Forlì ieri e oggi

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Quando il Palazzo di Giustizia cancellò la via Bagnola

Mastodontico, ingombrante… Sin dalla sua apparizione nel cuore del centro storico, alle spalle di San Mercuriale, si sono sprecati gli aggettivi per definire il Palazzo di Giustizia di Forlì. Come documentato da Sauro Rocchi e Vittorio Mezzomonaco in “C’era una volta la via Bagnola”, bastarono pochi mesi per annientare due isolati, quando per erigerli erano occorsi dei secoli

Mastodontico, ingombrante… Sin dalla sua apparizione alle spalle della basilica di San Mercuriale, si sono sprecati gli aggettivi per definire il Palazzo di Giustizia di Forlì. L’idea di questa enormità nel cuore del centro storico, adattando al Cittadone (la città del Duce) il progetto che Marcello Piacentini aveva già realizzato a Milano, cominciò a concretizzarsi alla fine degli anni Trenta. Come già avvenuto con il nuovo Palazzo delle Poste e Telegrafi in piazza Saffi, per la cui realizzazione, nel 1932, furono sacrificati gioielli del calibro di Palazzo Pantoli con gli affreschi del Giani, di Palazzo Landini e dei portici medievali delle case Monti in corso Mazzini, la Regia Soprintendenza non mancò di manifestare dolorosi mal di pancia: anche in questo caso bisognava, infatti, fare “tabula rasa” di edifici in gran parte d’epoca medioevale.

Ancora una volta, la doverosa obiezione dell’ente deputato alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico italiano, fu respinta: l’interesse preminente era dotare Forlì di una sede definitiva per la funzione giudiziaria, che a quel tempo era sparsa in più siti, fra cui il Palazzo Comunale di piazza Saffi (lato corso Garibaldi), l’ex Convento dei Servi di Maria in piazza Morgagni e il Palazzo degli Uffici Statali con ingresso da via Pedriali. Nel 1924 era maturata l’idea di insediare il tribunale nel restaurando Palazzo Paulucci Piazza, poi divenuto Palazzo del Governo (Prefettura).

I lavori, iniziati nel 1932 su progetto dell'architetto Leonida Emilio Rosetti, furono interrotti l'anno seguente su intervento dello stesso Benito Mussolini, che aveva ormai aderito all’idea di un contenitore unico per l'organizzazione giudiziaria, anche dal punto di vista architettonico. Nel 1937, il Ministero dei Lavori Pubblici bandì il progetto per la sua realizzazione. Come documentato da Vittorio Mezzomonaco e Sauro Rocchi nella pubblicazione “C’era una volta la via Bagnola”, bastarono pochi mesi per annientare due isolati, quando per erigerli erano occorsi dei secoli.

"La via Bagnola - scrive Mezzomonaco - era sorta nel Medioevo, quando la città, in fase di espansione dopo aver preso dentro le mura il complesso di San Mercuriale con annessi, orti, giardini e cimiteri dei monaci vallombrosiani, aveva portato i suoi confini al limite dell’attuale Piazza XX Settembre, ad una strada che senza nulla concedere alla poesia o alla fantasia, fu chiamata Via Chiavica”. Ai tempi dell’Unità d’Italia, la via Bagnola fu dedicata a Nino Bixio, il fedelissimo luogotenente di Giuseppe Garibaldi. Gli edifici che si fronteggiavano ai lati dell’arteria in selciato, sebbene non appariscenti dal punto di vista artistico, erano comunque antichi e carichi di storia.

"La Bagnola - continua l’ex direttore degli Istituti Culturali forlivesi - aveva due sorelle gemelle: il Vicolo Gagni poi divenuto via Lazzaretto e la via delle Cordelle, oggi dedicata ad Arnaldo da Brescia”. I lavori del nuovo Palazzo di Giustizia, su progetto del vincitore del concorso Francesco Leoni, furono affidati (a trattativa diretta) alla ditta Cantieri Benini, che eseguì celermente anche la “pulizia” dell’area dagli edifici preesistenti e avviò il cantiere nell’aprile del 1939. L’idea di Leoni era di far interagire la bicromia del nuovo edificio con il mattone a vista della vicina San Mercuriale.

Il primo lotto (in sostanza lo scheletro dell’edificio), del costo preventivato di 3 milioni e mezzo di lire prelevati in gran parte dal fondo personale di Mussolini, fu eseguito rapidamente. Poi divampò il secondo conflitto mondiale e il “casermone” rimase incompiuto. Se non altro, quello scatolone vuoto arrivò ad offrire un riparo a tanti forlivesi (si parla di 120, 150 famiglie) rimasti senza tetto a causa della guerra: le ultime se ne andarono nel 1965, l’anno in cui ripresero i lavori di completamento. La definitiva inaugurazione risale al 1969, anche se il grande edificio aveva già iniziato ad operare nel 1968, dando ospitalità a Tribunale, Corte d’Assise, Pretura e Procura della Repubblica. "Delle due strade sorelle - conclude Vittorio Mezzomonaco - si è almeno salvato un lato, ma per la povera via Bagnola, sepolta dalla mole del nuovo edificio, non ci fu giustizia…anzi, ce ne fu troppa, tanta che se la mangiò".

70_PalazzoGiustizia4_La via Bagnola, disegno di Alessandro Sclavo del 1928-2

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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