Giovedì, 24 Giugno 2021
Il Foro di Livio

Opinioni

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

I forlivesi con la seggiola

Il 18 dicembre 1954 la “Scranna” entrava per la prima volta in Palazzo Albicini. Ormai è storia anche questa, sperando di non archiviarla soltanto alla voce “passato”.

In questi giorni si è scritto molto sul Circolo della Scranna, perché, dopo un periodo “congelato” dalla pandemia, è tornato all'ordine del giorno lo scioglimento, dopo oltre centovent'anni, dello storico sodalizio. Corre voce che l'intento sia quello di preservare quanto possibile ma è inevitabile una discontinuità. Il 18 dicembre 1954 il Circolo ebbe le chiavi di parte del piano nobile di Palazzo Albicini, sorto sulle case degli Ordelaffi che ospitarono addirittura Dante. Da allora e fino a quest'anno, i forlivesi che passavano da quella parte di corso Garibaldi potevano curiosare scorgendo i finestroni illuminati e il lampadario che con composta ma sontuosa eleganza precipita con una pioggia di luce nel salone di rappresentanza. Salendo una scala quasi segreta attorniati da una silenziosa e discreta compostezza, si accedeva con una certa – almeno iniziale – soggezione. Il guardaroba che, con un meccanismo mosso dall'elettricità, faceva sparire e riapparire i cappotti in fila e numerati, il bar con la giusta patina d'antico, le salette dai tavolini per giocare a carte, il grande salone che nobilitava chiunque vi fosse entrato. Forlì è anche questo: i circoli, tradizione antica, forse ormai un residuo di un tardo Ottocento da gentiluomini che il secolo ventunesimo non riesce a cogliere. E la Scranna era, o è, forse il più noto della zona. 

Nato nella Forlì del 1898 con l'intento, da parte di una decina di giocatori di carte, di assecondare la voglia di ritrovarsi al di fuori di osterie fumose e fumantine, segue la moda del tempo che prevedeva, appunto, i “Circoli”. Se ne contavano altri a Forlì, prevalentemente frequentati da borghesi con marsine eleganti e galateo. Si possono ricordare il Circolo Democratico (1882), il Pestapevar (1886), il Piccolo Club (1895), il Club del Motore (1926). Ancor prima, sempre a Forlì, ricorrono i nomi del Circolo dei Dissidenti, il Circolo dei Trentanove, realtà che devono essere ancora raccontate, mentre il primo sodalizio forlivese di questo tipo era di matrice repubblicana e dedicato a Mazzini subito all'indomani dell'Unità d'Italia. Ma non certo si vedevano nei sontuosi locali di Palazzo Albicini, la sede, angusta, era in via Volturno e l'arredamento un po' posticcio, casuale. Tanto che ognuno doveva portarsi da casa la seggiola che, almeno dal 1903, diede il nome al sodalizio. La “scrana”, o “scarana”, cioè la sedia, appunto: quella in paglia, un po' sfilacciata: l'emblema del Circolo. Tale provvisorietà si riscontra anche per quanto riguarda l'argomento sede: nel corso della sua lunga storia troviamo il sodalizio ospitato in questo o quel Palazzo, mentre per gli ultimi sessantasei anni, troverà ricetto nel salotto per eccellenza della città. Agli inizi, il Circolo non aveva a disposizione vasti spazi tanto che doveva chiedere all'Amministrazione luoghi idonei per celebrare feste di carnevale, spettacoli danzanti e simili. Per esempio troviamo manifestazioni anche aperte alla beneficenza in Palazzo Paulucci o nel Foro Annonario nei primissimi anni del Novecento. Il periodo di maggior felicità sembrano essere stati gli anni Venti e Trenta, con veglioni memorabili e ospiti d'eccezione. Nel 1921, per esempio, si svolse una festa carnascialesca memorabile e a tutti gli intervenuti fu donato un ciondolo a forma di sedia. Sempre quell'anno si vide per la prima volta ballare il Fox-Trot a Forlì, lasciando alcuni soci perplessi, altri entusiasti, tanto da provare qualche passo, ma i più seguivano l'adagio “dei paesi suoi”, invitando di lasciare questo ballo alle lande americane. Dieci anni dopo fu proposta una festa analoga ma in salsa veneziana, con ricche scenografie e sfondi decorati da Maceo. Il successo arrise almeno fino a quando, nel 1937, il Regime sostituì i Circoli con i Gruppi rionali, sicuramente più consoni alle istanze governative. La Forlì associativa prese altre forme, profondamente diverse rispetto a quelle scanzonate a apolitiche con cui erano sorte. La Scranna fu tra le ultime realtà simili a spegnersi e la sede, presa d'assalto, passò in seguito ai Gruppi Universitari Fascisti. Passato il silenzio, tornò a radunarsi dal novembre del 1944 in un locale di fortuna nell'attuale piazzetta don Pippo (la casa “con i buchi” sulla facciata, dove si trova un Caffè). I quaranta soci ebbero modo, nel veglione di San Silvestro del 1944, di rivedersi senza troppi pensieri. Dieci anni dopo entreranno nelle sale sontuose, calcate fino a questo emblematico 2020. La marchesa Albicini aveva fatto predisporre un ingresso a parte, per preservare la privatezza della famiglia aristocratica, e approntato delle modifiche per renderla più adatta al nuovo scopo. Così, da allora, la vita del Circolo si è svolta in un contesto prezioso e arricchito da opere d'arte di prestigio. E adesso, che succederà a quei luoghi meravigliosi e cari a generazioni di forlivesi?

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