C'era una volta il brefotrofio degli orrori

Fino al 1944 tutto filò liscio secondo la destinazione originaria. Poi, al culmine della guerra, con l’Italia del nord occupata militarmente dai tedeschi, le funzioni del brefotrofio cambiarono tragicamente: le sue cantine divennero, infatti, carcere politico e camere di tortura.

Oggi ospita il Centro per l’Impiego e il Centro Servizi Amministrativi di Forlì-Cesena dell’Ufficio Scolastico per l’Emilia Romagna, in pratica la Direzione didattica provinciale. Quando fu eretto, tra il 1925 e il 1928, dalla Società Cooperativa fra Lavoranti Muratori su progetto degli architetti Gambi e Baccarini, aveva tutt’altra funzione: quella di Brefotrofio provinciale. Al suo interno trovarono, infatti, accoglienza gli “esposti”, i figli illegittimi nati fuori dal matrimonio, in alcuni casi con le rispettive madri. Le giovani potevano accedere alla struttura ancor prima di partorire, ed eventualmente decidere di lasciare i piccoli in adozione al compimento del sesto anno d’età. Il grande edificio posto al civico 24 di viale Salinature, copriva una superficie di 550 metri quadrati e poteva accogliere fino a 50 minori.

51_ExBrefotrofio1-2“Primo intervento architettonico a Forlì da parte del regime fascista – scrive Ulisse Tramonti in “Itinerari di architettura moderna” – è localizzato al centro di un’area ortiva allora tranquilla, lontana dai rumori del centro. L’impianto planimetrico-distributivo proposto è impostato su quello ormai consolidato a sviluppo lineare e diffuso sul territorio nazionale dal competente ministero: numerose ed evidenti sono le analogie con la coeva Casa dei sanitari di Predappio (…). Il primo piano accoglieva, separati dal vano scala, le sale per le partorienti e i dormitori dei bambini; nel secondo, ristretto al solo corpo centrale, trovavano collocazione gli alloggi delle suore”.

L'Istituto Provinciale per l'Infanzia di Forlì, istituito nel 1931, utilizzava i più moderni presidi di natura tecnica e sociale. Per almeno vent’anni, tutto è filato liscio secondo la destinazione originaria. Poi, al culmine della guerra, con l’Italia del nord occupata militarmente dai tedeschi, le funzioni del brefotrofio cambiarono tragicamente. Dopo la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, 23 dei 60 membri del servizio di sicurezza delle SS della Capitale vennero trasferiti a Forlì, dove costituirono un Aussenkommando, l’organo preposto al terrore e allo sterminio, composto da tre organismi: i servizi di sicurezza (SD), la polizia criminale (SIPO) e le stesse SS. Si accedeva all’edificio da due ingressi, uno sul viale e uno sul retro, entrambi protetti da paraschegge. Il piano interrato era formato da un lungo corridoio sul quale si affacciavano dieci stanze, quattro delle quali furono adibite a celle. In queste furono stipati sino a 50 prigionieri.

“Ma era al piano terra – si legge su https://resistenzamappe.it/forli/fc_ebrei/fc_ex_brefotrofio - il luogo più temuto dai prigionieri: la stanza degli interrogatori”. Al piano superiore si trovavano le stanze degli ufficiali delle SS comandati dal capitano Karl Schutz, processato nel 1947 per la strage delle Fosse Ardeatine. Il personale tecnico (dattilografo, telefonista e usciere) era costituito da poliziotti italiani distaccati dalla Questura. Il brefotrofio venne scelto come carcere perché sorgeva in un luogo isolato, che garantiva la clausura assoluta dei prigionieri ma, soprattutto, impediva che le grida dei torturati venissero udite. Del dramma occorso fra quelle mura ci ha lasciato una testimonianza l’avvocato Oreste Casaglia, scomparso nel 1946. Il patriota vi fu detenuto per quindici giorni.

“Egli fu uno dei pochi fortunati ad essere liberato, mentre la stragrande maggioranza fu inviata nei campi di concentramento in Germania o alla morte per rappresaglia”. Da quel luogo furono prelevati quattro dei fucilati di Russi (2 agosto 1944), i tre fucilati in via Rossetta di Bagnacavallo (27 agosto), i quattro impiccati di Branzolino (29 agosto), i sei impiccati di San Tomè (9 settembre). Tre antifascisti seviziati fra quelle mura, Antonio Zoli, Edgardo Ridolfi e William Pallanti, furono fucilati a Carpinello il 27 luglio 1944. Nel mese di settembre, prima di ritirarsi da Forlì, il distaccamento delle SS uccise in tre diverse occasioni, nei pressi dell’aeroporto, oltre quaranta persone. Fra queste, diciassette erano di origini ebraica, in gran parte donne. All’esterno dell’edificio è oggi visibile una lapide che ricorda i giorni dell’orrore. Negli anni Sessanta, aboliti i brefotrofi, progressivamente sostituiti da un lato dagli istituti dell'adozione e dell'affidamento, dall'altro dalle case famiglia, la struttura è divenuta sede dell’Istituto Provinciale della Maternità e Infanzia. Nelle ex lavanderie, con accesso da via Andrelini, è ospitato il Centro per la Pace “Annalena Tornelli”. 

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