Quando la Torre Civica faceva paura ai forlivesi

La Torre Comunale è stata ricostruita fra il 1975 e il 1977 grazie ad una sottoscrizione pubblica. Le cronache medioevali ricordano che era molto malvista dalla gente: spesso alla sua sommità erano appese le teste mozzate dei giustiziati, perché si potessero vedere da ogni angolo della città

La mattina del 9 novembre 1944, assurto convenzionalmente a giorno della Liberazione di Forlì (anche se l’esodo definitivo della Wehrmacht avvenne solo il 13), la città si risveglia mutilata delle sue torri. Sopravviveva solo il campanile di San Mercuriale, sebbene fosse ancora minato. “All’1,45, senza preavviso alcuno, a distanza di dieci minuti fra l’una e l’altra esplosione, i tedeschi fanno saltare la torretta degli Uffici Statali, la Torre dell’Orologio, di cui rimane solo un mozzicone a punta, di poco elevato sopra i tetti degli edifici circostanti, il campanile del Duomo, torre in antico degli Orgogliosi, alto 42 metri, più volte restaurato”. La cronaca è quella del bibliotecario comunale Antonio Mambelli, autore del “Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945”, Lacaita Editore. “La torre municipale – continua il cronista – testimone non meno di tante vicende, precipitando ha sfondato il soffitto della sala del teatro, abbattuto la parete d’ingresso, ingombrato con l’enorme mucchio delle sue macerie, la piazzetta antistante”. Cadendo al suolo, la Torre Civica aveva travolto il glorioso Teatro Comunale. Eretto nel 1776 su progetto dell’architetto imolese Cosimo Morelli, non sarà più ricostruito. Per almeno un trentennio, della gloriosa torre è rimasta solo la base, utile a dividere le due piazzette XC Pacifici e Della Misura, in attesa di una ricostruzione caldeggiata da più parti. Nei primi anni '70 fu bandita finalmente una pubblica sottoscrizione: il rifacimento, come si legge nella deliberazione consiliare del tempo, fu deciso “per restituire alla città uno dei simboli più antichi che da sempre hanno contraddistinto il profilo della città”. I lavori, iniziati nel 1975, si conclusero due anni dopo, nel 1977. La torre del pubblico orologio, conosciuta anche come torre civica o comunale, era stata eretta in epoca medievale su un antico manufatto romano, posto sulle rive di un ramo del fiume Montone che scorreva sotto il loggiato comunale (il popolare “Ponte Buio”, che è anche il titolo di un’opera letteraria del compianto Giuliano Missirini). Quell’alveo fu poi occupato dal corso artificiale del Canale di Ravaldino, tuttora esistente anche se coperto. Le cronache medioevali ricordano che la torre civica era molto malvista dalla gente: spesso alla sua sommità erano appese le teste mozzate dei giustiziati, perché si potessero vedere da ogni angolo della città.

La base della torre ospitava una prigione in cui era preferibile morire di stenti: l’alternativa era, infatti, lo squartamento. “I quattro tronconi delle membra – si legge su Wikipedia - venivano esposti nei pressi delle porte della città, mentre il capo, conficcato su una picca, veniva esposto sulla cima della torre come macabro avvertimento, e lì vi rimaneva fino a che non fosse caduta”. Il disastroso terremoto del 1781 fece crollare parte della sommità dell’antica torre civica. Il legato pontificio cardinale Sanseverino ne dispose il restauro, dopo che nel 1818 si erano evidenziati pericolosi cedimenti nell’angolo di nord ovest. Il Consiglio Comunale del 13 marzo 1819 approvò anche la sopraelevazione. Poi la distruzione definitiva nel corso dell’ultimo conflitto mondiale. La torre attuale è più alta dell’originale, poiché misura 70 metri in luogo dei 65 precedenti. La presenza di un orologio alla sommità è attestata da più fonti fin dal XIV secolo. Anticamente era controllato dal “magister orologi”, responsabile del funzionamento e della manutenzione. Ancora agli inizi del 1900, le tre campane avevano funzioni diversificate: la più grande chiamava a raccolta i pompieri in caso d’incendio, la più piccola gli alunni delle scuole elementari e l’ultima suonava le ore. Come in origine, l’orologio attuale ha quattro quadranti, uno su ogni lato della torre. Il meccanismo elettronico risale ai tempi della ricostruzione, ma è stato in gran parte sostituito alla fine degli anni ’80 con uno più moderno, affidato alla manutenzione della ditta Meloncelli di Mantova. Recintata da qualche tempo per ovviare alla caduta di calcinacci, la Torre Civica è in attesa del consolidamento definitivo a cura del Comune. 

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