Il Foro di Livio

Opinioni

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

Il cielo fiorito del Carmine

Il 16 luglio è festa nella chiesa di corso Mazzini. Se non si interviene subito per salvarlo, Forlì perderà un gioiello poco conosciuto

Una delle belle sensazioni del vivere in centro storico è il suono delle campane. Scandiscono il tempo da sempre, anche nella contemporaneità sincretica e distratta. Meglio di domenica, quando tutto tace, oppure nei giorni che preludono al cosiddetto brutto tempo, quel suono non disturba, è discreto ma sincero: un monito, un ricordo o una semplice, fedele compagnia. Da più di un anno tace il campanile del Carmine, quello “incappucciato”, ancor più protetto, da allora, con evidenti espedienti per evitarne la rovina. La chiesa, imponente, ha bisogno di cure da anni, ed è stato ribadito nei giorni scorsi, in particolar modo in riferimento al tetto. Pur essendo il luogo di culto principale di Borgo San Pietro (dopo che l'omonima chiesa scomparve già in epoca remota), non è troppo conosciuto dai forlivesi. Chi sa, infatti, che fu nominato “Monumento Nazionale” dal Governo italiano nel 1914? 

Ecco, passato Napoleone, passate le leggi laicissime del 1866/67, non è che Forlì “abbia rimasto” (come si dice qua) un gran numero di templi sontuosi e quel che c'è ancora è assolutamente da perpetuare per i posteri. Con l'abbandono dei carmelitani che lasciarono la città nel 2015 dopo una storia lunga seicento anni (addio cui conseguì la partenza di oggetti preziosi a uso liturgico) sembra che la chiesa presenti i conti della storia. Tanto che, a causa di un affossamento del tetto, venne chiusa un anno fa per consentire a un più sicuro salvataggio. Da tempo si chiede di intervenire, in seguito a continui rimandi pare che i lavori siano programmati per la fine dell'estate o addirittura l'autunno. In ogni caso, non ci si può permettere ulteriore attesa. 

Le mirabolanti decorazioni del soffitto - quasi un cielo fiorito - sono in pericolo: gli ornamenti, i simboli e l'ampia ed originale iconografia potrebbe sparire. Le infiltrazioni d'acqua mettono a dura prova la chiesa ordinata dai coniugi Peppe e Caterina Oroboni che per primi sovvenzionarono la costruzione del più antico convento e chiesa della Romagna e delle Marche poi dato ai padri Carmelitani. Qui, nel Trecento, era tutto un vigneto, confinato da un canale e dalla cerchia muraria. Qui i Carmelitani s'insediarono nel 1348, prima che in altre città romagnole. L'originale architettura medievale non è più leggibile: un terremoto lasciò superstite soltanto il campanile. La chiesa fu ampliata nei secoli successivi e arricchita da dipinti dall'insolita iconografia. Ora l'interno è barocco: il progetto definitivo porta la firma di Giuseppe Merenda, è quindi settecentesco. 

Della sua facciata schiva, retratta tra le case, e specialmente del suo portale bianco e fiero si  già parlato in questa rubrica: tanto vale, ogni tanto, ammirarlo dal vivo.  Un fianco del tempio confina col comando provinciale dei Carabinieri, già l'annesso convento, e l'altra con una piazza disomogenea, detta “del Carmine”, spaziosa e funzionale ormai come parcheggio, essendo a pochi passi da piazza Saffi. Fino a qualche anno fa vi si teneva il mercato e non è passato molto tempo da quando si leggevano evidenti segni di degrado: una casa letteralmente aperta, con le piastrelle degli interni alla luce del sole. Qualche murale colora le facciate anonime di un isolato già di per sé tormentato e disgraziato a causa di demolizioni e ricostruzioni (ultimo “caso”, l'ex Universaal e ciò che sta sorgendo al suo posto). 
 
Di tutto questo il “chiesone” pare non curarsi, alle prese più che altro con le sue crepe inquietanti, e con i soliti ciuffi di erbe parassite che s'insediano sul campanile. Si notano gli sforzi di chi ama questo tempio per recuperare, per salvare, con piccoli interventi e toppe sull'antico manufatto. Colpiscono i tanti segni di devozione popolare che colmano gli altari, prove di culti familiari, antichi e sorgenti dal cuore. In effetti, la devozione alla Madonna del Carmine è di poco più antica della fondazione dell'insediamento religioso di corso Mazzini, e la festa delle comunità carmelitane reca la data del 16 luglio, quando San Simone Stock ricevette il dono dello scapolare (due piccole immagini in stoffa della Beata Vergine, unite da un filo, che vengono poste sulle spalle del fedele). La chiesa del Carmine, ossia dell'Annunciazione di Maria, è un capolavoro silenzioso e – per così dire – timido dell'arte sacra romagnola, scarsamente conosciuto dai forlivesi distratti. Stordiscono l'ampiezza, la luce che rimbalza e barbaglia tra colori resi opachi dal fumo delle candele, il silenzio in città. Prospettive per ingannare l'occhio si rincorrono e si perde la percezione dello spazio. Tutto ciò fu fatto per riportare l'uomo al Centro, per riorientarlo verso il Centro, ingannandolo, sì, ma per gioco: è un gioco che porta alla Verità. 

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