Forlì ieri e oggi

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Gioie e dolori del complesso barocco di S.Filippo Neri

La particolarità della chiesa di San Filippo Neri, in via Giorgina Saffi, è di essere stata eretta su parte del Guasto degli Orsi. L’annus horribilis per San Filippo Neri fu il 1967: valutato antieconomico recuperare l’ex convento dei Filippini, ammalorato da danni bellici e incuria, si decise la demolizione. Al suo posto è sorta la Scuola Elementare Diego Fabbri

La particolarità della chiesa di San Filippo Neri, in via Giorgina Saffi, è di insistere su parte dell’area precedentemente occupata dal sontuoso Palazzo Orsi. Rei di aver cospirato contro Caterina Sforza nella grande congiura del maggio 1488, che aveva portato all’uccisione del marito Girolamo Riario, pugnalato a morte nella Sala delle Ninfe del Palazzo della Signoria (l’attuale sede comunale), i nobili signori forlivesi furono costretti all’esilio. La loro dimora finì letteralmente “tabula rasa”, tanto da originare il celeberrimo Guasto degli Orsi, la desolante spianata nel cuore dell’urbe, colmata nella sua interezza solo due secoli dopo. In prima battuta fu edificato il Monte di Pietà, attuale sede della Fondazione della Cassa dei Risparmi: i lavori iniziarono nel 1514 per terminare nel 1646. Alla decisione di realizzare la chiesa di San Filippo Neri, che ha una pianta a croce latina ad unica navata con due cappelle per lato, si pervenne invece nel 1642 per volontà di Fabrizio Dall'Aste. La prima Messa fu celebrata il 26 maggio 1645 dal vescovo Teodoli. Alla facciata esterna semplice ed apparentemente piccola, si contrappone un interno barocco sorprendentemente spazioso, ricco di stucchi e di affreschi culminanti nelle scene di vita di San Filippo Neri, realizzati da Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna. Al centro della navata spicca la base di un pozzo: anticamente posto all'interno del Palazzo degli Orsi, è ritornato alla luce durante gli ultimi restauri di consolidamento avvenuti dopo il 2000. Nel 1650, alla chiesa venne aggiunto anche il convento dei Padri Filippini. Figlio di un notaio, Filippo Neri, nato a Firenze nel 1515, subì l'influenza dei domenicani di San Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, tanto da decidere, all’età di 18 anni, di trasferirsi a Roma per dedicarsi ai giovani della città.

Nel 1551 fu ordinato prete e nel 1575 organizzò la Congregazione dell'Oratorio, la stessa che a Forlì ha retto la chiesa e il convento a lui dedicati fino alla soppressione, decretata dalle truppe napoleoniche d’invasione nel maggio 1810. La chiesa rimase però aperta al culto, essendo divenuta luogo di ritrovo degli studenti forlivesi. Nel 1821 vi si insediarono i Gesuiti, che fino al 1773 avevano operato nel complesso di San Francesco d’Assisi, in corso Garibaldi. Nel 1780 la chiesa ha subito alcune importanti trasformazioni, che le hanno dato l'aspetto attuale. Nel 1865, con la seconda soppressione ecclesiastica imposta dallo Stato Unitario Italiano sotto egida Savoia, San Filippo assunse la funzione di teatro della Società Filodrammatica. Nel 1909 divenne anche luogo di deposito della colonna della Madonna del Fuoco appena rimossa da Piazza Maggiore: vi rimase fino al 1927 allorchè fu ricollocata a fianco della Cattedrale. Proprio il 26 maggio di quell’anno, in occasione della solennità di San Filippo Neri, la chiesa è stata restituita al culto cattolico, tanto da divenire nel 1942 sede dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento per ordine del vescovo monsignor Giuseppe Rolla. Danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra, è stata chiusa nel 1953 per effettuarvi ingenti lavori di restauro e ridecorazione. L’annus horribilis per San Filippo Neri fu però il 1967. Erano i tempi del commissario prefettizio (Forlì rimase senza governo locale dal 1966 al 1970) e bisognava decidere le sorti dell’ex convento dei Filippini, nella prospettiva di insediarvi un edificio scolastico. Valutato antieconomico il suo recupero, essendo molto ammalorato da danni bellici e incuria, si preferì la strada della demolizione. Al suo posto è sorta la scuola elementare Diego Fabbri. Rimasta priva del suo appoggio naturale, la chiesa ha subito richiesto impegnativi lavori di consolidamento che si sono protratti fino al 1990 e poi, in ulteriore battuta, sino al 2005. L’intervento di recupero ha riguardato anche gli interni: spicca la ripulitura della sacrestia e degli arredi lignei, annoverati fra i più belli di tutta l’Emilia-Romagna. 

Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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