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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Il Foro di Livio

Opinioni

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

Fabrizio, le lettere e le arti

Il regalo a Forlì di un suo grande cardinale divenne un polo didattico all'avanguardia nella Romagna ottocentesca

Come qui si è già letto, il Settecento fu un secolo di grandi cardinali forlivesi. Si può dire, però, che uno di essi abbia percorso una carriera ancor più sfavillante e che abbia lasciato molto alla sua città. Si tratta di Fabrizio Paulucci, della nobile famiglia di ascendenze guelfe. Nato a Forlì nell'aprile del 1651, già a otto anni sarà a Roma, designato fin da piccolo a una strada ricca di incarichi importanti. Ancora giovane è vescovo di Macerata e si distinse per l'umile austerità, per opere di carità e altro. Fu anche in altre diocesi come amministratore apostolico e, dove ebbe incarichi, fondò monasteri e avviò conventi. Uno scatto notevole di carriera lo ebbe nel 1696 quando venne scelto da Innocenzo XII quale assistente al trono pontificio e fu inviato a Colonia come nunzio. Passa una manciata di anni ed è cardinale, sarà quindi in Polonia.

Senza farla lunga su altri capitoli del curriculum, divenne – e lo fu per oltre vent'anni – segretario di Stato di Clemente XI dal 3 dicembre 1700. Si può dire che il ruolo di “segretario di Stato”, cioè una sorta di primo ministro degli Stati della Chiesa, si affermava per la prima volta in tutta la sua importanza proprio con il porporato forlivese dall'indole pacifica. In quegli anni venivano al pettine nodi difficili da sbrogliare, per esempio la già citata guerra di Successione spagnola e i contrasti con Giuseppe I d'Austria che nel 1708 invase lo Stato Pontificio lasciando per mesi un cospicuo contingente a Forlì. Insomma, con Paulucci la Chiesa non fu messa all'angolo nelle intricate questioni diplomatiche del periodo. Non a caso, nel conclave del 1721 era il favorito a succedere al soglio di Pietro. Tuttavia l'Austria pose il veto e non se ne fece nulla. Mantenne però cariche importanti e fu ancora segretario di Stato con Benedetto XIII. Morì nel palazzo del Quirinale il 12 giugno 1726 e sempre a Roma, in San Marcello, è sepolto. 

Di questo importante prelato della cui opera si è appena fatto cenno, a Forlì cosa rimane? Per esempio un palazzo imponente: la sede della Provincia in piazza Morgagni. La costruzione dell'edificio fu finanziata dal cardinale e donata ai Padri della Missione di San Vincenzo de Paoli, una società di vita apostolica di diritto pontificio tutt'ora esistente, chiamata anche dei lazzaristi o vincenziani. La fabbrica del palazzo si dilungò per trent'anni dopo la posa della prima pietra nel 1713. Tuttavia non resistette molto all'uso per cui fu costruito, con l'arrivo di Napoleone sarà trasformato in caserma. Con la Restaurazione, a Forlì non tornarono i lazzaristi e la Chiesa passò l'edificio al Comune che lo trasformò in sede degli studi e delle arti. Se si guarda bene, nella facciata in cotto dal tipico colore rosso forlivese campeggia la scritta “Litteris et Artibus” e lo stemma della città di Forlì con le insegne dello Stato Pontificio.

Qui dunque, dal 1815, venne collocato il Ginnasio comunale con le cattedre di belle lettere, filosofia, matematica, anatomia, fisiologia, istituzioni mediche, istituzioni civili e canoniche, sacra teologia, disegno, figura e ornato, architettura, incisione, violino. Qualche decennio dopo vi trovò spazio pure la biblioteca. Il Ginnasio e il Liceo erano al pianterreno, al primo piano c'erano biblioteca e pinacoteca, al terzo piano alcune scuole tecniche, il gabinetto di Fisica. Nel quarto piano si aprivano le aule del Regio Istituto Tecnico fondato nel 1860 dal governatore Luigi Carlo Farini. Poco più avanti furono avviati i corsi di Fisica, Matematica, Commerciale, Amministrativa, quindi Agrimensura e Agronomia. Vi fu pure un Laboratorio autonomo di Chimica Agraria, dove si controllavano mosti, si analizzavano acque e prodotti alimentari. 

I più attenti si saranno accorti dell'anemometro che gira dall'alto della torretta del palazzo: è ciò che, da terra, si vede dell'Osservatorio Meteorologico, sempre di quegli anni, e che entrò a far parte della Rete Meteorologica Nazionale. Venivano registrate tre rilevazioni al giorno e gli esiti di pressione, direzione del vento, stato del cielo, temperatura e nubi, erano inviati da Forlì a Roma ogni dieci giorni. Occasionalmente vi trovarono spazio manifestazioni di rilievo come l'Esposizione Agraria, Industriale e delle Belle Arti del 1871. Al centro del cortile era presente il monumento a Morgagni che da tempo è collocato nell'omonima piazza. 

La veste didattica del palazzo proseguirà in varie forme: fino alla costruzione, nel 1973, del centro studi tra le vie Turati, Aldo Moro e Decio Raggi, qui c'erano le aule dell'Istituto Commerciale, dell'Istituto Tecnico per Geometri e del Liceo Scientifico. Il Palazzo fu quindi sede della Provincia di Forlì, compito che riveste tutt'ora. Da qualche tempo è velato da impalcature: appena sarà possibile rivederlo, si potrà ricordarne la lunga storia. Altra parte del cardinale Fabrizio Paulucci è il palazzo barocco che sorge su largo de Calboli, un vasto edificio che costituisce quasi un isolato elegante e solenne. 
 
 

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