Sabato, 13 Luglio 2024
Il Foro di Livio

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A cura di Umberto Pasqui

Gli Ordelaffi dopo gli Ordelaffi

I discendenti dei Signori di Forlì gestivano una trattoria nel Settecento a Bologna? Ipotesi su un ramo più recente della potente famiglia ghibellina

Dopo aver giocato tutte le carte che la storia aveva loro offerte, gli Ordelaffi si estinsero immediatamente. Almeno quelli di Forlì, almeno in linea maschile. Gli ultimi esponenti del casato forlivese: Antonio Maria e Ludovico, morirono entrambi senza figli a poca distanza l'uno dall'altro nel 1504. Per quanto riguarda le donne, l'ultima di cui si ha traccia è Maria Giulia, attestata fino a vent'anni più tardi o giù di lì. 

In seguito ad alcune ricerche è spuntato fuori un manoscritto vergato a Cento nell'agosto del 1883. Altro non è che un albero genealogico su due facciate, la prima è appena abbozzata, la seconda è più curata e procede da Andrea Ordelaffi fino agli ultimi esponenti ottocenteschi. Andrea chi? Nessuno tra quelli forlivesi per quanto ne sappiamo portava questo nome. E nemmeno in questo caso si sa molto più del nome, era però nonno di un Annibale Ordelaffi nato a Pieve di Cento il 5 luglio 1596, sposato in prime nozze con Antonia Manzoli quindi con Giacoma Garani. Com'è evidente, solo il cognome pare agganciare questa storia a Forlì; forse però, già che è sotto gli occhi, conviene proseguire nella lettura del testo inedito. Si delineano per almeno quattro secoli ottanta nomi, i più con informazioni scarne tratte da archivi notarili, altri con qualcosa in più. 

Si possono dunque scoprire gli Ordelaffi del Settecento, tutti nel bolognese, certamente benestanti e - chissà - con qualche armatura chiusa in un baule, vestigia di antenati capitani di ventura. Supposizioni, certo, perché un chiaro anello di congiunzione con i Signori di Forlì non è dato, quindi potrebbe trattarsi soltanto di curiosità estiva. Oppure c'è di più? Ecco allora Francesco, nato a Bologna “sotto la parrocchia della Mascarella il 4 maggio 1716”, dopo due nozze e numerosa progenie morì il 7 febbraio 1794 nell’ospedale Sant’Orsola, "in quell’anno la sua famiglia era domiciliata sotto la parrocchia di San Procolo". Il di lui figlio primogenito si chiamava Antonio, era nato il 26 maggio 1737 "sotto la parrocchia di Santa Maria delle Muratelle di Bologna" e morrà nel gennaio del 1801. Un altro figlio, Pietro, abitava "una casetta Zambeccari in via Ponte di Ferro" dove "forse esercitava una trattoria, che per più anni fu aperta e fino ai nostri giorni". Un altro ancora, Angelo Michele, era "guardiano della casa dell'ospedale di Santa Maria della Morte". 

Della generazione successiva si segnala Pietro Paolo, figlio di Antonio (1764-1842) "indicato come pittore". Il matrimonio con Rosa Domenichini, celebrato nel 1801, non fu felicissimo: "pare che i coniugi non andassero d'accordo perché separati i beni". Nel 1806 la signora si trasferirà a Milano. Costui ebbe due sorelle sfortunate: Teresa (1766-1798) che "morì demente nell'ospedale di Sant'Orsola" e Maria Cristina (1768-1834) che sposò il fratello dell'artista Pietro Fancelli ma il matrimonio nel 1802 era già finito per la morte del marito trentunenne. Tuttavia, anche questi Ordelaffi paiono estinti se l'estensore di tale albero (si firma - pare - come Antonio Ossini), nel 1883 scrive tra parentesi e sotto un punto interrogativo vermiglio: "se poteste avere notizie del come finì quest'Elisa sarebbe bene". Elisa Ordelaffi, nata a Bologna il 17 settembre 1832 e "passata a Milano nel 1849" sarebbe l'ultima esponente di tale famiglia. Figlia di Francesco (1802-1854), figlio a sua volta del sopra citato Pietro Paolo, aveva due sorelle che vissero pochi anni: Clementina (1830-1846) e Caterina (1835-1838). 

Che argomenti ci possono essere a favore o contro la parentela con il ramo forlivese?
Argomento contrario: nello stesso documento si trova scritto, in piccolo, in alto, entro un cartiglio circolare, la seguente frase: "Questa famiglia è omonima degli antichi Signori della città di Forlì". Parla di omonimia e nient’altro. Se fossero stati anche solo lontani cugini avrebbero pur dovuto far valere in modo più esplicito questa pretesa di nobiltà. 

Argomento contrario: ci potrebbe essere, sì, un legame di sangue con quelli di Forlì ma così lontano da non poter essere definito tale. Questi Ordelaffi (cognome di per sé più unico che raro) potrebbero essere innestati nel ramo di Treviso o in altri tralci che hanno in comune coi forlivesi uno stipite millenario. L'oste Ordelaffi poteva inoltre non sapere di essere in qualche modo ascrivibile allo stesso albero genealogico di Pino III e, in effetti, si tratterebbe di un nesso così distante da aver mantenuto in comune solo il cognome. 

Argomento a favore: del documento è forse più intrigante il retro, la facciata abbozzata, perché tenta di risalire più indietro del tempo di Andrea Ordelaffi. Questo Andrea pare essere figlio di un Giovanni che a sua volta si fa discendere, con l’intermezzo di due generazioni, a un Ordelaffo Ordelaffi figlio di Guglielmo. È suggestivo – e forse nemmeno troppo campato per aria – pensare che tale Ordelaffo avesse un nonno, chiamato anch’egli Ordelaffo, identificabile con un fratello di Pino III, un condottiero di cui non si sa certo troppo. Dunque, se avesse avuto un figlio chiamato Guglielmo ed egli a sua volta un figlio chiamato Ordelaffo, tempi e nomi coinciderebbero. Se questo fosse vero, ecco, la progenie della stirpe dalle branche verdi, il ramo di Forlì, si sarebbe protratta fino alla metà dell’Ottocento.

Argomento a favore: tra le noterelle a margine si fa riferimento al castello di Varignana, antico possedimento di questo ramo. Nel 1394 era abitato da Giovanni Ordelaffi, ascendente del ramo di Andrea. Lo stesso nome compare anche per un coetaneo capitano di ventura forlivese la cui figlia Caterina sarà Signora di Castel Bolognese, località che dista venti chilometri da Varignana. Costui era cugino "buono" di Pino II, Signore di Forlì, da cui sarebbe stato avvelenato. Che sia lo stesso Giovanni o è un caso di omonimia?

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