Quando il nuovo Palazzo delle Poste cancellò secoli di arte e storia

Palazzo Pantoli con gli affreschi del Giani, via Masini, Palazzo Landini e i portici medievali delle case Monti: tutte perle incastonate fra piazza Saffi e corso Mazzini che sono andate perdute nel 1931, in seguito alla decisione di Benito Mussolini di realizzare il nuovo Palazzo delle Poste

Alcune foto inedite postate su “Facebook” nel 2015 da Stefano Albonetti, coamministratore del gruppo “Forlì… quanti forlivesi ci sono su facebook”, hanno restituito le fattezze di edifici antichi, anche di pregio, di cui si era persa ogni traccia e persino memoria. Palazzo Pantoli con gli affreschi del Giani, via Masini, Palazzo Rolli e i portici medievali delle case Monti: tutte perle incastonate fra piazza Saffi e corso Mazzini che sono andate perdute nel 1931, in seguito alla decisione di Benito Mussolini di imporre un volto funzional-razionalista al cuore della “sua” Forlì. Al loro posto nel 1932 è sorto il Palazzo delle Poste e Telegrafi, su progetto dell’architetto Cesare Bazzani.

L’idea iniziale era di realizzare il fabbricato nell’area delle ex case Baratti in Corso Vittorio Emanuele (attuale Corso della Repubblica). Visto che tale sito presentava un fronte troppo limitato per una razionale distribuzione dei servizi, si decise, purtroppo, di puntare direttamente al fulcro dell’urbe, Piazza Saffi. Il grande edificio, che alcuni cultori collocano fra le migliori realizzazioni neoclassiciste di tutti i tempi, ha però stravolto l’antico Campo dell’Abate. Andiamo a ritroso nel 1931: l’avviso con cui il sindaco-podestà dell’epoca, Mario Fabbri, cooptato direttamente dal Partito Fascista, comunica l’avvenuto deposito presso la segreteria comunale del piano particellare d’esproprio degli edifici costituenti la cosiddetta “Isola Castellini-Pantoli”, in esecuzione dei decreti prefettizi del 20 febbraio e 18 novembre di quell’anno, sancisce il punto di non ritorno.

Trovato il finanziamento dei 2.500.000 lire necessari al procedimento di acquisizione delle aree private, Benito Mussolini scrisse personalmente al Prefetto: “Mi dica esattamente quanti sono i negozi e quanti gli inquilini che dovrebbero sloggiare”. La risposta fu pressoché immediata: 51 famiglie e 18 negozi. Il Presidente del Consiglio aveva fretta, perché voleva inaugurare il palazzo in occasione del decennale della marcia su Roma (28 ottobre 1932). Con il benestare del Duce predappiese vengono impietosamente demoliti gli immobili di proprietà Pantoli, Rolli, Landini, Danesi e Monti. La retorica del tempo vezzeggiò come “casupole” gli edifici confiscati: peccato che nella lista dei beni immolati compaia persino una dimora patrizia del rango di Palazzo Pantoli, affacciato sulla stessa piazza Saffi: “Il disegno attuale dell’edificio – scrive Ettore Casadei nella sua Guida del 1927 – risale al 1790 su progetto dell’architetto Matteo Masotti”.

I lavori di demolizione degli edifici espropriati, appaltati all’Impresa Teofilo Raimondi e C. di Cesena, ebbero inizio nel luglio 1931 e proseguirono per tutta l’estate. A settembre tutto era già compiuto, tanto che si poté definire “l’esatta ubicazione del nuovo palazzo, prevedendone l’ulteriore arretramento rispetto alla linea dei fabbricati demoliti, in modo tale da allargare la prospettiva della piazza, ottenere un più ampio sbocco stradale lungo il Largo De Calboli ed una maggiore ampiezza visionale sulle facciate monumentali della chiesa romanica di San Mercuriale e del retrostante Palazzo Paolucci De Calboli”. I lavori di costruzione del nuovo edificio postale, assegnati all’Impresa Ettore Cavaliere Benini di Forlì, ebbero inizio nel novembre del 1931 ed ultimazione nell’ottobre del 1932. Giusto in tempo per l’inaugurazione in pompa magna del 30 ottobre, al culmine delle ricorrenze legate al decennale della Marcia su Roma, presente il Capo del Governo. Il costo dell’opera ammontò a lire 6.680.000, di cui 2.000.000 per espropriazioni.

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