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Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

A Ravaldino un teschio in valigia

Un episodio oscuro: dentro una valigia vengono ritrovati simboli sinistri. Chi l'aveva con sé fu arrestato. Rimane il mistero, o quasi...

Ci sono piccoli fatti che hanno il sapore del mistero. Uno di essi è raccontato da Filippo Guarini nel suo “Diario Forlivese”, nel paragrafo dedicato al 6 ottobre 1916. Che cosa è accaduto? Lasciamo parlare il compilatore, perché sembra la bozza di un racconto intrigante. Così si legge: “La notte scorsa è stata sequestrata una strana valigia. Due guardie di Pubblica Sicurezza, perlustrando la via delle Carceri videro un individuo con una grossa valigia in mano, che, dopo essere entrato per Porta Ravaldino, si dirigeva verso Porta Schiavonia per la strada di circonvallazione interna. Le guardie seguirono, ed egli, accortosene, fuggì abbandonando la valigia. Raggiunto e perquisito, fu trovato in possesso di un revolver, e riconosciuto per Camillo Fanti di anni 36, colono di Bussecchio. Arrestato, dichiarò che aveva trovata la valigia presso la fontanella fuori Porta Ravaldino, nel piazzale. La valigia sequestrata contiene 29 pugnali, dei cappucci con fori per gli occhi, dei camici di satin nero, delle fasce tricolori, un teschio, un'ara di metallo finamente lavorato, un piccolo candeliere di metallo dorato a sei bracci, una piccola scaletta di legno e numerosi altri oggetti”.

Questo fatto dalle sfumature inquietanti è una prova che l’Ottocento forlivese continuava indisturbato nel Novecento. Perché? Camillo Fanti apparteneva a una vendita della Carboneria fondata nel febbraio del 1912. Fuori tempo massimo, sembrerebbe. Ora occorre capire perché mai definirsi carbonari a Risorgimento compiuto. Lo scopo dell’organizzazione era rovesciare la monarchia. Forlì, pertanto, covava una cellula sovversiva sebbene non risulta abbia compiuto chissà quali misfatti. Come loggia massonica si condiva di simboli per iniziati e tanti segreti. Alla vendita appartenevano circa ottanta persone, per lo più ufficiali dell’esercito che, in quanto tali, dovevano prestare fedeltà al Re e per forza di cose non potevano essere iscritti al Partito repubblicano. Capeggiata da un insegnante di matematica, il professore Banti, la vendita vantava esponenti repubblicani come Emilio Saffi, figlio del Triunviro. Le riunioni avvenivano in una casa dell’attuale via Bella, di proprietà di un intagliatore di legno, tale Francesco Turci. Turci, ottimo professionista, era totalmente inconsapevole di quanto avveniva in quella casa tanto che appena all’orecchio gli giunsero voci diede lo sfratto ai carbonari.

Da allora le riunioni furono ancor più clandestine, nella casa di questo o quell’affiliato. E ciò rese obbligatorio trasportare le insegne di qua o di là con delle valigie. Simbolo principale: una testa di morto. Ciò era segno inequivocabile del memento mori, ossia della caducità delle cose terrene. Infatti, i neofiti prestavano giuramento con la mano destra su un teschio. Altra insegna: una piccola scala di legno, per rappresentare l’elevazione morale e materiale dell’uomo. Vi erano ulteriori simbologie come l’occhio aperto su un drappo (cioè: il capovendita ti osserva, sempre); il pugnale; i cappucci neri coi fori in corrispondenza degli occhi. Insomma, un corredo di tutto rispetto per chi ama un certo tipo di atmosfera. Il contenuto della valigia misteriosa fu subito immediatamente riconoscibile agli occhi dei carabinieri e ricondotta all'ambiente carbonaro di stampo novecentesco. Come precisa l'elenco stilato da Guarini, è evidente che si trattasse di simboli massonici. 

Nel corso della Grande guerra, l’attività dell’organizzazione continuò tra quelli rimasti a casa con lo scopo di combattere i neutralisti e i disfattisti, per sostenere la resistenza civile e la vittoria italiana. La vendita, quindi, sosteneva la guerra per completare l'Unità d'Italia e, in un secondo momento, rovesciarne la Corona sabauda. Qualche nome degli affiliati? Pietro Gavelli, Armando Casalini, Alberico Macrelli, Pier Mario Gorini, Curzio Camporesi, Ciro Crudeli, Mentore Ronchi, Mario Fantinelli, Vincenzo Navacchia detto e’ Bin de Bsalett. Visto che questa storia è accaduta non troppo tempo fa, ci sarà qualche discendente che conservi delle informazioni in più. Oppure no? Perché questa vicenda, così com’è nata, finisce nel mistero. Infatti, una volta catturato Camillo Fanti (pare che ciò avvenne anche nell'aprile del 1917) e sequestrato il materiale, l’attività della “vendita” continuò ancor più in sordina fino al 1918, in seguito svanì del tutto. I due carabinieri che fecero aprire la valigia si trovarono davanti un uomo dal fare sospetto che si stava recando verso via Andrelini. Non confessò mai, Fanti, di appartenere alla Carboneria: disse che aveva ricevuto la valigia da un signore sconosciuto e doveva portarla in stazione. Una scusa un po’ goffa, da studente colto in flagrante. Fece un mese di carcere assistito segretamente dagli altri affiliati, appellati cugini. Della valigia e del suo contenuto non si seppe più nulla. 

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