Sabato, 18 Settembre 2021
Il Foro di Livio

Opinioni

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

Bianca, la figlia della Tigre

Nel 1481 Caterina Sforza metteva al mondo la sua unica femminuccia. Chi era? Cosa sappiamo, oggi, di questa donna?

Il 9 giugno 1507, Caterina Sforza, esiliata a Firenze, ricevette un pacco con una forma di “cacio parmigiano”. La lettera che accompagnava questo dono singolare portava la firma di Bianca Riario de' Rossi, unica figlia femmina della Tigre di Forlì. La signora deposta era caduta in disgrazia e, come già letto in questa rubrica, aveva a che fare con dei figli spesso ingombranti. Bianca, invece, pare premurosa, attenta alla madre lontana, tanto da affidarle il figlio Pietro Maria in quel di Firenze.

Si sa ben poco di Bianca, difficile trarre conclusioni su ciò che più potrebbe interessare a un lettore contemporaneo: il carattere, i desideri, le aspirazioni... Avrà ereditato il temperamento terribile della madre? Non si sa ma non sembra. Nulla di eclatante nella sua vita, nulla di rumoroso: appena non fu “utile” per ragioni politiche, il suo nome scomparve dalla storia. Le notizie su lei riguardano alcuni matrimoni d'interesse mancati e una vita agiata e “borghese” in quel di Parma. Il Duca di Milano viene a conoscenza della sua nascita subito, il 30 ottobre 1481, anni non troppo lontani da quel 1507 ma storicamente pari a ere geologiche differenti. 

Ha otto anni quando tutti (Bologna con Giovanni Bentivoglio, Firenze con Lorenzo de' Medici) fanno il tifo affinché sposi Astorre o Astorgio III Manfredi di Faenza. La madre, consolata da tali trame, è ben lieta di progettare queste nozze. Bianca, volente o nolente, non avrebbe avuto voce in capitolo. Vero è che il promesso sposo, a quel tempo, aveva appena quattro anni (!). Il connubio faceva gola a tutti, probabilmente a tutti tranne i coniugi predestinati: Bologna aveva i suoi interessi (il Bentivoglio era il nonno del bambino), Firenze non poteva esser di meno, e Forlì smaniava per sedersi tra l'una e l'altra città con pari dignità. Tra il coro dei tifosi si aggiungono anche il Duca di Ferrara e il Marchese di Mantova: questo matrimonio s'ha da fare. L'8 febbraio 1495 Astorre ha “già” dieci anni e compie la prima visita ufficiale alla promessa sposa. I forlivesi sono in solluchero: come è bravo a stare in sella il signorino! Bianca, quattordicenne, è lì, a vedere nella piazza maggiore di Forlì l'esibizione del futuro marito, forse con rossore, forse con distacco. Pare plausibile che la differenza di età abbia evidenziato l'aspetto infantile del giovane rampollo dei Manfredi. Caterina Sforza sembra intenerirsi anche se non si sa quanto si premurasse della felicità della figlia, si appresta a coniare una medaglia per l'evento, si prodiga a festeggiare con fuochi, campane e tante occasioni di allegria per il popolo. 

Come capitò per il figlio Ottaviano (destinato ad accasarsi una Manfredi) nel giro di qualche mese si capì che i doppi coniugi non sarebbero stati benedetti perché Caterina iniziò a insospettirsi delle vere mire di Bologna. In effetti, come oggi, Imola è sotto Bologna, allora Imola ne era separata, appartenendo allo Stato di Caterina Sforza, appunto. Si può dire che aveva ragione, e, a malincuore, mandò a monte tutto. Per giustificarsi con Lorenzo de' Medici, suo cognato, gli scrisse che il giovane sposo era “un putto di età troppo tenera” (ma era già chiaro), poi aggiunse che temeva le mire di Giovanni Bentivoglio, il signore bolognese. Altro motivo per cui si sentiva di annullare tutto fu la richiesta del conte di Caiazzo, uomo maturo che avrebbe chiesto in sposa la silenziosa Bianca. Qui Caterina Sforza fa capire che non le sarebbe dispiaciuta questa scelta in quanto si trattava di un personaggio “ben considerato in Italia”, pare tuttavia che alla madre interessasse più che altro smarcarsi da Bologna. Inutile aggiungere che non se ne fece nulla pure del conte di Caiazzo, e tanto meno ebbe successo la proposta del marchese del Monferrato. 

Queste titubanze fecero sì che nel 1500, anno orribile di Caterina ormai detronizzata, Bianca non aveva ancora marito. Il povero Astorre, dalla bellezza delicata, verrà poi imprigionato a Roma da Cesare Borgia e il suo cadavere sarà ritrovato nel Tevere; aveva diciassette anni. Le pretese politiche erano fuori gara, ma i fratelli di Bianca non mancarono di chiedere al cardinale Giovanni de' Medici di far qualcosa per coniugare la sorella. Era d'uopo un marito, perché per loro “è in età da non stare più in casa” (aveva 19 anni la zitella). Le informazioni sulla giovane donna si perdono o sono andate perdute, tuttavia arriva il colpo di scena: in una lettera del 7 agosto 1503 si firma per la prima volta “Bianca Riario de' Rossi”.

In essa, racconta al fratello Ottaviano di essere appena giunta a San Secondo di Parma dopo festeggiamenti celebrati a Reggio e Parma. Era infatti andata in sposa al Marchese Troilo de' Rossi, ambiziosetto condottiero quarantenne già al servizio di Luigi XII di Francia. Costui ebbe con Bianca nove figli. Tra essi, Pietro Maria (1504-1547) cui pare che la nonna Caterina fosse particolarmente affezionata: trascorrerà con lei lungo tempo a Firenze mentre la signora tutta d'un pezzo si lascerà andare a tenere carezze nei confronti del fanciullo, istruendolo per quanto poté. Si può mormorare che tra la numerose prole di Bianca, Camilla fu amante del fratellastro della madre: Giovanni dalle Bande Nere. Per quanto riguarda Bianca, se ne perderanno poi le tracce: si presume sia morta dopo il 1524. I Rossi di Parma, dal blasone azzurro con un leone d'argento, si estingueranno nell'Ottocento.

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