziale, come per una folgorazione inizia a parlare e dissertare sulle Sacre Scritture con tale padronanza di linguaggio e contenuti, che apparve chiaro l’intervento soprannaturale. Quel fatto cambiò definitivamente la sua vita: Antonio da Forlì (così era conosciuto all’epoca) comincia a predicare con successo e a compiere innumerevoli miracoli in Italia e Dalmazia. San Francesco lo invia in Francia a contrastare la diffusione del movimento dei Catari, che la Chiesa di Roma giudicava eretico. Antonio sarà poi trasferito a Bologna e infine a Padova, dove fu colto dalla morte, probabilmente per attacco cardiaco, al convento dell’Arcella il 13 giugno 1231: aveva appena 36 anni. La Chiesa, nella persona di papa Gregorio IX, in considerazione della mole di miracoli attribuitagli, lo canonizza dopo solo un anno dalla morte. Papa Pio XII l’ha proclamato “Dottore della Chiesa” il 16 gennaio 1946.

“Nel 1222 – si legge nel “Dizionario Antoniano” di padre Ernesto Caroli - Forlì accolse sant’Antonio a tutti sconosciuto e lo rivelò come grande teologo e oratore”. Di lì a poco, il santo iniziò a girare per l’Europa recando ovunque la sua miracolosa verve predicatoria. “Si narra che a Padova, al culmine della sua fama, sia accorso ad ascoltarlo una folla di trentamila persone”. La domanda che ci poniamo ora è perché un santo fra i più venerati nel mondo cristiano, non abbia alcun toponimo, via, strada o piazza a lui dedicati nella città dove il suo proverbiale eloquio si è rivelato in tutta la sua forza, la sera del 23 settembre 1222. Ad onor del vero, una chiesa a lui riferita, detta di Sant’Antonio Nuovo (da non confondere con Sant’Antonio Vecchio, il sacrario di tutti i caduti posto in corso Diaz), è esistita in via Silvio Pellico. Aperta al pubblico nel 1647 durante l'episcopato di Giacomo Theodoli, ospitò per decenni la Confraternita di San Paolo dei Canapini.

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Non lontano, lungo l'odierna via Maroncelli, esisteva nell'alto Medio Evo una chiesa parrocchiale dedicata a San Matteo: in alcuni locali adiacenti vi era persino la sede episcopale. Dopo il trasferimento del vescovado prima in corso Garibaldi e poi nell’attuale piazza Dante, la chiesa fu venduta ed adibita ad altri usi: il titolo di parrocchia venne così attribuito a Sant'Antonio Nuovo o da Padova. Ma fu una funzione di breve durata: nel 1806, durante il dominio napoleonico, la chiesa è sconsacrata e venduta al faccendiere Luigi Belli, che distrusse il campanile e la cappella maggiore, fino a ridurre il tutto a magazzino. Dopo ulteriori cambi di proprietà, nel corso dei quali è stata persino il Calzaturificio Marinella, nel 1990 è acquistata da Domenico De Crescenzo. Oggi è sede dell’atelier “Emozioni in Fotografia” di Debby Cosenza. 

Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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