Lunedì, 15 Luglio 2024
Forlì ieri e oggi

Forlì ieri e oggi

A cura di Piero Ghetti

Quando il collegio Tartagni accoglieva gli orfani forlivesi

Eretto tra il 1931 e il 1935 sull’allora viale delle Milizie, oggi intitolato ad Antonio Gramsci, l’Orfanotrofio Sandro Italico Mussolini riunì l’intero sistema di attenzione ai minori abbandonati, avviato in città sin dal XVI secolo

Dal 2005 ospita la clinica privata Villa Igea, facente parte dal 2015 del Gruppo “Ospedali Privati Forlì Spa”, cui è affidata la “governance” delle storiche strutture sanitarie forlivesi. Quando sorse, nel 1935, l’Orfanotrofio Sandro Italico Mussolini, dal nome del nipote del Duce (era il figlio del fratello Arnaldo) ucciso a soli 20 anni dalla leucemia, riunì l’intero sistema di attenzione ai minori abbandonati, avviato in città sin dal XVI secolo.

Tutto nasce nell’anno 1591, allorché il Comune di Forlì e l’allora vescovo Fulvio Teofili crearono un ospizio, con lo scopo di fare “alloggiare, nutrire e istruire i fanciulli che, in seguito a una grave carestia, mendicavano a stento la vita”. Fino al settembre 1925, l’Orfanotrofio maschile ha avuto sede nei locali delle vecchie scuole musicali, in via Caterina Sforza e visse principalmente di beneficenza da parte dei privati. Nel 1922 la struttura ospitava un totale di 42 orfani, scesi a 39 nel 1925. Per le bambine, invece, fin dal 1579 era stato istituito un Conservatorio per le giovani mendicanti con il nome di Sant’Anna. Nel 1927, l’orfanotrofio accoglieva gratuitamente fanciulle povere provenienti da zone rurali per avviarle a un’arte o a un mestiere, ma anche giovani da famiglie meno disagiate a pagamento. Nel 1925 la struttura ospitava 25 bambine.

Eretto tra il 1931 e il 1935 sull’allora viale delle Milizie, oggi intitolato ad Antonio Gramsci, il grande Orfanotrofio Sandro Italico Mussolini andò a chiudere scenograficamente il nuovo viale Guglielmo Marconi d’uscita dalla città e di congiunzione col centro storico. Il progettista Leonida Emilio Rosetti, artefice a Forlì di numerosi altri progetti (anche se il Tartagni fu l’unica opera commissionatagli dal pubblico), grazie alle torrette laterali soprastanti la facciata principale dell’edificio, si inserì a pieno titolo nel filone architettonico neoclassicista, che a Forlì vanta esempi assoluti a cominciare dal Palazzo delle Poste e Telegrafi di piazza Saffi, di chiara matrice Bazzaniana.

E’ scaturito un complesso veramente funzionale, in grado di sposare, anche a vista d’occhio, il voluto distacco dei volumi interni. L’intero fabbricato, capace sulla carta di ospitare sino a 100 ragazzi (anche se in media non superarono mai le 40 unità), era dotato di impianto di termosifone e di acqua corrente. “I fanciulli accolti – si legge in Gli oltre sette secoli degli orfanotrofi di Forlì edito nel 1999 da Synchro Snc - erano di nascita forlivese, legittimi o riconosciuti, tra il sesto e il nono anno di età, ma potevano essere ammessi anche altri bambini, dietro pagamento di una retta mensile. Una volta entrati compivano il corso di istruzione obbligatoria, seguito dall’apprendistato in un mestiere loro confacente”.

Nel 1940 il Collegio Tartagni, dal nome della famiglia che donò il denaro per erigerlo su un terreno appartenente alla Congregazione di Carità, entrò a far parte dell’Ente Orfanotrofi di Forlì. Nel 2008 quest’ultimo si fonde con l’Asilo Santarelli, dando luogo così all’Asp Oasi. L’ultimo gesto della partecipata risale al 2014 con la presa d’atto sua definitiva estinzione, da parte del Consiglio Comunale di Forlì: questo consentì all’Amministrazione territoriale di piazza Saffi di acquisire il patrimonio immobiliare dell’ex Ente Orfanatrofi, stimato in un valore di mercato di 18,4 milioni di euro e un debito, accumulato negli anni, di 2,3 milioni di euro. Oltre all’ex collegio Tartagni, figuravano palazzo Morattini in via Maroncelli, l’ex asilo Santarelli di via Caterina Sforza, un paio di case in via Numai, altrettante in via Sant’Antonio Vecchio e sette poderi. Rimasto a lungo inutilizzato, negli anni ’80 e ’90 è stato contenitore didattico, tanto da ospitare anche la Scuola professionale commerciale “Ivo Oliveti”.

Nel 2005, per permettere alla struttura di ospitare la clinica privata Villa Igea, trasferita in loco dalla preesistente sede posta in viale Fulceri, viene adottata una delibera Consiliare di variante al Piano Regolatore. “L’ex Collegio – si legge in www.ospedaliprivatiforli.it – è stato ristrutturato mantenendo intatte le caratteristiche storiche ed artistiche, ed ampliato fino a raggiungere la superficie attuale di circa 8.000 metri quadri. Gli spazi includono aree per la degenza, locali per attività socio-ricreative, una biblioteca e, al piano terra, gli ambulatori e i punti di accettazione e prenotazione”.

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