Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Forum, dove sei?

Si fa presto a dire "Forum Livii"... Ma dov'era esattamente questo Forum? E cosa c'era? Tra deboli tracce di un antico passato, cerchiamo di capire come fosse la città romana.

Forlì, si sa, è una città enigmatica. Adesso va di moda il Novecento, in realtà è abitata da 800 mila anni (se si pensa ai ritrovamenti di Monte Poggiolo). Ora, il Museo Archeologico è chiuso almeno da due decenni (tra l'altro, nel 1996 la città fu sede di un importante congresso internazionale sulle scienze preistoriche e protostoriche) e per alcune stagioni si proiettava una rassegna cinematografica a tema, cosa che poi non si è più ripetuta. Auspicando di poter rivedere di nuovo e a breve le preziose collezioni antiche che raccontano storie millenarie, occorre forse far luce su cosa fosse Forlì millenni fa. 


La città, per così dire già centro abitato prima che gli uomini potessero dirsi sapientes, cambierà forma nel tempo, seguendo le anse del Rabbi e del Montone. La via Emilia fu tracciata nel 187 a.C. e a questa data si dà per certo che Forlì, almeno in quanto Forum, esistesse già. Nella civiltà romana, il Foro era il punto d'incontro ufficiale dei cittadini di tutti i territori della Repubblica e poi dell'Impero: lì essi si recavano per partecipare o assistere agli affari politici, amministrativi ed economici che riguardavano la comunità di cui facevano parte. Tribunale, mercato, luogo di culto, terme, teatro: ci poteva essere un po' di tutto per edificare anima, corpo, coscienza, vita politica, economia. 
Forse già presente in epoca etrusca come Figline perché “città di vasai” (con buona pace di Faenza), l'urbe antica continua a mantenere una coltre di mistero. Sul confine dei territori dei Galli Boi e dei Senoni, fu a poco a poco romanizzata. Nomi e meriti se li è presi Livio Salinatore, uno dei Livii fondatore della città romana. La mancanza, però, di tracce consistenti della Livia sono imputabili a due cause principali: l'idrografia davvero complessa e mutevole (sia per natura sia per mano dell'uomo) e il passaggio della via Emilia che, appunto perché comoda arteria di comunicazione, è stata anche luogo di scorribande, invasioni, cambiamenti, contaminazioni. 
Quindi, se a Roma il Foro è ancora “alla luce del sole”, a Forlì è stato ingoiato dal tempo e rimane nascosto. Ma dove sarebbe esattamente? 


Se gli storici antichi amavano soffermarsi su ricostruzioni suggestive e anche fantasiose, separando un Castrum (Livia) verso i Romiti e un Forum (Livii) più o meno in zona Trinità, resta il fatto che in merito ancora non vi sono risposte definitive. 
Scavi (per esempio in via Curte) hanno evidenziato la presenza di ricche domus, degne più di una Civitas che di un semplice Forum. Infatti, divenne più avanti Municipium (non stiamo qui a scandagliare le differenze tra i vari “enti locali” del tempo) popolato dalla tribù Stellatina e con un territorio di sua pertinenza che comprendeva anche Mevaniola (Galeata) e Forum Popilii (Forlimpopoli). Gli storici antichi, peraltro, raccontano di una distruzione della città che poi sarebbe stata ricostruita grazie anche a Livia, moglie di Augusto, secoli dopo. 
I romani, amanti del diritto e delle infrastrutture, adattarono così un centro abitato lungo quella che stavano per chiamare via Emilia. Un pettine di strade si articolava attorno al Foro. Il decumano massimo era la via Emilia, probabilmente da intendersi come via Maroncelli e delle Torri, il cardine massimo proveniva da Malmissole e arrivava a piazza Melozzo per seguire le vie Lazzarini e Battuti Verdi. Che la piazza Melozzo fosse il Foro non c'è certezza, anzi, le ipotesi si moltiplicano. Infatti, pare che la città romana fosse una stretta fascia tra Porta Schiavonia e il porticato del Municipio, dove scorreva uno dei fiumi di Forlì scavalcato dall'antichissimo Ponte dei Cavalieri, altro limite era corso Garibaldi e, verso Ravenna, poco oltre il decumano individuabile, come detto, in via delle Torri. 
Oltre a queste aree si estendevano necropoli (particolarmente vasta quella tra le vie Albicini e via Zauli Sajani) e impianti produttivi (specialmente fornaci).


C'erano, ovviamente, anche templi: si sa che a Forlì ne esisteva almeno uno dedicato a Giove Ottimo Massimo, con il titolo di Obsequens e Victor o Vector (quest'ultimo, nelle prime colline). Sotto via Giove Tonante ci sarebbe un edificio a carattere religioso. Era venerata anche Giunone Regina insieme con le Parche. E perfino Bes, riconducibile al culto di Iside.
C'è chi pensa che il Foro fosse più o meno sotto l'attuale area del convento della Ripa. Interessante, non a caso, è la “forcola” tra corso Garibaldi e via Giovine Italia, una deviazione un tempo lambita da un fiume che va a costituire un curioso poligono, se visto dall'alto: che sia una riproposizione di un'antica basilica (in senso romano) accanto alla più recente chiesa della Trinità? Tuttavia è probabile che il fulcro urbano fosse tra le vie delle Torri, Mameli e Pisacane, zona che fino al medioevo era chiamato Platea. Chi si poteva incontrare nel Foro? Grazie alle iscrizioni, conosciamo i nomi di alcuni antenati: tra cui Ambivia Pola, Anneius Rufus, Aruntius, Augurinus, Quintus Sextilius Barbula, Livia Pola, Grasidia, Saturnina, Rubria Tertulla, Purtisius Atinas, Varius Fortis, Vinicia Moschis. In particolare, di Rubria Tertulla, morta ventenne, si nota una certa fierezza di essere vissuta a Forlì, così, infatti, si legge nell'incipit dell'iscrizione funeraria: Livia me tellus genuit geminamque sororem, cioè "La terra Livia nutrì me e mia sorella gemella". 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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