Il Foro di Livio

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Forlì-Arezzo: l'autostrada di carta

Fino a qualche anno fa si parlava di un dettagliato progetto mai diventato realtà né come ferrovia né come grande arteria. E oggi?

Ci sono strade che si perdono per strada. Il 13 gennaio 1984 (l'altroieri, per gli abitudinari di questa rubrica) si svolse un "Convegno sulla fattibilità di una grande via di comunicazione Forlì-Arezzo". L'incontro, avvenuto presso la Camera di Commercio di piazza Saffi e promosso dal Centro Studi Romagna, registrò ampio seguito di pubblico e fu fissato in una data non casuale. Infatti, negli stessi giorni di undici anni prima, il consiglio di amministrazione dell'Anas aveva espresso parere favorevole a stanziare 170 miliardi di lire (al cambio attuale: 1 miliardo e 300 mila euro) per la costruzione della Arezzo-Forlì. Si sarebbe trattato di un tratto autostradale di centootto chilometri senza dislivelli rilevanti, e per questo vantaggioso come ramo accessorio della A1 tra l'Emilia-Romagna e la Toscana. 

Nel convegno forlivese, prendendo la parola Amedeo Ademollo della Camera di Commercio aretina, così spiegò: "Nel gennaio 1973, la Società Autostrade predispose un piano di adeguamento dell'Autostrada del Sole, piano che era stato sottoposto al Consiglio di Amministrazione dell'Anas. Tale piano prevedeva la realizzazione della terza corsia da Milano a Napoli, con esclusione del tratto Arezzo-Bologna per il quale il piano prevedeva la realizzazione di un collegamento Arezzo-Forlì e quindi la connessione al nodo di Bologna tramite la A14". C'è chi vi ravvisava "un efficace strumento di promozione dello sviluppo di aree storicamente emarginate (il Casentino e l'altra Romagna)" e chi si opponeva, dando luogo a un dibattito dall'esito sterile. La nuova autostrada era stata, infatti, programmata per le difficoltà di transito nel tratto Firenze-Bologna che, strozzando l'Autostrada del Sole, aveva causato proteste degli autotrasportatori, scioperi e dissensi. Per questo fu necessario e urgente escogitare un’alternativa per soddisfare le esigenze di traffico nazionale. Sembrava, allora, un'arteria indispensabile ma incontrò subito il parere contrario degli amministratori locali del Casentino e della Giunta Regionale Toscana che il 29 gennaio 1973 espresse il suo dissenso perché la Forlì-Arezzo avrebbe favorito "solo i grandi gruppi industriali, finanziari e commerciali". Il tutto, con grande rammarico delle Camere di Commercio interessate, delle associazioni di categoria e dell'Ente Turismo aretino, oltre ai partiti dell'opposizione che evidenziavano i gravi danni economici che avrebbe comportato la mancata esecuzione della strada. Così il progetto cadde nel dimenticatoio almeno fino al 1984.

A Forlì, nell'occasione suddetta, Alberto Bucchi, professore ordinario di Complementi di strade, ferrovie ed aeroporti all'Università di Bologna, oltre a ribadire l'importanza di tale collegamento trasversale, la precisò nel dettaglio: "Il tracciato (...) si stacca dalla A14 tra Faenza e Forlì in località San Martino in Villafranca". Da qui, "attraverso la vallata del Montone si arriva a Castrocaro" rendendo autostrada il tratto della Statale 67, da Castrocaro avrebbe sterzato verso la vallata del Rabbi attraversandola "in località Tontola" e Santa Marina. Da qui "si arriva alla vallata del Bidente fino a Santa Sofia". Così attraversa "la dorsale appenninica in località Poggio Scali fra il Passo della Calla ed il Passo dei Mandrioli, ma più spostati verso la Calla". Quindi "in Toscana si scende su Stia. Da qui si infila la vallata dell'Arno fino ad Arezzo passando da Poppi a Bibbiena. Ci si immette sulla A1 a ovest di Arezzo dove la A1 si presta favorevolmente: infatti sulla A1 c'è un'ansa che facilita l'innesto". Nonostante il percorso apparentemente tortuoso che avrebbe coinvolto le tre valli del forlivese, davanti alle alternative sul piatto, "Forlì-Arezzo è quello che costa meno per unità di lunghezza". Tra l'altro, secondo quanto sperato allora, l'arteria avrebbe incluso anche Ravenna, delineando così un'autostrada autonoma da quella "del Sole", la "Ravenna-Forlì-Arezzo", appunto. Oltre al convegno di Forlì, si caldeggiò per la nuova arteria a un analogo incontro in quel di Bologna qualche mese dopo. Ancora nel 1985, il Ministro dei trasporti accalorò il collegamento ma tutto finì lì. Ormai alla politica locale non interessava più e non se ne fece nulla. 

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A Forlì, l'autostrada (A14) era arrivata nell'estate del 1966 e in quei fervidi anni non ci si accontentava della direttrice Bologna-Ancona, come si vede, poi questioni politiche e crisi petrolifera raffreddarono gli entusiasmi fino a farli spengere. Ancora alla fine degli anni Novanta si parlava (e, in campagna elettorale, si prometteva) di un secondo casello autostradale, cosa mai avvenuta. E l'idea di un collegamento tra Forlì e Arezzo è sulla carta da almeno centocinquant'anni: lo testimonia il progetto di una ferrovia avente più o meno il medesimo percorso dell'autostrada vagheggiata o di un tratto Forlì-Umbertide la cui idea sembrava concreta fino alla Grande guerra, dunque anche in questo caso è calato il silenzio.

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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