Il Foro di Livio

Opinioni

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A cura di Umberto Pasqui

Il rombo del “Ridolfi”

Il grande aeroporto di Forlì e quella mattina di ottantacinque anni fa con Mussolini, Starace e il Duca d'Aosta

Le temperature e il calendario confermano che l'estate sta spiegando le ali. E, a proposito, l'aeroporto torna a proporre mete esotiche e suggestive. Alla fine della stagione calda, il “Ridolfi” può vantare di aver compiuto i suoi primi ottantacinque anni. Con buona pace degli altri scali più recenti e vicini che mal digeriscono le giuste aspettative della Romagna con Forlì, si tratta di ciò che (almeno per pochi anni) era il più grande aeroporto militare costruito in Italia. Cosa ne rimane? Più che altro la superficie. Infatti, fu devastato dai bombardamenti bellici. Poi risorse nella sua veste civile. 

Per avere un'idea di cosa fosse in origine, si può – per esempio – leggere quanto scritto nel quotidiano milanese “L'Italia” del 20 settembre 1936 e, a maggior ragione, volare con la fantasia. “L'aerodromo si distende sovra un'area di 120 ettari di cui 10 ricoperti da edifici o impegnati in strade e giardini a fare come un villaggio monumentale costruito ai margini di una vastissima piana erbosa”. E poi: “L'armonia architettonica, ingentilita da una saggia interpretazione della stilistica moderna e da una disciplinata distribuzione degli elementi decorativi, è dominata dalla sagoma agile del Palazzo del Comando, che ospita i comandi del trentesimo Stormo del gruppo nord e delle squadriglie nord, i reparti servizi e l'ufficio amministrativo”. Oltre a magazzini e altre strutture “si erge, a sinistra, la caserma per gli avieri”. In essa: “Il piano terreno ospita i servizi, i refettori e la cucina; i quattro piani che sopra vi si alzano sono suddivisi per camerate e vi possono stare letti per 800 avieri”.

Poco più in là si notavano “serbatoi vastissimi” per i carburanti, tanto da consentire una “completa autonomia di rifornimenti per alcuni mesi” agli “apparecchi dello stormo”. Ai lati del campo di atterraggio c'erano “quattro gigantesche aviorimesse” mentre sul retro si sviluppava la “minuscola città aviatoria” con “stradette, arterie levigate e lucide” nonché “un parco coltivato a buon giardino e file di pini, di cedri, di bossi, di magnolie” alternate in aiuole quadrate e rettangolari “tra le masse policrome degli edifici”. Non solo furono fatte le cose in grande, ma anche bene. Si parla di “cucine rivestite tutte in maioliche”, di “camerate dalle amplissime finestre di fronte ai monti di Romagna” e la pista “che dispone dei metodi di segnalazione più scrupolosamente perfetti”. Insomma, il Ridolfi era considerato “il più perfetto aeroporto per i reparti d'impiego”. Quanto durarono i lavori per la sua costruzione? “Iniziati sul finire del luglio 1935, furono compiuti nell'agosto di quest'anno” (1936)! Vennero impiegati, all'uopo, “da 500 a 800 operai” in un anno. 

La cerimonia d'inaugurazione si celebrò in un'oretta del mattino del 19 settembre 1936 ed ebbe spazio notevole nella stampa dell'epoca, conquistando copertine e prime pagine vuoi per l'ospite illustre che avrebbe tagliato il nastro, vuoi per lo slancio che con il “Ridolfi” s'intendeva dare all'aeronautica militare italiana. Oltre alle autorità civili e militari locali, infatti, intervenne Benito Mussolini, il Duca d'Aosta, il Ministro per la Stampa e la Propaganda, il segretario Achille Starace. Monsignor Bartolomasi, vescovo castrense, benedirà l'aeroporto affidato al comando del colonnello Pomarici. Tra gli invitati pure la madre e il fratello di Luigi Ridolfi. L'entusiasmo della folla risultò consistente, le ovazioni “sono interrotte da un subitaneo rombo di motori”. Che succede? “Ad una ad una, le eliche dei trimotori si mettono in moto”.

Così, nella prosa del tempo: “Secondo gli ordini del Duce un volo si compie sul campo con alto rombo guerriero. La pattuglia prende quota immediata e, raggiunto il limite del campo, volge a sinistra verso i monti: rasenta con ampio arco la Rocca delle Caminate; scivola su Bertinoro; pare si disperda nel grigio dell'aria; ma subito riappare. Punta ancora sul campo; riprende di mano in mano dimensioni sicure; plana sopra la folla che acclama; quindi, con manovra abilissima, ritocca terra”. Terminata l'esibizione degli stormi bombardieri, poco prima delle ore dieci, si spensero i riflettori sul Ridolfi che iniziava così a essere operativo per la guerra a venire.

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