Il Foro di Livio

Opinioni

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

Forlì: una reggia per dieci giorni

La storica visita di Umberto I in Romagna e la sala del trono in Municipio. Emozioni cittadine davanti al “Re buono”

Nel pomeriggio del 27 agosto 1888 è previsto l'arrivo a Forlì di Re Umberto I. La visita è rischiosissima per il sovrano, la Romagna è terra insidiosa e zeppa di teste calde. La più parte dei forlivesi, poi, con quel doppio ascendente repubblicano e socialista, si era dimostrata tutt'altro che remissiva. Forse per questo convergono in città decine di migliaia di soldati da tutta Italia. È caldo, quel 27 agosto, e il treno delle 17.14 porta il Re buono alla “vecchia stazione”: un tripudio di tricolori con stemma sabaudo ornano ogni angolo di Forlì, perfino il campanile di San Mercuriale.

Tutto è pulito, tutto vuol essere in ordine: gli amministratori intendono far sapere a Sua Altezza che Forlì è diventata una città civile, ormai gli eccessi, le zuffe da osteria, le segrete riunioni di congiurati carbonari sono acqua passata. Infatti, dal Municipio si rassicura un po' tutti, dicendo che Forlì “anche se per pochi felicissimi giorni” diventa “reggia d'Italia”. Nonostante alcune scritte offensive sui muri, i forlivesi questa volta sembrano davvero disciplinati: la folla, fuori dalla stazione, lo accoglie con applausi e “Viva il Re”. Non ha voluto la scorta il Capo di Stato, nemmeno corazzieri: indossa, però, ben nascosto, un corpetto a maglie metalliche per difendersi da lame e pallottole. Insomma, meglio non fidarsi dei forlivesi. La stampa di allora tuttavia indugia su particolari che sembrano scritti nel “Libro Cuore”, il periodo è quello. 

La carrozza reale percorre Borgo Cotogni mentre dai balconi piovono fiori e il chiasso della gente accorsa è accompagnato da cinque bande musicali tra cui quelle di Forlì, Dovadola e Meldola. Sfilano anche gli ormai canuti garibaldini, quelli delle campagne per l'Indipendenza, e il tutto sa di vera festa per una città con il Risorgimento nel cuore. Così il Municipio diventa una reggia temporanea, vi si stabilisce il Re e nei pressi di piazza Saffi saranno sistemati generali, cortigiani, ministri.

La nobiltà locale ha dato fondo alle proprie risorse per far bella figura e per ospitare al meglio personaggi come Urbano Rattazzi, Ettore Bertolè Viale (ministro della guerra) e militari di alto grado. Per l'augusta circostanza, la città investe sul decoro (si svela, per esempio, il nuovo palazzo della Cassa dei Risparmi in Borgo Cotogni), sull'istruzione (come il “regio ginnasio” e il “liceo governativo” istituiti proprio con decreto da Umberto I) e sulle opere sociali, nonché sui primordi della futura industria che accrescerà il Cittadone. 

In occasione della cena di gala, a un emozionatissimo Gaetano Ghinassi, prosindaco di Forlì, il Re si dirà “forlivese”, esprimendo queste parole: “Ringraziate i miei concittadini, perché dopo tali manifestazioni di affetto mi considero vostro concittadino”. Forse è una frase di circostanza, ma ai liviensi fa piacere e qualcuno si commuove. Non vi sono episodi rimarchevoli che facciano saltare i nervi alla sicurezza, qualche protesta bizzarra (un ingegnere socialista si barrica in casa con le persiane chiuse) e nulla più, sono giorni che passano lisci e gioiosi.

Il 29 agosto Umberto visita l'ospedale, le case operaie, la filanda Brasini (l'opificio di via Orto del Fuoco mostra un'iscrizione che ricorda l'evento); poi, con il Duca d'Aosta e il Conte di Torino, assisterà alla grandi manovre. La corte, mantenendo la sua reggia temporanea in quello che oggi è il Palazzo comunale di Forlì, avrà occasione di recarsi in altre città romagnole, tra generali, folla festante, cene e quant'altro si possa immaginare per tale contesto.

In seguito, il treno porta un'altra ospite attesa con sincera trepidazione dalle dame forlivesi: la Regina Margherita sarà a Forlì alle 17 del 3 settembre. Tutti, davanti a lei, portano una margherita all'occhiello, tutti applaudono. Quando poi si sporgerà dal balcone del Municipio, in piazza Saffi ci saranno ventimila persone a salutare la sovrana poco meno che quarantenne. La Regina visiterà le opere di carità, l'orfanotrofio, gli asili d'infanzia, dispensando a tutti “parole di conforto e di speranza” e, come riporta la stampa di allora “per tutti i sofferenti ha un sorriso”.

Oltre ai sorrisi, Margherita fa una cospicua donazione a beneficio di poveri e malati della città. Per farla breve, c'è un altro episodio curioso per questi giorni monarchici. In Municipio era stata allestita la sala del trono, il 4 settembre vi era seduta la Regina per ricevere l'omaggio di fanciulle aristocratiche quando fecero irruzione delle giovani operaie della Filanda Brasini che, senza premurarsi di forma ed etichetta, salutarono con “Margherita!” la riverita sovrana, esibendosi in un atto goffo ma affettuoso, spintonandosi, poi, fino a prenderle le mani tra l'imbarazzo dei presenti e lo stupore sorridente della sovrana. Il Re e la Regina lasceranno Forlì nel mattino del 5 settembre. Umberto dirà: “Ora io lascio questa bella e generosa città di Forlì e ne conservo un ricordo gratissimo. Chissà se potrò, come spero, tornare da voi”. Non potrà. 

Si parla di

Forlì: una reggia per dieci giorni

ForlìToday è in caricamento